CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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DALLA PRIMA GRANDE OPERAZIONE ANTI-MAFIA TARGATA FALCONE-BORSELLINO ALLA TRAGEDIA DI MARCO FONGHESSI

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Archiviata la modesta prova della nazionale e i vuoti sugli spalti di San Siro, la cronaca nera si prende la scena: alle ore 03.00 del mattino di venerdì 28 settembre muore – a causa delle ferite d’arma da fuoco ricevute la sera precedente – il falsario abruzzese, nonché esponente della
Banda della Magliana, Antonio Chichiarelli. Qualche mese dopo si scoprirà essere stato l’autore del falso comunicato N°. 7 in cui le Brigate Rosse
annunciavano la morte di Aldo Moro e la sepoltura del cadavere nei fondali del Lago della Duchessa. Inoltre l’uomo è stato l’autore della rapina alla sede romana della Brink’s Securmark portata a termine giusto sei mesi prima della morte.

Il giorno dopo a Palermo, grazie alle rivelazioni di Tommaso Buscetta, primo bos di mafia pentito, vengono emessi 366 mandati di cattura contro altrettanti esponenti appartenenti alle cosche sicule. Alcuni di questi non vengono eseguiti, ma l’Italia intera ora conosce l’organigramma di quest’antica associazione malavitosa, alla quale lo Stato riesce finalmente ad infliggere un durissimo colpo. Artefici principali di tutta l’operazione sono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il clamore suscitato nel vedere così tante persone finire in manette si riverbera anche negli stadi italiani, diventando un argomento del pre-partita.
3a GIORNATA: domenica 30 settembre 1984

Atalanta – Roma 0-0

Avellino – Juventus 0-0

Como – Fiorentina 0-0

Lazio – Inter 1-1

27′ Giordano (LA), 33′ Altobelli

Milan – Cremonese 2-1

39′ Nicoletti (CR), 51′ e 58′ Hateley

Sampdoria – Ascoli 2-0

21′ Scanziani, 90′ aut. Bogoni

Torino – Napoli 3-0

1′ Serena, 57′ Francini, 79′ Serena

Verona – Udinese 1-0

59′ Galderisi rig.

CLASSIFICA:

Verona 6; Sampdoria 5; Fiorentina, Inter, Juventus, Milan e Torino 4; Como, Roma e Udinese 3; Atalanta, Avellino e Cremonese 2; Lazio e Napoli 1; Ascoli 0.
Un discusso rigore trasformato da “Beppe” Galderisi permette al Verona di rimanere a punteggio pieno, trovando solamente la Sampdoria in scia. Le grandi balbettano; Inter e Juventus sono staccate di due punti, mentre la Roma, ancora a secco di successi, è già staccata di tre lunghezze.

A Torino il Napoli subisce la seconda sconfitta esterna consecutiva denotando gravissimi problemi difensivi.

I responsi del campo, però, passano in secondo piano davanti a quanto accade fuori dallo stadio di San Siro dopo la partita Milan-Cremonese. Tra le due tifoserie non corre buon sangue e tutto il malessere sfocia in un’autentica guerriglia urbana che le forze dell’ordine non riescono a contenere. La follia prende il sopravvento: è un tutti contro tutti a suon di botte, spranghe e coltelli. Alla fine Marco Fonghessi, 21 anni tifoso milanista, rimane a terra senza vita. Ad ucciderlo è il diciottenne Stefano Centrone, suo compagno di fede calcistica. L’episodio è già terribile di per sè, ma il fatto che la violenza raggiunga livelli tali da non permettere alle persone di non riuscire a distinguere nemmeno gli “amici” dai “nemici,” dovrebbe indurre tutti a riflettere che ci troviamo davanti ad un fenomeno che, probabilmente, ha ben poco a che fare col calcio in sè. Senpre di più la partita diventa un pretesto per dar sfogo a frustrazioni e a manie di protagonismo. Da anni, ormai, dentro e fuori gli stadi si assiste ad episodi di pura criminalità, spesso sfociati in tragedia, ma si continua a considerarli come fatti accidentali. Nessuno riesce a comprendere la mancanza di una vera cultura sportiva in Italia, fondata sul rispetto dell’avversario inteso come elemento necessario per la competizione. Invece il cosiddetto “tifo contro” viene addirittura sdoganato da certi film comici e da certa letteratura come un qualcosa di naturale. Non bastasse, non ci si rende conto che la contrapposizione politica sta lentamente passando dalle piazze agli stadi, sempre di più zona franca in cui lasciar liberi gli istinti più animaleschi: ciò che nella vita normale è reato, come l’insulto gratuito ad esempio, davanti a 25 signori in mutande diventa lecito. D’ora in poi ci troveremo spesso a riproporre questi discorsi!!!
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