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RIGURGITI MONARCHICI NELLA CITTÀ DI NAPOLI

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Ancora più inquietante, però, diventa la situazione nel Paese: il braccio di ferro a cui il deposto Re Umberto sta costringendo la nazione, accende gli animi. Il 10 vi sono manifestazioni al nord contro la monarchia, mentre, nello stesso momento, Napoli è teatro di scontri tra la maggioranza monarchica e la polizia. A partire dal 7 giugno la Federazione Napoletana del PCI espone il tricolore senza lo stemma sabaudo sullo sfondo. Un gruppo di monarchici della città tenta di strappare il vessillo, provocando l’intervento delle forze dell’ordine. Scoppiano incidenti violentissimi causa di ben nove morti tra i sostenitori del Re, tra cui un ragazzo di 14 anni.

Comunque la Corte di Cassazione respinge tutti i ricorsi e, il 13 giugno, non senza polemiche, Umberrto II prende la via dell’esilio portoghese sullo stesso incrociatore che più di un mese prima ha condotto in Egitto il padre Vittorio Emanuele.

Termina in questo modo l’esperienza monarchica italiana, ma la spaccatura tra il nord repubblicano che ha conosciuto la guerra civile, la R.S.I. e la resistenza e il sud che queste esperienze non le ha vissute, rimarrà un’altra ferita da sanare.
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