CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LA FUGA DELL’HONVED: FINE DI UN MITO!

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In Australia, intanto, iniziano i quarti di finale del torneo olimpico. Si gioca una gara al giorno, in modo da mantenere la competizione all’interno dell’impianto principale, garantendo a tutte le gare una bella cornice di pubblico. Sembrano tramontare i tempi in cui si disputavano le gare su campetti di provincia davanti a qualche centinaia di persone.
Melbourne (Olympic Park) – mercoledì 28 novembre 1956

JUGOSLAVIA – STATI UNITI 9-1

RETI: Veselinovic 3 Mujic 3, Antic 2, Papec; Zerhusen

JUGOSLAVIA: Radenkovic, Koscak, Radovic; Santek, Spajic, Krstic; Sekularac, Papec, Antic, Veselinovic, Mujic.

STATI UNITI: Engedahl, Conterio, Wecke; Snylyk, Keough, Dorrian; Murphy, Mendoza, Zerhusen, Monsen, Looby.

ARBITRO: Swain (Nuova Zelanda) HT:

SPETTATORI: 20.000.
Ancora una volta la nazionale statunitense va incontro ad una disfatta contro una nazionale europea. L’impresa brasiliana, con l’incredibile vittoria per 1 a 0 sull’Inghilterra, è ormai un lontano ricordo. Nella terra del basket e del baseball non si è riusciti a capitalizzare la magia di quel grande momento e il calcio sarà destinato a diventare una disciplina di nicchia.

Mentre il mondo si gode questi grandi momenti di sport e mentre l’Europa si gode il nuovo spettacolo della Coppa dei Campioni, una nazione vede compiersi il dramma; dopo un mese di battaglie, le forze sovietiche restaurano il regime comunista in Ungheria destituendo ed arrestando il primo ministro voluto dal popolo Imre Nagy. Si è trattato di un autentico bagno di sangue, con morti tra la popolazione e numerosi arresti.

I fatti d’ottobre si ripercuotono anche sul calcio magiaro: poco prima della rivolta popolare l’Honved, compagine di cui fanno parte quasi tutti i componenti della grande nazionale che ha incantato il mondo nel 1954 sta disputando una serie di amichevoli in giro per l’Europa. Per dimostrare che sul suolo ungherese non sta accadendo nulla di particolarmente tragico il governo provvisorio fa prolungare la tourné al club di Budapest.

Nel momento in cui i calciatori magiari hanno appreso che il governo di Nagy è stato destituito, decidono di non far più ritorno in patria chiedendo asilo politico nelle nazioni in cui si trovano. E’ la fine di una grande squadra e per molti di loro anche di gloriose carriere.
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