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IL PROCESSO ALLA “VOLANTE ROSSA”

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Il 20 febbraio, senza diritto di voto, l’Italia viene ammessa nel consiglio delle Nazioni Unite. Il giorno successivo, la Corte d’Assise di Venezia mette un punto fermo su una vicenda al centro della cronaca nera fin dal giorno successivo alla fine della II Guerra Mondiale. Si conclude infatti il processo alla Volante Rossa, organizzazione filo-comunista, sorta dalle ceneri dei Gruppi d’Azione Proletaria (GAP) che tra il 1947 e il 1949 si è resa protagonista di agguati violenti contro esponenti del mondo liberale, di persone vicine agli ambienti politici democristiani, nonché contro ex fascisti. All’inizio, in verità, l’organizzazione si è formata a Milano allo scopo di proteggere gli esponenti del mondo proletario dagli attacchi violenti di alcune organizzazioni di destra estrema, ma le azioni sono andate ben oltre gli scopi originari.

In questo 21 gennaio, nei confronti dei componenti de’ La Volante Rossa, vengono emesse ben 32 condanne, di cui 4 all’ergastolo contro i capi storici Eligio Trincheri, Giulio Paggio, Paolo Finardi e Natale Buratto.

Viene praticamente posta la parola fine su un’organizzazione capace di commettere delitti efferati, alcuni dei quali puniti, altri rimasti oscuri ed altri probabilmente attribuiti seguendo dicerie e leggende. Si narra che le vittime, molte ignote, venissero fatte sparire gettandole dentro al Lago Maggiore, oppure bruciandole negli altoforni. Resta il fatto che, l’organizzazione, funge da utile cartina di tornasole della tensione sociale che ha attraversato la nazione negli anni successivi alla Guerra, per sopirsi negli anni del boom economico, per poi riesplodere negli anni settanta.
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