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LA LIBERAZIONE EL’ASSASSINIO DI LEANDRO ARPINATI

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Il 19 di aprile scatta l’insurrezione partigiana a Bologna. Seguono anche qui giorni di massacri e vendette. In questo quadro si inserisce anche l’omicidio
di Leandro Arpinati. Muore così l’artefice del periodo d’oro del calcio italiano, reo di non essersi mai distaccato chiaramente dal fascismo, nonostante
egli, dopo un gran momento di fulgore politico,  abbia subito il confino. Da anni viveva ritirato nella sua tenuta di Malacappa nella quale ha dato asilo
anche ad alcuni soldati inglesi.  Ma ciò, evidentemente,  non gli  è bastato per procurarsi un salvacondotto per la vita. La morte di Arpinati sembra chiudere simbolicamente un’epoca che, per molti aspetti, risulterà irripetibile nella storia del calcio italiano. Quello che accade i giorni successivi  fa parte della storia: la liberazione del territorio, l’esecuzione piena di ombre di Mussolini e la morte di Hitler, le vendette che continueranno per altri due
mesi, fino a quando, all’inizio di luglio  non verrà ordinato ai partigiani di deporre le armi.
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