CENT'ANNI DI STORIA D'ITALIA RACCONTATI DAL CALCIO

PARTE IL PRIMO CORSO ALLENATORI

Nell’estate del 1949, però, la federazione si segnala per aver organizzato il primo vero corso per allenatori svolto dal 23 luglio al 2 agosto presso ilocali dell’Istituto dei Ciechi di Firenze. L’intento è quello di porre le basi per la creazione di qualche cosa d’innovativo: qualcuno, come il grande
Giovanni Ferrari, pensa addirittura ad un centro tecnico nel quale svolgere un vero corso. Il primo ciclo non si occupa solamente di tattiche, regolamenti o carte federali, bensì di plasmare persone ormai costrette a confrontarsi con giovanotti avviati sulla strada del divismo. I calciatori godono di una fama sempre crescente: soldi facili, ammiratrici e presidenti non all’altezza, perché troppo avari o semplicemente perché vedono nel possedere una squadra di calcio la soddisfazione di un capriccio, rendono necessaria la figura di una guida non solo tecnica, ma anche morale. Pertanto rettitudine, equilibrio ed amor patrio – ricordiamo che la guerra è finita da pochi anni – sono caratteristiche necessarie per essere ammessi a questo corso.

L’abilitazione ad allenatore può essere ottenuta in due fasi: superando un primo corso con esame scritto finale, che conferisce il titolo di aiuto allenatore e, dopo due anni attraverso un altro aggiornamento – sempre con esame finale –  con il quale conseguire il patentino.

Grande attenzione è riservata alla questione della preparazione fisica degli atleti. Finora, tranne casi eccezionali, essa è stata sempre portata avanti con metodi quanto meno empirici, che non tenevano conto dell’individuo. I carichi di lavoro sono sempre stati i medesimi per ciascun componente senza riguardo
per le peculiarità fisiche del singolo. Inoltre essa ha mirato esclusivamente alla preparazione della parte inferiore del corpo, quella interessata direttamente al gioco, creando talvolta disarmonie strutturali. A tutto questo si vuole porre rimedio.

Infine viene riservato spazio anche alla medicina sportiva di base e alla preparazione degli impianti sportivi.

Tutto ciò serve a porre limiti all’invasione di tecnici stranieri che al momento detengono ancora la titolarità della maggioranza delle panchine italiane.
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