CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

16 MARZO 1978: INIZIA IL DRAMMA

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Il 16 marzo 1978 è un uggioso giovedì di fine inverno. Due sono i principali argomenti di conversazione sui mezzi pubblici, nei vestiboli che accolgono le persone in procinto di recarsi al lavoro e nei numerosi caffè che servono l’usuale colazione all’italiana: la vittoria della Juventus ai calci di rigore contro la mitica Ajax e l’imminente varo del nuovo esecutivo presieduto da Giulio Andreotti, il primo della storia della Repubblica, in procinto di ottenere la fiducia anche dal Partito Comunista. Il Presidente del Consiglio uscente sta mettendo appunto gli ultimi dettagli del discorso programmatico da leggere in mattinata alla Camera, che dovrebbe garantirgli la fiducia.
Il 16 marzo 1978 è una giornata particolare anche per un collega di Andreotti: l’amico e nemico Aldo Moro, il quale vedrà i frutti del suo lavoro. Da molti mesi, infatti, lo statista pugliese, Presidente della Democrazia Cristiana, sta lavorando a questo accordo col maggior partito d’opposizione allo scopo di garantire alla nazione una maggioranza numericamente forte e in grado di mettere a punto lle riforme necessarie per uscire da un’instabilità che dura ormai da troppi anni.




16 marzo 1978: IL MOMENTO DELL’AGGUATO

Alle 8:45 del 16 marzo 1978, tra l’indifferenza generale, si verificano alcuni strani movimenti all’estremità di via Mario Fani, una stretta strada in discesa nel quartiere Trionfale di Roma, all’incrocio con via Stresa. Un individuo vestito da aviere si apposta nella parte alta della strada, sul lato destro, alla guida di una Fiat 128 con targa del Corpo diplomatico. Davanti a questa vettura, se ne posiziona un’altra uguale con a bordo altre due persone. Entrambe le auto sono rivolte in direzione dell’incrocio. Sul lato opposto viene parcheggiata una terza Fiat 128 guidata da una donna, rivolta verso via Stresa, nella direzione di provenienza dell’auto di Moro. A qualche metro dall’incrocio con via Fani, lungo via Stresa, si posiziona una quarta auto: una Fiat 132 blu. Altri quattro individui, invece, prendono posizione dietro la siepe del bar Olivetti, chiuso per lavori, all’incrocio tra le due strade.
Quel mattino Aldo Moro esce dalla sua casa, in viale del Forte Trionfale, poco prima delle nove, salendo sulla Fiat 130 blu guidata dall’appuntato Domenico Ricci. Seduto accanto a lui, c’è il maresciallo Oreste Leonardi, il capo scorta, considerato la guardia del corpo più fidata. Dietro all’auto dello statista pugliese viaggia un’Alfetta bianca, con a bordo gli altri componenti la scorta: il vice brigadiere Francesco Zizzi e gli agenti di polizia Giulio Rivera e Raffaele Iozzino.
Non appena la 130 entra in via Fani, si alza un mazzo di fiori. Immediatamente la 128 con targa del Corpo Diplomatico si mise davanti all’auto di Moro, arrestandosi di colpo in mezzo alla strada all’incrocio, costringendo alla fermata la 130, seguita a ruota dall’Alfetta della scorta. L’altra 128, con a bordo due uomini, si pone immediatamente dietro, di traverso, al “convoglio”. Nel volgere di qualche secondo, i quattro individui sbucano dalla siepe: sono armati con pistole e mitragliatrici. Travestiti da assistenti di volo, questi si portano molto vicini alle due auto ferme allo stop. Due iniziano a sparare contro la Fiat 130 con Moro a bordo mentre gli altri aprono il fuoco contro l’Alfetta di scorta. Il primo a cadere è il maresciallo Leonardi. C’è un brevissimo momento di stasi, in quanto i mitra sembrano incepparsi, durante il quale l’autista Tommaso Ricci tenta qualche manovra per sfuggire dalla trappola, ma una Mini Minor parcheggiata sulla destra intralcia ulteriormente la strada, vanificando il tentativo. Uno dei due banditi risolve il problema al suo mitra e fredda l’autista. L’altra coppia, intanto, uccide quasi immediatamente il brigadiere Francesco Zizzi e l’appuntato Giulio Rivera. Il secondo appuntato, Raffaele Iozzino, riparato dai sedili, riesce ad uscire dalla vettura sparando alcuni colpi con la sua arma, mentre anche i mitra dell’altra coppia di assalitori erano inceppati. Questi, però, prendono le pistole ed uccidono anche il quinto componente la scorta.
Subito dopo lo scontro a fuoco, uno dei componenti la coppia che ha colpito la vettura di Moro fa uscire il Presidente della Democrazia Cristiana dalla Fiat 130 e, aiutato dal compagno, lo fa entrare nella Fiat 132 blu che si è portata allo stop, accogliendo anche i due brigatisti. Un altro componente il commando d’azione sale sulla 128 bianca, mentre uno dei basisti preleva due borse dalla Fiat 130 di Moro, salendo a bordo della 128 blu prima guidata dalla ragazza.
Mentre il convoglio di morte si dirige verso il covo dove sarà tenuto ostaggio Aldo Moro, in via Mario Fani rimangonoi corpi di: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera.

