CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1952-53

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Da un primo sguardo veloce alla classifica finale, si potrebbe supporre che il campionato 1952-53 sia stato uno dei più combattuti della storia del calcio. Non è così: si è trattato di una cavalcata trionfale di una compagine che ha fatto della difesa il proprio punto di forza. Il tecnico Alfredo Foni non ha avuto nessuna remora a disporre i suoi secondo lo schema del “catenaccio”, modulo di gioco già adottato dalle piccole squadre ma che, secondo i puristi, non si addiceva alle grandi. Milan e Juventus infatti continuano a giocare secondo i dettami del sistema aprendo in questo modo un grande dibattito tra i sostenitori del catenaccio e quelli dello schema tipicamente anglo-sassone soprattutto per il gioco di una nazionale in chiara crisi d’identità.

Questa classifica ha nascosto anche un altro dato: il gap esistente tra le tre grandi: Juventus, Inter e Milan e tutte le

altre. Il Napoli dei colpi stramilionari è uscito subito dalla contesa per lo scudetto, mentre Roma e Bologna, pur

schierando ottime individualità, dimostrano di essere tutto sommato fragili per
rimanere ai vertici un’intera stagione.

Infine continua la crisi del Torino: il Presidente Ferruccio Novo non riesce a ricostruire una compagine degna di quella

scomparsa a Superga sia perché sul mercato non ci sono talenti del calibro dei vari Mazzola, Gabetto o Menti, sia perché

lo stesso industriale piemontese non ha più la forza economica di portare in granata elementi di primo piano. Novo viene

preso dallo scoramento e, probabilmente molto saggiamente, decide di lasciare il mondo del calcio
al quale ha regalato forse la più grande squadra di tutti i tempi.

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