CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

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CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1955-56

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La stagione 1955-56 passerà alla storia per essere stata letteralmente dominata da una squadra formidabile sia dal punto di vista tecnico, con quei due terzini entrati nella storia del calcio, un asso indiscutibile come Julinho, un centrocampo d’acciaio, un centravanti di sfondamento simile al Vieri di oggi; e sia dal punto di vista tattico perché il tecnico romano ha inventato un ruolo nuovo, ala tornante, per un giocatore modesto ma essenziale, come Prini. Il modulo verrà successivamente
“copiato” nientepopodimeno che dal Brasile, con Zagalo nelle stesse mansioni, a fianco di campionissimi come Garrincha, Didi, Vavà, Pelè.

Dietro ai viola una serie di compagini che hanno proceduto a fiammate brillando per discontinuità. Se la squadra toscana rivela un disegno tattico preciso con tutti i giocatori messi al loro posto, le altre, a partire dal Milan campione uscente, sembrano più un’accozzaglia di campioni dal cui estro dipende il buon esito o meno delle partite. Succede così che una compagine composta da onesti mestieranti data per spacciata all’inizio, ci riferiamo al Padova, ottenga un onorevolissimo ottavo posto precedendo squadre ricche di campioni come Juventus e Napoli. Inizia qui la vera leggenda di Nereo Rocco, tecnico che, dopo aver fatto sognare la Triestina, si era un po’ eclissato, ma ora per lui verranno anni di sola gloria.

Con la stagione appena conclusa la serie A saluta (per il momento definitivamente) due compagini che a loro modo hanno fatto la storia del nostro calcio: si tratta del Novara e della Pro Patria. I piemontesi hanno fatto parte del quadrilatero delle meraviglie composto da Novara, Alessandria, Casale e Vercelli, che negli anni dieci e venti costituiva il motore propulsivo del nostro calcio. Dopo un periodo di grigiore, i novaresi sono ritornati nell’elites italiana a metà degli anni trenta raggiungendo anche una finale di Coppa Italia. Retrocessi nuovamente prima della seconda guerra mondiale, i piemontesi hanno trovato nel direttore sportivo Luciano Marmo l’anima che per otto anni ha permesso loro di disputare buoni campionati. Mago del mercato, egli ha portato in maglia blu grandi campioni come Silvio Piola, Bruno Pesaola, Dionisio Arce e il danese Bronee. Una volta perso questo grande elemento i piemontesi non riusciranno più a trovareuomini del genere, ma nemmeno gruppi socetari capaci di operare i giusti investimenti.

Anche la Pro Patria è stata a suo modo una società storica costituendo uno dei vivai più fertili di questi primi sess’antanni di calcio italiano.
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