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ALBERTO ASCARI: DAL MIRACOLO ALLA TRAGEDIA

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Nel frattempo la nazionale azzurra inizia la preparazione in vista della gara d’esordio nella nuova edizione della Coppa Internazionale. La Federazione vuol fare le cose per bene e, in vista di questo importantissimo evento, ferma il campionato per un turno, concedendo, in questo modo, ben due settimane di tempo al tecnico Foni per cementare il gruppo. Avviene così che, per questa volta, sia la Formula 1 a farla da padrona nelle cronache sportive della domenica priva di nazionale e serie A. Torna il mondiale, di scena sul circuito cittadino di Montecarlo. C’e molta curiosità attorno alla Lancia di Alberto Ascari, capace di conquistare la pole position. Il pilota lombardo, però, non è autore di una partenza azzeccata, ed al primo giro si ritrova in quarta posizione, preceduto da Fangio, dal compagno di squadra Castellotti e da Moss. Al 10º giro, dietro al leader Fangio, troviamo Moss, poi Ascari che ha appena superato Castellotti, e la Maserati di Behra. Quest’ultimo però rinviene fortissimo e risupera prima Castellotti e poi anche Ascari, portandosi al terzo posto alle spalle del duo Mercedes. Al 35º giro, Castellotti è costretto al box per far controllare una ruota ma anche per rabboccare il carburante. Al 40º giro la situazione è: 1° Fangio, 2° Moss (molto vicino al compagno di marca), 3° Behra a 43” e 4° Ascari a 50”, 5° il sorprendente Maurice Trintignant con la Ferrari (staccato però di 1’20” da Fangio), 6° Mières e 7° Villoresi. Al 42º giro, Behra si ferma lungamente al box per sistemare un raccordo della tubazione dell’olio e viene doppiato. Alla Maserati si pensa di far passare Behra alla guida della macchina di Cesare Perdisa (in miglior posizione), mentre al bolognese non resta che sistemarsi al volante della più attardata macchina di Behra. Poco prima di metà gara, il primo vero colpo di scena di questo Gran Premio: Fangio si ritira per la rottura del ponte. Passa così a condurre M
oss, con 1’22” di vantaggio sulla D50 di Ascari. Tutti gli altri sono già stati doppiati: Trintignant è 3°, Mières è 4°.

Malgrado l’enorme vantaggio, Stirling Moss continua a tirare come un ossesso, forse per giungere a doppiare anche Ascari, che è l’ultimo concorrente a pieni giri. Ecco che quando mancano venti giri al termine Moss è fermato da un guasto di motore e Ascari si trova in testa; i numerosi italiani presenti si accingono a festeggiare il nuovo leader della corsa, quando il milanese, alla “chicane” del porto, finisce in mare.

Come riferito dallo stesso Ascari nelle ore successive, la causa del guaio sarebbe stata il bloccaggio del freno anteriore destro, che avrebbe innescato una sbandata verso l’esterno, incontrollabile: dovendo scegliere tra un muretto di sabbia, una piccola tribuna affollata e l’acqua, il pilota finisce per scegliere quest’ultima, considerandola il male minore. Una seconda ipotesi è quella della sbandata sull’olio lasciato sul tracciato dal motore in avaria della Mercedes di Stirling Moss, transitata poco prima. Alberto comunque sguscia dalla macchina inabissata e risale a galla raggiungendo il sommozzatore che già si è tuffato in suo soccorso. Anche se ricoverato precauzionalmente all’ospedale di Monte Carlo, il pilota è praticamente illeso. Riporterà qualche escoriazione e la rottura del setto nasale.

Al comando del Gran Premio viene così a trovarsi il regolare Trintignant con la Ferrari. Il solo ulteriore momento entusiasmante della corsa è dato dall’inseguimento di Castellotti, che si porta a 15” dal nuovo leader e riduce poi il distacco fino a soli 11”. L’inseguimento però non ha successo, e nelle ultime tornate il lodigiano della Lancia è costretto a ridurre il ritmo, tanto che alla fine il distacco sale nuovamente a 20”. La corsa si conclude con la prima vittoria in Formula 1 di Maurice Trintignant (coltivatore di viti in quel di Nimes e zio dell’attore Jean-Louis), con il posto d’onore di Castellotti con la D50, con la terza piazza della Maserati di Behra.

Quattro giorni dopo l’incidente di Montecarlo, Ascari si trova nella sua casa a Milano dove sta curando le ferite riportate nel salto in mare. In mattinata riceve una telefonata dagli amici Villoresi e Castellotti, i quali lo invitano a raggiungerli a Monza, dove stanno testando una Ferrari 750 Sport per il successivo Gran Premio Supercortemaggiore. Ascari si reca all’autodromo in abiti borghesi. La sessione di prove è terminata, ma prima di andare a pranzare Ascari chiede di fare non più di tre giri di allenamento, giusto per prendere confidenza col mezzo. All’ultimo passaggio, nella stessa curva che lo aveva visto uscire di pista nei test con la Lancia D50 l’anno precedente, la macchina sbanda e si capovolge, schiacciando il pilota, morto sul colpo. Inutile risulta, infatti, il tentativo di rianimazione ed Ascari giunge all’ospedale di Monza ormai privo di vita. Ancora oggi le cause dell’incidente sono sconosciute. Le reazioni di cordoglio sono unanimi e la scomparsa del pilota italiano suscita una profonda commozione in tutto il mondo dello sport, a partire dall’amico-rivale Fangio, il quale si dichiara molto colpito e sconvolto dalla notizia. Se ne va uno dei personaggi più vincenti del movimento sportivo italiano anni cinquanta. Leggendari rimarranno i suoi titoli mondiali 1952 e 1953.

In seguito alla morte del suo pilota di punta la Lancia annuncia immediatamente l’addio alle competizioni e cede tutto il materiale tecnico, vetture e motori, alla Ferrari.
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