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LA STRAGE DI MONACO: IL DESTINO SI COMPIE!

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È a questo punto che le autorità tedesche decidono di esperire gli ultimi tentativi per salvare gli ostaggi, evitando quella che passerebbe altrimenti alla storia come: “la strage di Monaco”. Assieme ai terroristi avrebbero raggiunto un piazzale del villaggio olimpico e da lì sarebbero saliti su due elicotteri per dirigersi all’aeroporto. Lì avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa che li avrebbe portati a Il Cairo. I terroristi avrebbero voluto dirigersi all’aeroporto internazionale di Riem, ma i negoziatori li convincono del fatto che lo scalo di Fürstenfeldbruck rappresenterebbe una scelta migliore. Le intenzioni dell’unità di crisi consistono nel tentare di uccidere i terroristi mentre percorrono a piedi il tragitto verso gli elicotteri oppure, di compiere un’azione all’interno dell’aeroporto.




La strage di Monaco: VIENE A GALLA LA COMPOSIZIONE NUMERICA DEL COMMANDO

La prima ipotesi viene abbandonata quando Issa, sospettando un agguato, richiede un minibus per il trasferimento degli ostaggi verso il piazzale. Alle 22:10 il gruppo lascia l’edificio e subito dopo sale su due elicotteri Bell UH-1 Iroquois. Nel primo prendono posto Shapira, Spitzer, Slavin, Shorr e Gutfreund, insieme a Issa e ad altri tre terroristi; nel secondo, invece, entrano Berger, Friedman, Halfin e Springer, accompagnati da altri quattro terroristi. Solo in questo frangente le autorità tedesche si accorgono che il commando è formato da otto persone e non da cinque. E dire – ma questo lo si saprà solo in seguito – che un gruppo di postini tedeschi si è già recato dalla polizia, denunciando di aver visto il commando scavalcare la recinzione la notte precedente. Nelle deposizioni si parla di un numero variabile tra le otto e le dodici persone; inspiegabilmente, però, la testimonianza non viene ritenuta attendibile. Schreiber ha delegato al suo vice, Georg Wolf, l’organizzazione delle operazioni a Fürstenfeldbruck.

La sttrage di Monaco: IL PIANO DI SALVATAGGIO

Il piano di Wolf prevede l’atterraggio degli elicotteri a breve distanza dal Boeing 727. All’interno dell’aereo è stata posizionata una squadra della Polizia tedesca travestita con uniformi di volo della Lufthansa. All’esterno, intorno alla pista e sulla torre di controllo stazionano cinque agenti con fucili di precisione col compito di uccidere i terroristi. Come rinforzi, il piano prevede l’utilizzo di un’ulteriore squadra di Polizia che dovrebbe giungere sul posto a bordo di un altro elicottero e altre squadre a bordo di veicoli blindati. Intanto, secondo il racconto di Samir, l’atmosfera negli elicotteri è più rilassata. Ostaggi e terroristi chiacchierano insieme, confidando in una soluzione positiva.

La strage di Monaco: PRIMI DUBBI SULLE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO

Il volo dal villaggio olimpico sino all’aeroporto di Fürstenfeldbruck dura all’incirca una ventina di minuti. All’interno della torre di controllo dell’aeroporto si trovano il comandante del Mossad, Zvi Zamir e un suo assistente, Victor Cohen, in qualità di osservatori. Pochi minuti prima che gli elicotteri con gli ostaggi atterrino, la squadra di Polizia posizionata all’interno dell’aereo valuta la possibilità di annullare l’azione. Alcuni agenti fanno notare che uno scontro a fuoco all’interno di un aereo pieno di carburante e privo di vie d’uscita rappresenterebbe la morte sicura. In più, le false uniformi della Lufthansa sono incomplete e male assemblate. Il comandante della squadra decide di sottoporre a votazione la permanenza all’interno del velivolo e tutti i membri della squadra votano per l’annullamento della missione. Gli agenti escono dall’aereo mentre gli elicotteri con gli ostaggi volteggiano attorno all’aeroporto per dar modo ad un terzo elicottero che trasporta Genscher, Merk e Schreiber di precederli. Non appena quest’ultimo incontra Wolf, tra i due si verifica il seguente scambio di battute:

La strage di Monaco: UN DIALOGO AGGHIACCIANTE

Schreiber: “”Che disgrazia che questa cosa si sia saputa solo all’ultimo momento”
Wolf: “A cosa ti riferisci?”
Schreiber: “Al fatto che siano in otto”
Wolf: “Cosa? Vuoi dire che ci sono otto arabi?”
Schreiber: “Cosa? Vuoi dire che lo stai scoprendo solo ora?”
A questo punto, le speranze sono poste tutte nei cinque agenti di Polizia posizionati ai bordi della pista. Essi sono equipaggiati con normali fucili Heckler & Koch G3, ma nessuno di loro dispone di attrezzature essenziali come elmetti, giubbotti antiproiettile, visori notturni e ricetrasmittenti. Inoltre, uno degli agenti è posizionato nella linea di tiro degli altri. Nessuno conosce la posizione dei colleghi e nessuno di loro ha ricevuto un addestramento specifico come tiratore di precisione. La Germania Occidentale non dispone infatti di squadre speciali antiterrorismo; le autorità hanno reclutato gli agenti basandosi sul fatto che, nel tempo libero, si dilettino nel tiro a segno.

