CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

PER MARE VERSO IL MONDIALE BRASILIANO

Il fantasma di Superga, però, è li, dietro l’angolo, pronto a far sentire la sua nefasta presenza: presidente della Commissione tecnica è quel Ferruccio Novo che su un aereo ci ha perso una squadra completa e che non vuole ripetere l’esperienza; ma è tutto il movimento ad essere ancora sotto shoc. Ad onor del vero, va anche aggiunto che le trasvolate intercontinentali non sono ancora del tutto sicure, pertanto l’idea di Noo trova grande sostegno. Ancor più irremovibile al proposito è il giornalista Aldo Bardelli, altro componente la commissione tecnica. La paura attanaglia anche gli stessi giocatori, primo fra tutti Benito Lorenzi, il quale, con la vena polemica che lo contraddistingue, avvalla la decisione presa.

Così come hanno fatto quasi quarant’anni prima il Torino e la Pro Vercelli, allorché affrontarono lunghe tourné in terra sud americana, la squadra parte in nave da Napoli, dove i ventidue azzurri hanno ricevuto il primo bagno di folla.

  Il viaggio dura due settimane ma dopo pochi giorni tutti i palloni sono già caduti in mare. Avviene così che i giocatori, più che da atleti, si comportino da normali croceristi e come si sa, la vita di bordo su un transatlantico propone molte distrazioni. La preparazione al mondiale si risolve quindi in sedute ginniche per nulla pesanti. Tuttavia il morale è alto e attorno alla squadra c’è fiducia. Si sbarca a San Paolo,
evitando di recarsi a Rio de Janeiro dove si sarebbe tenuta la cerimonia di apertura, anche perché il primo incontro è previsto il giorno successivo e l’ulteriore lungo viaggio in treno sarebbe stato troppo faticoso da sopportare. A questo punto, come spesso succede e come ancora succederà in questo lavoro, diamo la parola a chi su quella nave c’è stato e ha visto cos’è accaduto. Gianni Brera racconta:

GIANNI BRERA RACCONTA

«Poi si parte, con la maledetta Si­ses, e io m'illudo che il forzato riposo abbia sugli azzurri lo stesso effetto che ebbe su Luigi Beccali in viaggio per i Giochi di Los Angeles, dove trionfò sui 1500 metri. Gli azzurri hanno un duro campionato al...
E’ opportuno leggere anche il racconto dell’allora decano dei giornalisti della Gazzetta dello Sport Angelo Rovelli, certamente meno poetico, ma molto più esaustivo:

ANGELO ROVELLI RACCONTA

«La partenza della Sises era l'avvio di un paio di settimane micidiali, le cui conseguenze sarebbero esplose non appena giunti a destinazione. Certo, per i turisti che facevano le vacanze sulla Sises, la traversata era salutare con svaghi e riposi; ...
Mentre gli azzurri sono in procinto di raggiungere le coste del Brasile, il Belgio, il 18 giugno, ospita la quinta gara del campionato iridato di Formula 1. Ancora una volta Fangio e Farina monopolizzano la prima fila e scattano al comando, seguiti dal compagno Fagioli. Dopo cinque giri il vantaggio dei due è tale da indure gli ingegneri ad impartire loro l’ordine di rallentare. La scuderia italiana perde la vetta solo in seguito alle operazioni di cambio-gomme, lasciando momentaneamente la vetta alla Talbot e, dopo il ritiro di questa, alla Ferrari di Ascari. Il dominio della “rossa” è breve a causa del cambio gomme. Le Alfa tornano padrone della corsa, ma un guasto alla trasmissione costringe Farina a perdere posizioni. Vince Fangio davanti a Fagioli, a Rosier sulla Talbot, a Farina ed Ascari. I tre punti conquistati permettono a Nino Farina di rimanere in testa alla graduatoria con cinque punti di vantaggio su Fagioli e sei su Fangio.

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