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ECCIDI E VENDETTE NELL’ULTIMA FASE DEL CONFLITTO

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Finalmente arriva la primavera del 1945 allorché le truppe alleate decidono di sferrare l’attacco definitivo per liberare l’Italia. Si muovono anche le
squadre partigiane le quali iniziano una vera e propria caccia ai fascisti e a coloro che in qualche modo hanno collaborato con il regime repubblichino. Esso, servendosi della copertura di legittimità data dalle convenzioni di guerra che contemplano la  rappresaglia  come mezzo di giustizia,  ha avuto il torto di macchiarsi di eccidi gratuiti e vergognosi contro la popolazione civile. Il culmine di questa brutalità è stato raggiunto a Marzabotto quando
circa duemila persone, tra cui donne vecchi e bambini, alcuni dei quali ancora in fasce, sono stati trucidati in quanto l’intero paese è stato accusato di dare asilo alle forze partigiane. La conseguenza logica e che fatti come questo hanno accresciuto l’odio nei confronti del regime e  una volta avuta la superiorità e la legittimazione da parte di Roma,  sotto l’ala protettiva del C.L.N.A.I. si sono consumate le vendette. Inizia  così la caccia esclusivamente al fascista, ai delatori, ai collaborazionisti.

Al Cmrp (Comando Militare Regione Piemonte) le forze di liberazione partigiane si fanno decisamente prendere la mano ordinando di passare per le armi non
meno di 350.000 soldati che hanno indossato la divisa della RSI. Ma proprio tutti. Perfino quelli della polizia ferroviaria, della portuale e della stradale.

La società italiana è completamente allo sbando e c’è chi approfitta di una simile situazione per far scorrere sangue anche per altri abietti motivi, come
vendette e perfino rancori personali. Sono state fatte spedizioni per odio, per interesse, per vendetta o per il semplice gusto di farlo. Eliminare indisturbati l’antico vicino insolente e qualcuno perfino il parente scomodo (adulterio, eredità, rancori); quel giudice che ha fatto perdere tempo addietro una causa o quel funzionario che ha negato qualcosa mentre era in servizio; il professore dell’ateneo arrogante o il noto commerciante arricchitosi con
la  borsa nera, diventa una pratica molto comune.

Le cronache del Biellese, del Torinese, dell’Astigiano, della Valsesia  o del Ferrarese, registreranno episodi inquietanti, dove spesso sono vittime anche
persone innocenti, o con peccati veniali (avere rifiutato a suo tempo di consegnare alcuni sacchi di farina è costato a un mugnaio lo sterminio della  famiglia, 10 persone). In molti casi, insomma, si assiste  ad una vendetta incontrollata di bande che hanno infangato le molte gesta di vero eroismo di cui sono stati protagonisti i regolari reparti della resistenza autori di vere e proprie azioni militari come il sabotaggio di ponti, ferrovie e caserme.
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