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LA STRAGE DI MONACO: L’IRRUZIONE DEL COMMANDO

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Ormai da dieci giorni i giochi si svolgono in un’atmosfera distesa e rilassata, voluta dalle autorità tedesco-occidentali, allo scopo di far dimenticare l’edizione del 1936, disputata in pieno clima nazista; nessuno riesce a figurarsi l’irruzione del commando di qual si voglia gruppo terrorista. I conflitti sociali e la guerra fredda sembrano questioni lontane anni luce da una Monaco di Baviera immersa in un clima idilliaco, dove russi e americani, così come i tedeschi occidentali con i “fratelli” orientali, si affrontano sui campi di gara, per conquistare il primato nel medagliere.
La notte tra il 4 e il 5 settembre sembra precedere un’altra intensa giornata di sport. Il villaggio è un via vai di atleti che, dopo ore ed ore di gare, aspettano il calar del sole per andare a divertirsi e, se si è fatta l’alba, saltano le recinzioni per entrare, anziché passare dal check point ormai chiuso. Verso le quattro alcuni atleti della delegazione statunitense stanno rientrando e, vicino alle recinzioni, trovano alcune persone, con borse di varie delegazioni arabe, e divise, intente a saltare il muro, non senza difficoltà. In pieno spirito olimpico gli americani aiutano i ragazzi nell’operazione, ignari di che cosa sta per accadere. Mezz’ora dopo il gruppo si trova di fronte alla palazzina dove alloggia la delegazione israeliana: non si tratta di atleti arabi, bensì di un commando di terroristi palestinesi, i quali portano borse piene di armi da fuoco.



L’irruzione del commando: L’INIZIO DELLA TRAGEDIA

Una volta davanti all’appartamento posto a pian terreno, già visionato nei mesi precedenti, il gruppo tenta di forzare la porta d’ingresso. Yossef Gutfreund, accompagnatore di origine libica, viene svegliato dal rumore e, una volta aperta la porta e viste spuntare le canne del fucile, si getta contro i maleintenzionati. L’azione permette ad alcuni compagni di stanza di fuggire. Il commando, facendo leva con i fucili, riesce ad entrare gettando a terra Guttfreund. Velocemente, il gruppo irrompe in una stanza e prende prigionieri Amitzur Shapira e Kehat Shorr. In un’altra stanza adiacente, Moshe Weinberg afferra un coltello da frutta posto sul comodino e si avventa sul terrorista chiamato Issa, entrato in quel momento, che schiva il colpo. Un altro membro del commando, vedendo la scena, apre il fuoco e ferisce Weinberg con un colpo, trapassandogli la guancia da parte a parte. Il commando si muove velocemente e in un’altra ala dello stesso appartamento cattura Yakov Springer e André Spitzer. A questo punto, il gruppo si divide: due fedayyin rimangono a guardia dei prigionieri, mentre il terrorista Tony e altri cinque, si recano nell’appartamento adiacente assieme a Weinberg (intento a tamponare la ferita con un fazzoletto) attraversando un breve tratto di Connollystrasse.
I terroristi superano la palazzina ospitante gli atleti iscritti alle gare di scherma e atletica leggera. Probabilmente Weinberg li sta guidando alla palazzina in cui alloggiano i pesisti e i lottatori, con l’intento di provare una sortita facendo affidamento sulla stazza fisica degli atleti in questione. Gli occupanti dell’appartamento sono stati svegliati dal colpo esploso e sono accorsi a vedere cosa sta succedendo. In questo modo, il commando prende prigionieri David Berger, Yossef Romano, Mark Slavin, Ze’ev Friedman, Eliezer Halfin e un altro pesista: Gad Tsobari. Mentre questo gruppo viene spostato per raggiungere gli altri prigionieri, David Berger si rivolge ai suoi colleghi in ebraico dicendo: “Non abbiamo nulla da perdere, cerchiamo di sopraffarli”. Uno dei terroristi, però, capisce l’ebraico e spiana il proprio fucile contro gli ostaggi per prevenire reazioni. Gad Tsobari decide di rischiare comunque il tutto per tutto: imbocca la porta comunicante col garage sotterraneo, fugge a zig zag e ripara dietro i piloni di sostegno. Un membro del commando spara diversi colpi in direzione di Tsobari, ma lo manca di poco. Nella confusione di questo momento, Weinberg, benché ferito, atterra il terrorista chiamato Badran con un pugno, facendogli saltare diversi denti e fratturandogli la mascella. Gli afferra addirittura il suo fucile, ma nella colluttazione che segue, viene raggiunto da un colpo di arma da fuoco in pieno petto e ucciso. Tsobari riesce comunque a fuggire. Il commando si riunisce nuovamente; i minuti che seguono rimangono carichi di mistero. Secondo alcune versioni Yossef Romano, costretto a muoversi con l’ausilio di stampelle, a causa di un legamento del ginocchio danneggiato durante la sua gara, avrebbe provato a togliere di mano un fucile a un terrorista; non si sa se sia stato ucciso all’istante da una raffica di mitra, o se sia stato solo ferito e successivamente torturato a morte, addirittura evirato. Il giorno seguente, Romano sarebbe dovuto tornare in Israele per sottoporsi ad un esame e ad un’operazione al ginocchio. Quello che è certo, è che il commando pone il suo corpo di fronte agli ostaggi israeliani legati, come monito a non tentare sortite.

L’irruzione del commando: LA TRAGEDIA DIVENTA DI DOMINIO PUBBLICO

Intanto Gad Tsobari raggiunge una troupe televisiva americana della ABC. Non parla bene l’inglese, prova a farsi capire per denunciare l’irruzione del commando, ma I membri della troupe vedendolo trafelato, vestito solo con un paio di pantaloni e con un accento strano, scoppiano a ridere, pensando ad uno scherzo. Alle ore 4 e 47, però, una donna delle pulizie in procinto di recarsi al lavoro, telefona all’Ufficio Olimpico per la Sicurezza dicendo di aver udito colpi di arma da fuoco. Un Oly fu inviato sul posto e vedendo un terrorista incappucciato e armato di Kalashnikov chiede ragguagli. L’uomo non risponde; basta il corpo di Moshe Weinberg gettato in strada come segno inequivocabile delle intenzioni del commando.

L’irruzione del commando: LE PRIME RICHIESTE

Alle 5 e 08 due fogli di carta vengono gettati dal balcone del primo piano e raccolti da un poliziotto tedesco: a questo punto i contorni della tragedia sono chiari e ben definiti. Il commando richiede la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi Andreas Baader e Ulrike Meinhof, detenuti in Germania. L’ordine deve essere eseguito entro le nove del mattino. In caso contrario, Issa, il negoziatore, minaccia l’uccisione di un ostaggio per ogni ora di ritardo con i cadaveri gettati per strada.

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