CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

LA RIFORMA AGRARIA: MA PER I CONTADINI È ANCORA MISERIA!

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A metà ottobre si disputa la sesta giornata di un campionato caratterizzato dalla fuga del Milan. I rossoneri possono incrementare il proprio bottino di successi affrontando tra le mura amiche la Lucchese, mentre Roma vive l’appuntamento stagionale più atteso: il derby.
6a GIORNATA: domenica 15 ottobre 1950        

 Bologna – Padova        2-2    

43′ Cappello (BO), 46′ Matteucci (BO), 80′ Celio I, 82′ Curti

Fiorentina – Juventus   1-2    

25′ J. Hansen, 34′ Galassi (FI), 58′ J. Hansen

Milan – Lucchese        2-0    

15′ G. Nordahl, 83′ Burini

Napoli – Genoa          1-1    

37′ Mellberg, 77′ Bacchetti (NA)

Palermo – Novara        3-2    

9′ Sukru, 22′ Vycpalek, 26′ Piola (NO), 66′ Sukru, 76′ Feccia (NO)

Pro Patria – Inter      2-0    

19′ Martini, 55′ Vinyei

Roma – Lazio            0-1    

79′ Flamini

Sampdoria – Triestina   3-1    

41′ Begni (TS), 50′ Bassetto, 87′ Lucentini, 90′ Gei

Torino – Como           2-2    

21′ Turconi II, 67′ Frizzi (TO), 70′ Santos (TO) rig., 78′ Meroni

Udinese – Atalanta      2-1    

15′ Perissinotto, 24′ Mariani (AT), 47′ Roffi

 CLASSIFICA:

Milan 12; Bologna 11; Juventus 10; Inter e Lazio 9; Como e Palermo 8; Torino e Udinese 6; Padova, Pro Patria e Triestina 5; Atalanta, Fiorentina, Genoa, Napoli e Sampdoria 4; Novara 3; Roma 2; Lucchese 1.
 Nordahl e Burini, talento emergente del calcio italiano, trascinano il Milan alla vetta solitaria del campionato. Il Bologna, infatti viene fermato sul pari in casa dal Padova abile a rimontare il doppio svantaggio con Curti e Martegani, due sudamericani che stanno facendo sognare i tifosi bianco-rossi. Tuttavia la copertina spetta alla Pro Patria abile a sconfiggere la grande Inter.

La settimana intanto si chiude con un avvenimento che cambia la vita di milioni di persone: il 21 ottobre, infatti, il Parlamento vara la Legge sulla riforma agraria con l’espropriazione di terre incolte da assegnare ai contadini. Per questa classe di lavoratori abituata a stenti e a miseria, ma soprattutto
abituata da secoli e secoli ad obbedire alle volontà dei proprietari dei terreni che hanno lavorato, si tratta della realizzazione di un sogno. Tuttavia a gioco finito questa riforma si rivelerà un fallimento per l’eccessivo frazionamento che impedisce agli assegnatari di dotarsi di macchinari adeguati e per la mancata creazione di strutture cooperative. In pratica ci si riduce a consegnare terreni per una appena sufficiente autoproduzione e autoconsumo. “I 500.000 ettari di 8000 proprietari terrieri (che lo Stato pagherà per l’esproprio) saranno divisi tra 100.000 famiglie di contadini. Il criterio è quello
di scegliere i terreni che assorbano più mano d’opera per renderli produttivi; si tratta per lo più di aree depresse, incolte, usate per la caccia al cinghiale (o altre attività venatorie), ma che tuttavia per gli ex proprietari frutteranno una vera pioggia di miliardi. Ad esempio dei 20.000 ettari posseduti dal principe Torlonia nel Fucino e a Canino, in cambio della terra scorporata riceverà secondo la legge un quarto del valore in contanti, 2 miliardi e 850 milioni circa, cifra che casa Torlonia non ha mai toccato con mano neppure ai tempi fortunatissimi del banchiere.
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