CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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LA VIGILIA DEL MONDIALE 1954

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Dopo sedici anni l’Europa torna ad ospitare il campionato mondiale di calcio. La nazione prescelta è la

Svizzera, Paese rimasto completamente estraneo ai disastri morali e materiali lasciati dalla seconda guerra mondiale. Da

anni, tra l’altro, la nazione elvetica ospita la sede della FIFA. La quale proprio quest’anno festeggia il suo mezzo

secolo di vita.

Giunta ormai alla sua quinta edizione la manifestazione iridata sta diventando sempre più un bisness per chi la ospita

soprattutto ora che inizia ad avere a che fare con la televisione. Comunque per il calcio la maggior fonte di entrate è

ancora costituita dagli spettatori che si recano negli stadi e proprio
per aumentare il numero delle gare, quindi degli incassi, gli organizzatori partoriscono una formula quanto mai bizzarra.

Le sedici partecipanti uscite dai vari gironi di qualificazione vengono suddivise in quattro gruppi da quattro all’interno

dei quali si trovano due “teste di Serie” e due “squadre materasso” con le compagini appartenenti alla stessa fascia che

non si incontrano tra di loro. Nel caso in cui due compagini ottengano
lo stesso numero di punti si rende necessario disputare una gara di spareggio. Ogni partita poi, in caso di parità,

sarebbe andata ai supplementari e se nessuna delle due prevale dopo il post gara, la posta viene equamente suddivisa.

Successivamente le qualificate di ciascun girone disputano i quarti di finale, ma anche qui con una variante rispetto alla

norma: le quattro prime si confrontano tra loro nei quarti e in semifinale, e lo stesso fanno le seconde.

Sulla carta, comunque, il mondiale svizzero promette grande spettacolo con squadre zeppe di campioni: gli ungheresi Puskas

e Cocsis, l’uruguagio Schiaffino, i brasiliani Didì, Dialma e Nilton Santos, gli inglesi Mattews e Mortensen, l’italiano

Boniperti, il tedesco Walter e lastro francese Kopa sono tutti calciatori
passati alla storia per essere stati tra i maggiori interpreti dell’arte pedatoria.

A fianco di questi mostri sacri, per la prima volta scende in campo un nuovo elemento destinato a cambiare l’ambiente

calcistico: la televisione che ha permesso di seguirne in diretta e in registrata nelle case e nei bar di tutto il mondo

le loro gesta.

L’apertura dei quinti campionati mondiali è prevista per il 16 giugno, esattamente dieci giorni dopo il termine del

campionato italiano con le partecipanti suddivise nei seguenti gironi:

girone 1 Brasile, Francia, Jugoslavia e Messico;

girone 2 Ungheria, Turchia, Germania Ovest e Corea del Sud;

girone 3 Uruguay, Austria, Cecoslovacchia e Scozia;

girone 4 Inghilterra, Italia, Svizzera e Belgio.


Come si vede, pure nell’assegnazione della titolarità di testa di serie gli organizzatori hanno seguito una logica

prettamente volta alla realizzazione di incassi mettendo la Germania Ovest e i padroni di casa in seconda fascia si sono

garantiti una serie di partite davvero interessanti fin dai primi turni. La fortuna, poi, ha voluto che i rosso-crociati

fossero opposti ad Inghilterra ed Italia e che i tedeschi occidentali dovessero affrontare la favoritissima Ungheria.

Campioni olimpici in carica, imbattuti dal maggio 1950, avendo sostenuto 31 gare con 27 vittorie e 4 pareggi, e reduci dal

grandissimo successo di Wembley sull’Inghilterra per 6 a 3, i magiari rappresentano, tecnicamente e tatticamente, quanto

di meglio ci sia al momento in circolazione. Siamo
all’apogeo di quello che è stato definito come calcio danubiano e lo dimostrano i numerosi successi che, pure fuori dal

territorio ungherese, ottengono i moltissimi tecnici magiari come Lajos Czeizler, Nagy, Giorgio Sarosi e Bela Guttman. Ma

oltre agli uomini allenati da Sebes destano impressione anche l’Uruguay
campione in carica e ancora imbattuto in una manifestazione iridata, il Brasile dove si sta imponendo il giovane Didì e

desideroso di dimenticare il dramma sportivo vissuto quattro anni prima e l’Inghilterra, se non altro per il fascino

suscitato dalla sua presenza.

Esordiscono nella manifestazione la Corea del sud e la Turchia, mentre mancano tutte le rappresentanti del calcio iberico

e scandinavo. Svezia e Danimarca hanno pagato a caro prezzo lo stracismo nei confronti dei numerosi fuoriclasse emigrati

all’estero per giocare da professionisti, mentre Spagna e Portogallo
pagano a caro prezzo la scarsa organizzazione tattica. In particolare desta sensazione l’assenza di una Spagna che tra le

sue file schiera campioni del calibro di Kubala e Di Stefano.

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