CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

CONSIDERAZIONI SUL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO 1950-51

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Va in archivio uno dei più bei campionati della storia del calcio italiano che ha visto il ritorno sul

trono d’Italia di una delle società più antiche del nostro calcio. La rinascita del Milan è dovuta principalmente

all’opera di Umberto Trabattoni, l’industriale di Seregno che ha acquistato la società
circa dieci anni prima e che, anno dopo anno, ha cercato di portare a Milano elementi in grado di farle fare il giusto

salto di qualità, contemporaneamente tenendo conto dei talenti fiorenti in un vivaio che si appresta a diventare uno dei

più floridi d’italia. Poi, nel 1949 l’intuizione di portare
a Milano tutti assieme Green, Nordahl e Liedholm l’ossatura della nazionale svedese campione olimpica a Londra.

Assieme ai gol, i tre svedesi portano una mentalità vincente mai vista prima, di cui ne sono prova le undici vittorie

esterne stagionali che hanno bilanciato notevolmente le tre sconfitte casalinghe subite. Su consiglio dei tre vichinghi

arriva in panchina Lajos Czeizler, allenatore ungherese fuggito in Svezia durante la guerra capace di organizzare

tatticamente lo strapotere fisico dei giocatori di quella terra, dando loro il piacere  di progredire tecnicamente. Oltre

a questo, Czeisler porta in Italia un nuovo modo di stare in campo: non più rigide marcature a uomo, di prassi sia nello

schema WM, sia nel catenaccio, ma un embrione di zona che ha permesso a rudi difensori come Arturo Silvestri, ad esempio,

di togliersi la soddisfazione di andare a rete un paio di volte.

Per di più, dalla Svezia sono arrivate tecniche innovative d’allenamento, unite ad un’attenzione particolare per la cura

fisica del giocatore anche quando questi si trova a riposo. Tutto questo fa del Milan la società all’avanguardia negli

anni Cinquanta.

Dietro  ai rossoneri è giunta l’Inter nella quale Nyers, Skoglund, Lorenzi, Wilkes e Armano non hanno dato meno spettacolo

rispetto ai cugini rivali. La Juventus dei fratelli Hansen e di Boniperti lascia lo scudetto con onore dimostrando di non

essere un complesso finito. Dietro a queste tre squadre c’è il vuoto in quanto le altre non possiedono gli stessi mezzi

economici. In ogni compagine, però, si è messo in mostra qualche grande talento
in grado di far sognare i propri tifosi. Ci riferiamo al paraguayano Arce  uno degli artefici del quarto posto della

Lazio, al viola Egisto Pandolfini, uno degli uomini nuovi del calcio italiano, alla coppia bolognese Cervellati-Cappello,

agli atalantini Soerensen e J.H. Hansen e a molti altri che fanno
del nostro torneo uno dei più belli del mondo.

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