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L’ASSASSINIO DEL MAHATMA GHANDI

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A metà settimana l’attenzione dell’opinione pubblica si sofferma sulle tragiche notizie provenienti dall’India. Alle 17, ora locale, un fanatico Indù uccide con tre colpi di pistola il Mahatma Gandhi. L’uomo che ha guidato l’India all’indipendenza con la “non violenza” e con la “disobbedienza civile” viene eliminato proprio con le armi da lui odiate. Alla base del gesto c’è la questione delle cinquecentomila rupie che l’India avrebbe dovuto versare al Pakistan mussulmano. Il congresso indiano non avrebbe voluto otemperare all’accordo stipulato due anni prima, in quanto teme che il denaro serva alla nazione confinante per organizzare un attacco proprio nei confronti dell’India. I pakistani affermano che avrebbero attaccato militarmente la nazione di Gandhi. Per non assistere alla distruzione civile di una guerra, il Mahatma intraprende un digiuno totale che avrebbe interrotto solo una volta ottenuta la parola che sarebbero stati otemperati gli accordi. Il 18 gennaio Gandhi vince la sua battaglia e, bevendo un succo d’arancia, rinuncia alla morte.

La decisione, però, scatena le volontà assassine dei gruppi fondamentalisti indù.

I gravi fatti accaduti in india mettono in secondo piano l’apertura della quinta edizione dei Giochi Olimpici Invernali organizzati nella città svizzera di Sanct Moriz. Alla manifestazione partecipano 28 nazioni. E’ un altro segno che l’incubo della catastrofe umana appena vissuta si sta allontanando.
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