CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CAMPIONATO MONDIALE DI CALCIO 1954: LE FINALI

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Ora tutta l’attenzione è concentrata su Berna dove la domenica successiva si disputa la finalissima della competizione. Si inizia a comprendere che la formula cervellotica escogitata dagli organizzatori elvetici probabilmente potrebbe falsare l’esito dell’intero campionato. Un banco di prova sarà sicuramente
la finale per il terzo posto che vede opposto l’Uruguay all’Austria.

 Zurigo (Sportzplatz Hardturm) ore 17.00

AUSTRIA-URUGUAY 3-1

RETI: 16′ Stojaspal rig., 21′ Hohberg (U), 59′ aut. Cruz, 79′ Ocwirk

AUSTRIA: Schmied, Hanappi, Barschandt; Ocwirk (cap), Kollmann, Koller; R.Körner, Wagner, Stojaspal, Probst, Dienst. C.T.: W.Nausch

URUGUAY: Maspoli, Martinez (cap.), Santamaria; Andrade, Carballo, Cruz; Abbadie, Mendez, Hohberg, Schiaffino, Borges. C.T.: M. Lopez.

TERNA ARBITRALE: Wyssling (Svizzera); g.l.: Zsolt (Ungheria), Ellis (Inghilterra)

 SPETTATORI: 32.000.

La compagine austriaca sfrutta la maggior freschezza atletica per aggiudicarsi il terzo posto nella competizione mondiale. Questo è un ottimo

risultato per un movimento calcistico uscito a pezzi da sei anni di guerra e dallo stop imposto dall’annessione alla Germania del 1938. Ma è fin troppo chiaro che
la formula del mondiale ha finito per favorire le nazionali più deboli. Questo non sarebbe dovuto sfuggire ad un osservatore attento, anche in vista della finale del

giorno dopo, ma l’entusiasmo attorno all’Ungheria, che tra l’altro recupera anche  il suo capitano, è molto e i magiari rimangono comunque i
grandi favoriti per salire sul tetto del mondo.

Nello stesso pomeriggio in Francia prende il via il quarto Gran Premio del campionato mondiale 1954 di formula 1 che vede trionfare la Mercedes Benz di Juan Manuel

Fangio davanti al compagno di scuderia Kling e alla Ferrari di Roberto Manzon. La vittoria della casa di SStoccarda, al suo esordio, potrebbe significare

qualcosa.

FINALE: domenica 4 luglio 1954

   Berna (Wankdorf-Stadion) ore 17.00

GERMANIA OVEST-UNGHERIA 3:2

RETI: 6′ Puskás (U), 9′ Czibor (U), 11′ Morlock, 18′ e 84′ Rahn.

GERMANIA OVEST: Turek, Posipal, Kohlmeyer; Eckel, Liebrich, Mai; Rahn, Morlock, O. Walter, F. Walter (cap.), Schäfer. C.T.: J. Erberger.

UNGHERIA: Grosics, Buzánszky, Lantos; Bozsik, Lóránt, Zakariás; Czibor, Kocsis, Hidegkuti, Puskás (cap.), M.Tóth. C.T.: C. Sebes

TERNA ARBITRALE: Ling (Inghilterra); g.l.: Orlandini (Italia), Griffiths (Galles)

SPETTATORI: 65.000.

Il Wankdorf Stadion di Berna è colmo oltre i limiti della capienza e tutti, naturalmente escludendo i tifosi giunti dalla vicina Germania, sono

pronti ad assistere al trionfo della grande Ungheria. Dopo il fischio iniziale dell’arbitro inglese Ellis tutto sembra mettersi secondo le previsioni in quanto
Puskas e Czibor realizzano ben due reti nei primi 10 minuti. Questa volta, però, la Germania Occidentale è scesa in campo con la formazione al completo e non vuole

certo ripetere la figuraccia del girone eliminatorio quando subì ben otto reti dagli uomini di Sebes. I tedeschi reagiscono immediatamente e al 18′ ristabiliscono la

parità grazie a Uve Rahn. Per i magiari il colpo è devastante anche perché iniziano a farsi sentire le fatiche di due autentiche
battaglie sostenute contro Brasile ed Uruguay. Il cielo plumbeo di Berna non fa presagire nulla di buono per Puskas e compagni contro i quali si accanisce
anche la sfortuna quando lo stesso capitano colpisce il palo della porta tedesca. L’incubo si materializza a sei minuti dal termine quando Uve Rahn, ancora lui!,

sfruttando una scivolata sull’erba bagnata del portiere Grosics, insacca il definitivo 3 a 2. Berna diventa così il palcoscenico di una delle
più grandi sorprese mai riservate dai Mondiali. Per i tedeschi, come ora sappiamo, questo primo successo avrebbe aperto la strada ad una tradizione ricca di ottimi

risultati.

Al fischio finale dell’arbitro inglese Ling, la folla in un primo momento esplode in un boato, poi, in un secondo momento, ammutolisce, quasi a voler esprimere

incredulità.

Tuttavia riteniamo che una simile giornata vada raccontata dai protagonisti scesi in campo quel 4 luglio e quindi ci affidiamo alle dirette parole di Sandor Cocsis, la

mitica ala di quella grandissima squadra:

 Se i calciatori ungheresi sono costretti aleccarsi le ferite, per quelli tedeschi è giunto il momento della gloria. Presto arrivano telegraficamente ai nuovi campioni

del mondo le congratulazioni del Presidente della Repubblica Federale tedesca, Heuss, e del Capo del Governo, Adenauer.

Tuttavia sulla regolarità del  risultato finale della competizione svizzera si addensano quasi subito delle ombre nefaste allorché quasi tutti i componenti l’undici

sceso in campo a Berna, ad eccezione del grandissimo capitano Fritz Walter, vengono colpiti da epatite virale. Si inizia a parlare di doping,
una piaga destinata a rovinare l’intero mondo sportivo.

Tutto questo accade mentre aumentano esponenzialmente le tensioni sociali in seguito agli incidenti di Trieste  avvenuti il mese precedente, ma anche in seguito alle

nascenti campagne moralizzatrici portate avanti dagli ambienti vicini alla Chiesa. Si teme che accada qualche cosa di grave e il 16 aprile, in questo clima

surriscaldato, a Torino viene assassinato il direttore del personale della Fiat Emo Codeca’, accusato del licenziamento di alcuni operai che avevano partecipato agli

scioperi. E’ superfluo affermare che in Italia divampano grandi polemiche nei confronti dei partiti estremisti, sia di destra, sia di sinistra, che sarebbero rei di

fomentare il malcontento nella popolazione.

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