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CAMPIONATO MONDIALE DI CALCIO 1958: LE FINALI

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Pelé e compagni giungono così in finale, dove incontreranno i padroni di casa della Svezia. Gli scandinavi hanno raggiunto un simile risultato grazie ad una grande compattezza di squadra che ha saputo sfruttare al meglio la grande esperienza e la voglia di affermarsi dei suoi campioni. Per Liedholm, Gren, Skoglund, Melberg ed altri il mondiale del 1958 rappresenta l’ultima occasione per lasciare un segno intangibile nella storia del calcio. Nel vedere questa squadra entrare in finale a noi tutti rimane il rammarico di non avere visto questa formazione in campo quando simili fuori classe avevano dieci anni di meno e quando al centro dell’attacco ci sarebbe stato un certo Gunnar Nordahl. Le assurde regole imposte dalla federazione svedese, ai propri atleti costretti a scegliere tra professionismo e nazionale, hanno privato il mondo di uno spettacolo garantito.

La Svezia arriva alla finale tra l’incredulità della critica ed evidentemente di molti suoi giocatori se è vero che molti di loro hanno scommesso la chioma. Così il giorno successivo si assiste all’”operazione tosatura” di alcuni atleti in maglia giallo-blu. Questi “vecchietti terribili” iniziano a fare davvero paura. Lo si intuisce dal reclamo presentato da Germania Occidentale e Brasile, senz’altro teso ad innervosire l’ambiente scandinavo, riguardante il disturbo che darebbe agli avversari l’incessante coro “eja eja” proveniente dagli spalti.

Intanto il 26 giugno si disputa la finale di consolazione tra la Francia e la Germania. La partita è priva di molti grandi campioni su tutti Piantoni tra i francesi e Fritz Walter tra i tedeschi nei quali entra in campo al centro della difesa il giovanissimo Karl Heinz Schnellinger.
FINALE 3o POSTO
Gotheborg (Nya Ullevi) – sabato 28 giugno 1958 – ore 19.00

FRANCIA-GERMANIA OVEST 6-3

RETI: 16’ Fontaine, 18’ Cieslarczyk (GO), 27’ Kopa rig., 36’ Fontaine, 50’ Douis, 52’ Rahn (GO), 78’ Fontaine, 84’ Schäfer (GO), 89’ Fontaine.

FRANCIA: Abbes, Kaelbel, Lerond; Penverne (cap), Lafont, Marcel; Wisnieski, Fontaine, Kopa, Douis, Vincent. C.T.: Commissione tecnica federale.

GERMANIA OVEST: Kwiatkowski, Stollenwerk, Wewers; Erhardt, Schnellinger, Szymaniak; Rahn, Strum, Schäfer (cap), Kelbassa, Cieslarczyk. C.T.: J. Erberger.

TERNA ARBITRALE: Brozzi (Argentina); g.l.: Ellis (Inghilterra), Lundell (Svezia).

SPETTATORI: 33.000.
La Francia conquista il terzo gradino del podio iridato grazie a uno scatenato Just Fontaine,
autore di 4 gol. Le reti odierne, aggiunte alle 9 segnate nelle precedenti partite, consentono al centravanti transalpino di vincere nettamente la classifica marcatori di questo Mondiale stabilendo un record tutt’ora imbattuto per una fase finale dei mondiali. Per l’altra stella Raimond Kopa si tratta del proseguimento di un momento da favola. Dopo essere diventato campione d’Europa con il Real Madrid, per l’ala c’è anche questa soddisfazione.

Intanto l’intera nazione svedese si prepara a vivere la sua finale. L’incontro è proibitivo anche perché dall’altra parte c’è una squadra sospinta da un intero popolo che deve ancora dimenticare la beffa di otto anni prima quando si vide sfilare da casa propria la Coppa Rimet. Uno dei protagonisti di quella giornata è l’esperto Dialma Santos che fa il suo esordio in questa edizione, mentre la Svezia schiera la stessa formazione che ha sconfitto la Germania Occidentale.
LA FINALE
Solna (Raasunda Stadium) – domenica 29 giugno 1958 – ore 15.00

BRASILE-SVEZIA 5-2 (Finale)

RETI: 4’ Liedholm (SV), 9’ e 32’ Vavá, 55’ Pelé, 68’ Zagalo, 80’ Simonsson (SV), 90’ Pelé.

BRASILE: Gilmar, D.Santos, N.Santos; Zito, Bellini (cap), Orlando; Garrincha, Didi, Vavá, Pelé, Zagalo. C.T.: W. Feola.

SVEZIA: Svensson, Bergmark, Axbom; Börjesson, Gustavsson, Parling; Hamrin, Gren, Simonsson, Liedholm (cap), Skoglund. C.T.: Commissione tecnica federale

TERNA ARBITRALE: Guigue (Francia); g.l.: Dusch (Germania Ovest), Gardeazábal (Spagna).

SPETTATORI: 50.000.
L’arbitro francese Guigue apre le ostilità e gli svedesi si avventano in avanti in velocità quasi a voler intimorire i sudamericani. Già al 4′ Liedholm, rasato a zero, una volta ricevuta una palla da Simonsson e intuito lo spiraglio giusto, spara basso alla destra di Gylmar, squassando la rete. Zito, Pelé e Garrincha, i più giovani della comitiva, rimangono scioccati dall’ardire dei padroni di casa, ma lo scoramento durerà poco: ci pensa Didi, la mente della formazione auriverde, a fugare i timori dall’alto della sua esperienza. Per un attimo, davanti agli occhi del fenomenale centrocampista, già in attività nel 1950 e uno dei duecentomila presenti al Maracanà, appaiono i fantasmi di Schiaffino, Ghiggia, Varela. La paura è destinata a dissolversi dopo 5 minuti: Garrincha si scatena sulla destra, atterrando con la finta Axbom, e sul suo centro radente irrompe Vavà che devia in rete. Con identica azione i verdi passano al 32′ grazie alpotente centr’avanti del Vasco da Gama. Con questo risultato le due squadre scendono negli spogliatoi; il riposo non interrompe la vena creativa dei sudamericani. La ripresa è trascorsa da 11 minuti quando Pelé, sul limite dei sedici metri, riceve la palla, la controlla con il destro e con un palleggio aereo la fa passare sulla testa di Gustavsson, sparando poi di sinistro nell’angolo basso alla destra di Svensson. I radiocronisti brasiliani sembrano impazziti, il lungo urlo del «goooooool» pare un ululato senza fine e quando l’incontro sviluppa ancora le sue trame sul verde tappeto di Rasunda, a Rio, a San Paolo, nelle grandi metropoli brasiliane e nei piccoli villaggi dell’interno, si scatena una sarabanda irresistibile. Tutta l’esuberanza, la gioia incontenibile e l’entusiasmo della «torcida» compressi per lunghi anni, possono finalmente rovesciarsi per le strade, improvvisando una festa mai vista prima. Intanto la marcia trionfale continua: Zagalo, l’uomo tattico del reparto avanzato brasiliano, realizza l’unico gol del suo mondiale, Simonsson rende meno gravoso lo «score» e proprio al 45′, mentre Guigue sta controllando il tempo per emettere il triplice fischio finale, Pelé suggella con l’ultimo gol il trionfo delle virtù calcistiche dei fenomenali calciatori brasiliani.

D’ora in avanti Brasile sarà sinonimo di spettacolo calcistico.
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