CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

IRLANDA DEL NORD-ITALIA 2-1: AZZURRI A CASA!

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Per l’intero calcio italiano, a metà del mese di gennaio arriva il momento della verità: la nazionale azzurra si reca in Irlanda per disputare l’ultima partita del girone di qualificazione ai mondiali di Svezia. In realtà si tratta di un recupero, reso necessario da quanto accaduto oltre un mese prima all’arbitro ungherese Szolt, bloccato in patria dalla nebbia.

Dopo aver accantonato Giampiero Boniperti, per questa sfida decisiva Alfredo Foni lascia fuori anche gli esperti Giuseppe Chiappella e Sergio

Cervato sostituendoli con gli interisti Giovanni Invernizzi e Guido Vincenzi, mentre in avanti Guido Gratton viene avvicendato da Nino Da Costa che con Schiaffino,

Montuori, Ghiggia e Pivatelli dovrebbe costituire una linea avanzata tutta tecnica e fantasia, accontentando in questo modo la critica.

215: Belfast (Windsor Park) – mercoledì, 15 gennaio 1958 – ore 14,15

IRLANDA DEL NORD- ITALIA 2-1 (Q.M: VIII gir., 4’agara)

RETI: 13′ McIlroy, 28′ Cush, 56′ Da Costa (I)

IRLANDA DEL NORD: Uprichard, Cunningham, McMichael, D. Blanchflower (cap.), J. Blanchflower, Peacock, Bingham, Cush, Simpson, McIlroy, McParland. C.t.: P.D.

Doherty.

ITALIA: Bugatti (Napoli) 6, Guido Vincenzi (Inter) 3, Corradi (Juventus) 6, Invernizzi (Inter) 1, R. Ferrario (Juventus) 9, Segato (Fiorentina) 17 (cap.), Ghiggia

(Roma) 4, Schiaffino (Milan) 4, Pivatelli (Bologna) 7, Montuori (Fiorentina) 9, Da Costa (Roma) 1. C.T.: Commissione tecnica federale; all.: A. Foni.

ARBITRO: Zsolt (Ungheria).

SPETTATORI: 43.000

Quella scesa in campo a Belfast è una formazione timorosa e incapace di reagire al proverbiale urto agonistico delle compagini anglosassoni e così,

dopo mezz’ora, i padroni di casa chiudono praticamente la questione qualificazione.

Nell’intervallo gli azzurri riordinano le idee e l’inizio della ripresa è incoraggiante al punto tale che, quando l’esordiente Da Costa insacca il 2 a 1, si riaprono

le speranze di un clamoroso aggancio ad Irlanda e qualificazione. A questo punto i padroni di casa la mettono sulla rissa, ai nostri saltano i nervi e ne fanno le

spese con l’espulsione di Alcide Ghiggia a metà del secondo tempo. Con un uomo in meno risulta difficile opporsi alla forza agonistica dei giocatori in maglia verde

che riescono così a conquistare una vittoria storica in quanto permette loro di partecipare per la prima volta nella loro storia alla fase finale del campionato del

mondo estromettendo una grande tradizionale come l’Italia, che evidentemente grande non lo è più.

Questo, probabilmente, è il momento più brutto del calcio italiano. Il piano di rifondazione partito dopo la catastrofe di Superga (sempre ammesso che realmente ve ne

sia stato uno) è fallito definitivamente. Sul banco degli imputati salgono il presidente federale Ottorino Barassi e il tecnico Alfredo Foni. La crisi, però ha radici

ben più lontane. Innanzitutto dopo Superga è mancato un uomo con le idee chiare capace di dare un indirizzo certo al lavoro da svolgere. Di commissione in commissione

sono scese in campo formazioni ricche di talenti ma senza un’anima ben definita che solo un allenatore dalle idee chiare, in pratica un successore di Vittorio Pozzo,

(o il tecnico piemontese stesso) sarebbe stato in grado di garantire.

Si sono ricercate le cause dei continui fallimenti nelle troppe squadre partecipanti alla serie A e nella presenza di troppi stranieri. E’ vero che i ruoli chiave

delle formazioni italiane sono tutti in mano a giocatori d’oltre-confine, ma è altrettanto vero che molti di questi giocano anche per la maglia azzurra e che, a

differenza degli anni trenta, non c’è stato nessuno in grado di motivarli a dare il massimo.

Vent’anni prima la serie A era composta solamente da 16 compagini, ma ci sembra doveroso ricordare che negli anni trenta tutte le trasferte venivano effettuate in

treno o in autobus, perdendo giorni preziosi di allenamento, mentre ora l’aviazione civile è già molto sviluppata facendo risparmiare tempo alle compagini.

Si propongono soluzioni, si accusano persone, ma i problemi rimangono aperti.

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