ORE 22,35 INIZIA LA STRAGE DI MONACO 1972

Verso le 22 e 35 gli elicotteri con gli ostaggi atterrano all’aeroporto. Immediatamente scendono i quattro piloti e sei terroristi. Issa e Tony, già insospettiti dal ritardo nel trasferimento, si recano immediatamente a ispezionare l’aereo mentre i quattro piloti vengono tenuti sotto tiro, con le mani sulla testa. Non appena si accorgono che l’aereo è vuoto, comprendono di essere in trappola e tornano di corsa agli elicotteri. A questo punto Wolf dà l’ordine di aprire il fuoco. sono all’incirca le 23. Le luci, precedentemente posizionate per illuminare a giorno l’area, si accendono e gli agenti cominciano a sparare.
Il poliziotto posizionato accanto a Wolf manca il primo colpo, ma ferisce Tony alla gamba al secondo tentativo. I piloti degli elicotteri si danno alla fuga mentre Issa corre a zig zag verso gli ostaggi schivando i colpi. Immediatamente vengono colpiti a morte Paolo e Abu Halla. I terroristi superstiti prendono di mira i fari, posizionandosi dietro e sotto gli elicotteri. In questa circostanza, un colpo mortale raggiunge l’agente Anton Fliegerbauer. Segue un fitto scambio di colpi per circa un’ora. Gli ostaggi, nel frattempo rimasti legati all’interno degli elicotteri, provano a liberarsi mordendo le corde. L’elicottero che trasportava la squadra dei rinforzi atterra, per cause ignote, sull’altro lato della pista, a più di un chilometro di distanza dal luogo della sparatoria e gli agenti non entrano mai in azione.
Nel frattempo, tutta l’area adiacente all’aeroporto e le vie d’accesso sono state occupate da giornalisti e curiosi. Questa circostanza ha fatto sì che i veicoli corazzati, che dovevano servire da rinforzo, rimangano coinvolti nel traffico. Inoltre, uno dei veicoli a causa di un errore si è diretto verso l’aeroporto internazionale di Riem, situato dall’altra parte della città. Quando il conducente apprende che il teatro dell’azione è a Fürstenfeldbruck, inchioda con i freni e causa un massiccio tamponamento a catena.
Zamir e Cohen, in un ultimo disperato tentativo, prendono un megafono e provano a intimare ai terroristi di arrendersi. Questi, per tutta risposta, scaricano contro di loro una raffica di mitra. Ormai è troppo tardi per negoziare.

La strage di Monaco: L’EPILOGO DI SANGUE

Finalmente i veicoli corazzati arrivano all’aeroporto poco prima della mezzanotte del 6 settembre e si decide di farli entrare immediatamente in azione. A questo punto, vistisi perduti, i terroristi decidono di uccidere gli ostaggi. Quattro minuti dopo la mezzanotte uno dei terroristi, probabilmente Issa, svuota un intero caricatore all’interno di un elicottero uccidendo Ze’ev Friedman, Eliezer Halfin, Yakov Springer e ferendo ad una gamba David Berger. Subito dopo, lo stesso terrorista lancia una bomba a mano nel velivolo che è avvolto dalle fiamme. Issa si allontana dall’elicottero assieme a Salah, sparando all’impazzata in direzione degli agenti, ma entrambi restano uccisi. Il poliziotto che si trova nella linea di tiro dei colleghi riesce a sparare in tutta l’azione un solo colpo con il quale elimina Salah. I suoi colleghi, però, lo scambiano per un terrorista, sparano contro di lui e lo feriscono. Anche un pilota, Ganner Ebel, rimane ferito dai colpi sparati dagli agenti.
La dinamica relativa agli ostaggi dell’altro elicottero non è accertata, ma a quanto pare il terrorista conosciuto come Denawi, subito dopo l’esplosione, spara all’interno del velivolo uccidendo Yossef Gutfreund, Amitzur Shapira, Kehat Shorr, Mark Slavin e André Spitzer. Rimangono ancora quattro terroristi: Samir e Badran si fingono morti e sono catturati dalla Polizia. Samir è ferito al polso destro, mentre Badran è stato raggiunto alla gamba. Denawi viene catturato completamente illeso. Una pattuglia localizza Tony con l’ausilio di cani poliziotto mentre si nasconde nei pressi di un vagone ferroviario situato lì vicino. La Polizia prova a farlo uscire utilizzando gas lacrimogeni, ma lo uccide dopo un breve conflitto a fuoco. Alle ore 1:30 del 6 settembre 1972 è tutto finito: la strage di Monaco può essere consegnata ai manuali di storia.

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