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TRA OCCUPAZIONI E MANIFESTAZIONI DI PIAZZA: LA TRAGEDIA DEI FRATELLI GIACOMI

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La tragedia dei fratelli Giacomi

Analogamente alla serie A, pure in serie B il campionato è estremamente combattuto in testa e in coda. Tra le formazioni che puntano alla promozione c’è il Pescara allenato da Giancarlo Cadè, l’uomo delle grandi beffe alle milanesi. Il tecnico ex Mantova e Verona ha voluto in Abruzzo l’ex portiere giallo-blu Mario Giacomi, giocatore di sicuro rendimento nell’eventualità di un infortunio al suo titolare.
Terminata la partita dei bianc’azzurri, il giocatore è chiamato d’urgenza a Verona: il fratello minore Antonio, malato da tempo, si è aggravato. La corsa in macchina risulta inutile: Mario giunge nella natia Verona, quartiere Chievo, che il ragazzo è già morto.





Naturalmente Mario, assieme all’altro fratello Gianni, di un anno più vecchio,rimane accanto ai genitori, aiutandoli ad espletare le pratiche riguardanti il funerale del ragazzo. La mattina delle esequie, i signori Giacomi trovano una terribile sorpresa ad attenderli: Mario e Gianni giacciono nei rispettivi letti esanimi: una stufa a gas presente nella stanza ha stroncato loro la vita.
La notizia lascia attonita l’intera Verona, sia per l’enormità di quanto accaduto, tre ragazzi scomparsi in poco più di ventiquattr’ore, sia perché Mario ha difeso per alcune partite la porta dei giallo-blu, rivelandosi decisivo nella stagione 1974-75, conclusa col ritorno degli scaligeri nella massima divisione.
Pure il mondo del calcio, ancora sconvolto da quanto accaduto qualche settimana prima a Luciano Re Cecconi, non rimane indifferente alla tragedia di Verona.

Torna d’attualità lo Scandalo Lokheed

Il giorno successivo ai drammatiti fatti scaligeri, torna prepotentemente d’attualità lo Scandalo Lokheed, nel quale sono coinvolti alcuni uomini politici. Per loro il 10 marzo è il giorno della resa dei conti in quanto il Parlamento, in seduta comune, è chiamato ad esprimersi circa l’opportunità di concedere ai giudici la facoltà di rinviarli a giudizio, togliendo loro l’immunità parlamentare. Il provvedimento riguarda gli ex ministri Luigi Gui, Mario Tanassi, non che l’ex Presidente del Consiglio Mariano Rumor, tutti accusati di corruzione aggravata.

Disordini ed occupazioni all’Università di Bologna

Intanto le università continuano ad essere occupate, originando manifestazioni di piazza violente. Questa volta tocca a Bologna aprire le danze della nuova ondata di scontri. La tensione fra gli (“sporchi rossi”) militanti di Autonomia e gli (“sporchi fascisti”) militanti di Comunione e Liberazione è altissima. La città felsinea è teatro di provocazioni da entrambe le parti, con slogan e scritte in seguito alle quali i nervi saltano. Gli scontri tra i due schieramenti, gli asserragliamenti, l’occupazione dell’Università, col rettore che sollecita l’intervento della polizia appoggiato dai ciellini, sono la logica conseguenza di tutto questo. Ormai è guerra vera. Il centro della città è sconvolto dalla guerriglia: viene distrutta la libreria di CL e assaltato il commissariato. Sparatorie, lacrimogeni, raffiche di mitra, si susseguono fino a quando, fulminato da una pallottola, cade ferito a morte Franco Lorusso, esponente di Lotta Continua fin dal 1972, personaggio molto conosciuto a Bologna. Per tutta la notte la città vive attimi di tensione altissima, soprattutto dopo l’infelice uscita televisiva di Andreotti. Commentando con la sua solita calma il drammatico accaduto, il Capo del Governo se ne esce dicendo:

Lotta Continua torna a manifestare in piazza

Quanto accaduto a Bologna, scatena la logica reazione dei militanti di LC, i quali, da tutto il centro Italia, si concentrano a Roma per una grande manifestazione. Al mattino sono già centinaia di migliaia le persone presenti nella Capitale. La situazione diventa incandescente quando il Ministro degli Interni Francesco Cossiga, appellandosi all’ordine pubblico, non autorizza la manifestazione stessa e impedisce il corteo programmato da Piazza Esedra a Piazza del Popolo. Nel frattempo “quelli di destra” si sono organizzati per dare “il benvenuto”. In realtà la decisione di Cossiga non ha fatto altro che lasciare tutti allo sbando nelle vie della capitale, liberi di scatenare un’autentica guerriglia urbana. Niente manifestazione? E allora niente servizio d’ordine interno. Come “cani sciolti” gruppi di militanti se ne vanno indisturbati a distruggere negozi, ad assaltare sedi di commissariati, con zuffe, cariche, risse e scontri fino a sera. Quasi incredibilmente questo sabato di marzo si chiude
senza gravi incidenti.
Quasi nelle stesse ore a Torino le Brigate Comuniste Combattenti Prima Linea uccidono per mano di Enrico Galmozzi il Brigadiere di pubblica sicurezza Giuseppe Ciotta.

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