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RIESPLODE IL CASO MONTESI

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I risultati della domenica e la difficile situazione al confine triestino con le truppe di Tito alle

porte, sono gli argomenti di discussione di questo primo lunedì d’ottobre. Tutto, almeno per un paio di giorni, è

destinato a passare in secondo piano: nel numero della rivista scandalistica Attualità in edicola il giorno 6, si trovano

scottanti rivelazioni riguardanti la morte della giovane Wilma Montesi. Nel suo articolo intitolato “La verità sul caso

Montesi”, il direttore del giornale Silvano Muto riporta i risultati di un’inchiesta da lui condotta negli ambienti del

bel mondo romano, fondata principalmente sui racconti della ventitreenne Adriana Concetta Bisaccia, aspirante attrice che

sbarca il lunario svolgendo la professione di dattilografa. La ragazza racconta di aver partecipato con Wilma ad un’orgia

nella località di Capocotta, presso Castel Porziano, alla quale presenziavano anche personaggi famosi della Capitale. A

dire della Bisaccia, la vittima avrebbe assunto un cocktail di droga ed alcool, che le sarebbe stato letale. Alcuni

partecipanti avrebbero trasportato il corpo esanime sulla spiaggia e lo avrebbero abbandonato. Tra questi ci sarebbero

stati proprio Piero Piccioni e il Marchese Ugo Montagna, proprietario della tenuta.

La notizia, com’è facile immaginare, ha l’effetto di una bomba. Nel volgere di pochi giorni tutti i maggiori quotidiani

tornano ad occuparsi del caso, mentre Muto viene perseguito penalmente dal procuratore romano Angelo Sigurani per

diffusione di notizie false e tendenziose, e querelato dal Marchese Montagna.

I partecipanti all’orgia, definiti dalla stampa capocottari, rappresentavano l’alta società romana, ed era facile vedere

dietro l’operato delle forze dell’ordine un disegno volto a proteggere questi personaggi.

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