CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

JUVENTUS – ARGENTINOS JUNIOR 6-4: LA COPPA INTERCONTINENTALE TORNA IN ITALIA

A questo punto la Juventus parte per Tokyo, dove contenderà ai Campioni del Sud America dell’Argentinos Junior, noto al calcio europeo per essere stata la società nella quale è esploso Diego Armando Maradona, la Coppa Intercontinentale. Da anni il trofeo viene assegnato in gara unica da disputarsi in campo neutro, onde evitare alle squadre europee gli autentici massacri ai quali erano sottoposte nelle partite disputate in Sud America. Sedici anni dopo il trionfo del Milan una società italiana ha la possibilità di conquistare il massimo trofeo per club.

Il 3 dicembre, intanto, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nel contempo presidente del CSM, dichiara inammissibile la mozione di membri del Consiglio contro il presidente del Consiglio Bettino Craxi che ha attaccato i giudici del processoTobagi. Scoppia la bufera attorno al massimo organismo di giustizia nazionale con venti membri che rassegnano le loro dimissioni.

Nella notte italiana tra sabato 7 e domenica 8 dicembre si disputa l’attesa sfida italo-argentina. Gli italiani la seguiranno in differita in quanto i diritti appartengono da anni alle reti Fininvest, private per legge della possibilità di trasmettere secondo queste modalità. Forti motivazionispingono la squadra italiana a ben figurare, per vincere l’unico trofeo ufficiale che ancora manca alla sua ricca bacheca.

I bianconeri scendono in campo al completo sul terreno dell’Olimpico di Tokyo, “arato” dal football americano e poi bagnato da una pioggia insistente, su cui

secondo l’efficace immagine di Trapattoni.

Al via, gli argentini partono di gran carriera, grazie a un collettivo di eccezionale valore: due ali autentiche, Ereros e Castro, un centravanti-ovunque con colpi di gran fantasia, Claudio Borghi, e registi arretrati col radar nei piedi, il lungo Batista e Videla.

Trapattoni, come detto, risponde con la sua Juve migliore: Tacconi in porta, Favero e Brio mastini d’area, Cabrini terzino d’attacco a sinistra, Scirea libero, centrocampo affidato alla forza di Bonini e Manfredonia e alla regia sontuosa di re Platini; in attacco, supportata dai ricami degli esterni Mauro e Laudrup, opera la torre centrale Serena.

Tokio (Stadio Olimpico) – domenica 8 dicembre 1985

JUVENTUS – ARGENTINOS JUNIOR 6-4 d.c.r.

RETI: 55′ Ereros, 63 Platini (JU) rig., 75′ Castro, 82′ Laudrup (JU).

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini (c), Bonini, Brio, Scirea (64′ Pioli), Mauro (78′ Briaschi), Manfredonia, Serena, Platini, Laudrup

ARGENTINOS JUNIORS: Vidallé, Pavoni, Domenech, Villalba, Batista, Olguín, Castro, Videla, Borghi, Commisso (82′ Corsi), Ereros (117′ López)

ARBITRO: Roth (Germania Ovest)
Di fronte alla baldanza avversaria, la Juve si rintana, sperimentando l’efficacia del contropiede con rade ma pericolose sortite. Sebbene il gioco risulti piacevole, esso non produce occasioni clamorose.

Tutt’altra musica nella ripresa: scaldati i ferri, le due potenze si affrontano in un duello apertissimo. La Juve affonda per prima: Scirea sguinzaglia Serena, tocco smarcante di testa per Laudrup che spara in gol, ma l’arbitro Roth annulla per fuorigioco. La scintilla scatena un’eruzione. Commisso sguinzaglia a sua volta Ereros in contropiede, l’ala in area beffa Tacconi in uscita con un diabolico pallonetto.
Pochi minuti e Castro conclude di nuovo in porta un’azione verticale Borghi-Ereros, ma l’arbitro Roth dice nuovamente no.
La Juve sembra sotto shock, ma si riprende prontamente quando Platini pennella per Serena, stop a seguire del centravanti, che viene atterrato da Olguin. È calcio di rigore, re Michel trasforma mandando il pallone a destra e il portiere a sinistra. Ora la Juve manovra sul velluto, rispondendo colpo su colpo
ai raffinati fraseggi dell’attacco argentino. Platini incanta: assolo in area, cambio di piede in palleggio aereo e palla nel sacco di Vidallé. Con un vero e proprio delitto di leso calcio, lo sciagurato
arbitro Roth annulla nuovamente,probabilmente applicando la regola del basket dei passi. Geloso del francese, sale in scena Borghi, fantasista baciato dalla grazia: inventa un corridoio per
il velocissimo Castro che si infila in area, debella Cabrini e fa secco Tacconi.

Manca un quarto d’ora alla fine e il destino della Coppa sembra segnato in favore dei “rossi”. Impressione sbagliata: Platini innesca Laudrup, il danese
parte in dribbling, aggira il portiere, resta in equilibrio nonostante il tentativo di fallo di Vidallé, approda sul fondo e qui, di pura magia, infila
in un pertugio di pochi centimetri. Un gol straordinario, che in pratica chiude la partita, non solo nel senso dei novanta minuti regolamentari.

La girandola di emozioni ha lasciato esausti i giocatori sul fango e i supplementari hanno poco da raccontare. La kermesse dagli undici metri potrebbe favorire
gli argentini, vincitori ai penalty della Coppa Libertadores contro l’America Cali.
Brio apre la lotteria silurando di destro Vidallé. Pareggia Olguin con identico tiro. Cabrini fa centro di sinistro. Su Batista Tacconi para sulla propria
sinistra. Esultano i bianconeri. Serena di sinistro impallina il portiere argentino. Poi Lopez di destro compie il proprio dovere, ma Laudrup angola di
destro un tiro non potente e Vidallé ci arriva con un guizzo. Serve ancora Tacconi, che si tuffa sulla destra a neutralizzare il tiro di Pavoni. La tensione è alle stelle, quando re Michel e Vidallé sono di fronte per il tiro decisivo: l’asso francese dissimula la propria emozione, fa qualche passo e invia
un impeccabile destro alla sinistra del portiere, mandando quest’ultimo dall’altra parte.
E’ il trionfo, dopo uno splendido match.
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