CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LE OTTO PARTECIPANTI ALL’EUROPEO DI FRANCIA

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Mentre il calcio italiano vive con partecipazione gli ultimi turni della Coppa Italia, trofeo che in questa prima metà degli anni Ottanta raggiunge probabilmente l’apice della sua pur sempre scarsa popolarità, esaltandosi per una campagna trasferimenti quanto mai scoppiettante, la Francia ospita la fase finale della settima edizione del Campionato Europeo per Nazioni. Viene riconfermata la stessa formula del 1980, due gironi da quattro squadre, con l’aggiunta di una semifinale incrociata tra le prime due classificate di ciascun raggruppamento.

Assente l’Italia campione del mondo, mestamente eliminata in un disastroso girone di qualificazione che ha visto gli uomini di Bearzot ottenere la miseria di un successo interno contro la cenerentola Cipro e l’Inghilterra, la cui nazionale non rispecchia il dominio continentale delle proprie squadre di club, i favori dei pronostici vanno ai padroni di casa, capitanati dal Pallone d’Oro 1983 Michel Platini. Il tecnico Michel Hidalgo conta su un gruppo esaltato dal bel quarto posto conquistato al recente mondiale spagnolo, rinnovato solamente nel reparto portieri e in quello avanzato con l’inserimento dell’ala destra Daniel Bravo e della punta Bruno Bellone. I padroni di casa devono guardarsi dai vice campioni uscenti del Belgio, alle prese tuttavia con gravi problemi di reperimento di giocatori, a causa della squalifica di sei atleti solitamente in rosa per illecito sportivo. Qualche mese prima, infatti, è venuto a galla il tentativo, riuscito, di corruzione organizzato dallo Standard Liegi per conquistare il titolo nazionale del 1982. Gui Tyss deve rinunciare ad uomini importanti come il portiere Preu d’Homme, il capitano Eric Gerets e il forte centrocampista Van der Smissen. Il “santone” del calcio belga punta gran parte delle sue carte sul giovanissimo Vincenzo Scifo, regista dell’Anderlecht, paragonato da alcuni addirittura a Gianni Rivera.

Altra contendente pericolosa è la Jugoslavia, la quale, reduce dal fallimento spagnolo, punta sulla voglia di rivalsa di giocatori talentuosi come Zlatko Vujovic e Safet Susic.

Desta curiosità, invece, la Danimarca, novità assoluta ad una fase finale di un grande torneo calcistico, Olimpiadi escluse. Gli scandinavi basano la loro forza su giocatori di grande esperienza maturata nei principali campionati europei, a partire dal Pallone d’Oro 1977 Alan Simonsen, il quale, finalmente, ha la possibilità di mostrare al mondo il proprio talento anche con la maglia della sua nazionale.

Dall’altra parte, la Germania Ovest detentrice del titolo e vice campione del mondo in carica, deve guardarsi innanzitutto dalle polemiche che minano l’armonia del gruppo. Per incompatibilità varie il tecnico Jup Derwal ha escluso Bernd Schuster, uno dei migliori centrocampisti del mondo. Sul campo la compagine tedesca deve guardarsi dall’assalto iberico portato da Spagna e Portogallo. Le due nazionali affrontano la competizione con stati d’animo opposti: le “furie rosse” allenate da Miguel Munoz devono far dimenticare la brutta figura casalinga di due anni prima, mentre i lusitani, assenti da una grande manifestazione dal favoloso mondiale 1966, vogliono proporsi come grande sorpresa della rassegna francese. Completa il girone la Romania di Mircea Lucescu giustiziera dell’Italia, pronta a sgambettare le grandi. La nazionale balcanica viene vista con notevole simpatia dall’opinione pubblica mondiale, anche in virtù di ragioni extra calcistiche. Il governo romeno, infatti, ha deciso di non aderire al boicottaggio dei giochi olimpici di Los Angeles operato da tutte le altre nazioni appartenenti al blocco sovietico.

La sera di martedì 12 giugno al Parco dei Principi tutto è pronto per l’inizio della principale manifestazione calcistica continentale.
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