CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

VIRGILIO MAROSO

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Marostica, località nel vicentino celebre per la sua piazza con la scacchiera, il 26 giugno del 1925, da i natali a questo autentico fuoriclasse.

Dal Veneto si trasferisce giovanissimo con la famliglia, spinta da ragioni di lavoro (miseria) ed entra immediatamente nelle giovanili granata prima di passare

all’Alessandria nel campionato di guerra 1944, dove viene plasmato da Adolfo Baloncieri. Alla ripresa dell’attività nell’ottobre del 1945, il giovane Virgilio è pronto

per prendere possesso della fascia sinistra di quella che sta diventando la squadra di club più forte della storia del calcio italiano. Maroso mette d’accordo critica,

colleghi e compagni di squadra e di nazionale: è il terzino più forte del mondo. Alcuni affermano che riassuma l’intelligenza di Rosetta, la prestanza di Caligaris e

la classe di Renzo De Vecchi, il “figlio di Dio”. La leggenda narra che, nella sua gara d’esordio con la maglia della nazionale, persa 5 a 1 in Austria, i militari

sovietici di stanza a Vienna, andassero da una curva all’altra solo per seguirne le gesta atletiche, perché Maroso è semplicemente lo spettacolo legato alla difesa.

Solo una gravissima pubalgia ne frena la carriera costringendolo a saltare oltre venti partite nella stagione 1947-48, compresa la sfida della nazionale azzurra persa

per 4 a 0 contro l’Inghilterra di quello Stanley Mattews che osa pettinarsi prima di partire sulla fascia destra. Di fronte, però, ha trovato Eliani della Fiorentina e

non Maroso.

Quando non gioca, Maroso, analogamente al compagno di reparto Rigamonti, ama trascorrere il suo tempo libero a bordo della sua motocicletta o in compagnia dei suoi

cani.

Non particolarmente superstizioso, prima di ogni partita suole però vestirsi sempre allo stesso modo, con una giacca Principe di Galles e pantaloni di vigogna scuri.

Sempre prima della gara, usa recarsi al campo passando per Piazza San Carlo, dove pesta il toro davanti al Caffè Torino.

Virgilio Maroso viene ancora oggi ricordato come uno dei migliori terzini sinistri del nostro calcio. Biondo, smilzo ma robusto, elegante, è un lusso come terzino, per

l’epoca. Molto tecnico e rapido non spreca mai un pallone, cercando sempre l’appoggio ai quattro del centrocampo. La sua arma principale è l’anticipo, mentre nei

recuperi, grazie allo spunto in velocità, ama saltare  l’avversario alzandogli  la palla oltre la testa, per ripartire in affondo. In poche parole, un difensore

d’attacco.

Muore quando non ha ancora 24 anni. Sarà il fratello minore Pietro, uno degli artefici della prima storica promozione del Varese in serie A, a tener vivo il ricordo

del grande campione scomparso.

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GIUSEPPE GREZAR

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