16 marzo 1978: LA NOTIZIA SI DIFFONDE

La notizia giunge immediatamente alla Camera, dove sta già iniziando il dibattimento, nonché a tutti gli organi di stampa. La radio, interrompendo le trasmissioni in corso, informa immediatamente la nazione. Nell’arco di un’ora l’atmosfera nel Paese è completamente mutata. Chi scrive queste righe, all’epoca sta frequentando la seconda elementare. Al rientro dalla ricreazione la maestra riprende le lezioni con le seguenti parole:
“Bambini un momento prego! Questa mattina è successo un fatto bruttissimo. Uomini cattivi hanno rapito, cioè tengono prigioniero senza che
abbia fatto nulla, un importante uomo politico.
Nel frattempo l’Agenzia Ansa ha ricevuto la prima rivendicazione che recita: “«Questa mattina abbiamo sequestrato il presidente della Democrazia cristiana, Moro, ed eliminato la sua guardia del corpo, teste di cuoio di Cossiga. Seguirà comunicato. Firmato Brigate rosse».
Il fatto ha destato grande sensazione. I terroristi operano già da anni nel nostro Paese, ma finora le loro azioni hanno sempre colpito individui di secondo piano. Ci sono state anche alcune stragi, ma passato l’orrore delle immagini di devastazione che hanno lasciato dietro di sè, strage di Piazza Fontana, l’impressione è sempre scemata in quanto le persone uccise erano persone comuni. In questo caso ad essere coinvolto è uno dei volti quotidianamente conosciuti dagli italiani. Non importa più se si appartenga al suo partito, se le sue idee siano condivise, ma se anche personaggi simili sono in pericolo, nonostante le scorte armate, allora vuol dire che tutti lo siamo.

16 marzo 1978: LE PRIME REAZIONI

Le prime ore dal sequestro Moro sono tremende: tutti attendono notizie circa le condizioni fisiche del Presidente della DC. In radio e in televisione, che dalle ore 13 a iniziato i programmi con i telegiornali di mezzagiornata, prima dell’allora interruzione pomeridiana, è tutto un parlare di quanto accaduto al mattino. La Tv non interrompe le trasmissioni come avviene di solito nei giorni feriali, ma l’intera programmazione ne risulta completamente modificata. I bambini non vedrannoHeidy, ma solo volti incomprensibili che continuano a parlare, parlare e parlare. Ci si chiede come mai sia stato preso di mira proprio l’uomo che per primo ha cercato un dialogo con la sinistra italiana. La risposta deve ancora arrivare!
Finalmente nel pomeriggio giungono le prime rivendicazioni che rassicurano circa lo stato di salute del “prigioniero del popolo Aldo Moro” e nelle quali le Brigate Rosse avanzano le prime richieste: riconoscimento politico del loro movimento e liberazione dei brigatisti sotto processo a Torino, pena l’uccisione dell’ostaggio.
Immediatamente l’intero arco costituzionale seduto in Parlamento respinge qualsiasi ipotesi di trattativa. Della vittoria della Juventus, giustamente, non ne parla nessuno, nemmeno i ragazzini che il giorno dopo si trovano a commentare l’accaduto alla loro maniera, facendo ognuno le proprie congetture. Da ragazzini, comunque, non ci si rende conto dell’effettiva gravità della situazione: il vigile, il carabiniere o il poliziotto che ti ferma la macchina per strada e che controlla i documenti è normale: “Lo fa per vedere se i bambini si comportano bene quando sono in macchina” dicono i grandi. In realtà il Paese si prepara a vivere sotto assedio.
PAGINA SUCCESSIVA Facebooktwittergoogle_pluslinkedinrssyoutubeby feather

LASCIA UN Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.