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FRANCIA E SPAGNA IN FINALE COL BRIVIDO!

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Il sabato sera i padroni di casa, a questo punto grandi favoriti per succedere alla Germania Occidentale sul trono d’Europa, sono chiamati ad affrontare la sorpresa Portogallo, in una partita che si presenta di altissimi contenuti tecnici, data la qualità elevatissima dei due reparti mediani a confronto.
Marsiglia (Stade Velodrome) – sabato 23 giugno 1984 – ore 20,30

FRANCIA – PORTOGALLO 3-2 d.t.s. (CE.: SEMIFINALE)

RETI: 25’ Domergue, 74’ e 98’ Jordao (PO), 115’ Domergue, 119’ Platini

FRANCIA: Bats, Battiston, Bossis; Le Roux, Domergue, Fernandez; Tigana, Giresse, Platini (cap.), Lacombe (66′ Ferreri), Six (101’ Bellone). C.T.: M. Hidalgo.

PORTOGALLO: Bento, Joao Pinto, Lima Pereira; Gomes E., Magalhaes, Frasco; Jaime Pacheco, De Sousa (62′ Nené), Chalana, Jordao, Diamantino (46′ Gomes F.). C.T.: F. Cabrita]
ARBITRO: Bergamo (Italia)

SPETTATORI: 54.748.
Nel pre-gara, l’attesa era tutta rivolta a Michel Platini e alla sua Francia, considerata nettamente superiore ai lusitani, belli a vedersi, ma evanescenti in attacco. A metà del primo tempo il difensore Domergue porta in vantaggio i padroni di casa, illudendo i 55 mila del Velodrome di poter assistere ad un’altra goleada. Il Portogallo, dal canto suo, ha il merito di non perdersi d’animo e continua a tessere la sua ragnatela nella quale cade l’intera zona mediana francese. Di calcio-champagne non c’è nemmeno l’ombra e ad un quarto d’ora dal termine Rui Jordao, veterano centr’avanti in forza allo Sporting Lisbona, per molti anni uomo immagine del calcio portoghese, trova il gol dell’1 a 1. La Francia non riesce a districarsi dalla matassa ordita con cura dai vari Chalana e Jaime Pacheco. Si va ai supplementari e dopo otto minuti Rui Jordao fa sognare un’intera nazione realizzando la rete del vantaggio lusitano. Platini e compagni sbandano paurosamente. Gli iberici hanno l’occasione di chiudere la questione, ma qui emerge l’atavico difetto del calcio portoghese, incapace di produrre un degno erede di quell’Eusebio terrore delle difese avversarie nei favolosi anni sessanta. La scarpa d’oro Fernando Gomes, conteso furiosamente in Italia tra Verona e Milan, si è presentato in condizioni di forma pessime e non sa incidere.

I padroni di casa hanno la capacità di superare la tempesta e, complice il desiderio portoghese di difendere il vantaggio acquisito, si gettano in attacco. Le stelle Platini, Tigana e Giresse questa sera non brillano, il reparto avanzato dei padroni di casa sembra la fotocopia di quello avversario, non disponendo nemmeno Hidalgo di punte di livello assoluto, ma il tecnico ha costruito un complesso nel quale chiunque può diventare protagonista assoluto. Tocca al difensore Domergue completare una serata da sogno segnando la rete del 2 a 2 a cinque minuti dal termine. A questo punto il Velodròme diventa un autentico girone infernale che stordisce gli avversari. La Francia, come detto, non dispone di grandi attaccanti, ma schiera un fuoriclasse autentico, uno di quelli che, in qualsiasi momento, è capace di trovare la giocata che cambia la storia. L’orologio sta iniziando il penultimo giro di lancette quando Platini mette alle spalle del portiere Bento la palla del 3 a 2, viatico per la finalissima di Parigi.

Termina così una delle partite più belle dell’intero decennio.

Archiviata la prima semifinale, c’è ora attesa per vedere all’opera la Danimarca, autentica sorpresa del calcio continentale. In Italia la partita viene seguita con una certa curiosità dagli addetti ai lavori, soprattutto dopo l’ufficializzazione dell’ingaggio dell’ariete Preben Elkjaer da parte del Verona.
Lione (Stade Gerland) – domenica 24 giugno 1984 – ore 20,30

DANIMARCA – SPAGNA 5-6 d.c.r. (CE.: SEMIFINALI)

RETI: 7’ Lerby, 67’ Maceda (SP)

DANIMARCA: Qvist, Sivebaek, Busk; Olsen I (cap.) (113′ Brylle), Nielsen, Lerby; Bertelsen, Arnesen (68′ Olsen II), Laudrup I, Elkjaer, Berggreen.C.T.: J. Piontek]
SPAGNA: Arconada, Victor, Camacho; Maceda, Salva (101′ Urquiaga), Senor; Julio Alberto (59′ Sarabia), Gallego, Gordillo, Santillana, Carrasco. C.T.: M. Munoz.

ARBITRO: Courtney (Inghilterra).

SPETTATORI: 47.498.
Quando Soren Lerby mette alle spalle di Arconada la rete dell’1 a 0 in favore della Danimarca, tutti sono pressoché convinti che il Campionato europeo 1984 terminerà così com’è iniziato: ossia con lo scontro tra Francia e Danimarca. Gli spagnoli si gettano all’attacco, prestando il fianco ai fulminei contropiede scandinavi, ma qualcosa non funziona a dovere nei meccanismi della manovra avanzata della compagine danese. Elkjaer e Laudrup non riescono a concretizzare la superiorità tecnica messa in mostra e gli iberici vanno al riposo sotto di un gol.

L’intervallo porta consiglio agli uomini di Miguel Munoz, mentre sembra scaricare quelli di Piontek. L’incontro diventa decisamente più equilibrato con le “furie rosse” abili a tener lontani i pericoli dalla porta di Arconada. A metà della ripresa Maceda, l’eroe del girone di qualificazione, trova un’altra inzuccata vincente, utile a rimettere la gara sui binari della parità. A questo punto il pragmatismo iberico ha la meglio sulla freschezza danese. Si arriva così ai supplementari con gli uomini di Piontek sfiniti. Saltano anche i nervi e per tutti ne fa le spese Klaus Berggreen il cui europeo finisce al minuto 107 grazie ad un cartellino rosso sventolatogli in faccia dall’inglese Cortney.

La Spagna, dal canto suo, non fa molto per chiudere l’incontro e la lotteria dei calci di rigore diventa la soluzione logica della contesa. Lo stato di parità persiste fino all’ultimo calcio di rigore quando sul dischetto, per la Danimarca, si presenta la neo stella Preben Elkjaer. Il tiro del centravanti vola sopra la traversa, mentre gli spagnoli chiudono con un grande percorso netto la contesa. In finale si troveranno Francia e Spagna, rappresentanti del calcio latino, bistrattato a livello di club, ma vincente nelle grandi manifestazioni a livello di nazionale.

Per la Danimarca il sogno termina momentaneamente, ma in Scandinavia non si fanno drammi. Piontek ha la consapevolezza di avere allestito un gruppo capace di raggiungere qualsiasi obbiettivo con un po’ d’esperienza e di malizia in più.
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