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L’ASSASSINIO DELL’IMPERATRICE “SISSI” E L’ESPANSIONE DEL CALCIO NEL RESTO D’ITALIA

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L’odio che cova tra la povera gente emerge in modo clamorosamente il 10 settembre, un venerdì come tanti! Teatro dell’evento è la bella e signorile Ginevra, il cui lago la rende meta prediletta da molti esponenti dell’aristocrazia continentale. In quei giorni tra gli ospiti c’è anche l’imperatrice Elisabetta d’Austria, in incognito, in una delle sue tante “fughe” da Vienna, alloggiata presso l’Hotel Beau-Rivage, sul lungolago ginevrino, dove già aveva soggiornato l’anno precedente.




Negli stessi giorni a Ginevra soggiorna tale Luigi Lucheni, un venticinquenne nato a Parigi da madre italiana, Luigia Lucchini, fuggita dalle campagne attorno a Parma per partorirlo in incognito, essendo lui il frutto di un rapporto clandestino con un rampollo dell’alta società della provincia ducale. Il Lucheni risiede da qualche anno in Svizzera, dopo aver conosciuto: gli orfanatrofi francesi, dove la mamma lo ha depositato in fasce prima di emigrare negli Stati Uniti, quelli italiani, alternati a famiglie parmensi che gli hanno garantito povertà e vessazioni, l’esercito italiano, dove probabilmente poteva trovare una propria realizzazione (il Lucheni ha ricevuto una medaglia commemorativa per la partecipazione alla campagna d’Africa del 1891), prima che subisse, a suo dire, l’ennesima ingiustizia (la mancata attribuzione del ruolo di direttore del carcere di Napoli), e il lavoro in Svizzera, dove viene a contatto con gli ambienti anarchici, dove si parla di regicidio
Come una belva assetata di sangue, il Lucheni è alla spasmodica ricerca di una vittima: vuole entrare nei libri di storia. Non ha soldi per comprare un’arma degna di “cotanta impresa”, ma una lima ben affilata può bastare. Acquista anche il catalogo degli ospiti, dove non trova personalità interessanti. Si deve accontentare del pretendente al trono di Francia, ma questi sfugge al proprio destino!
Nel frattempo l’imperatrice “Sissi”,arrivata il 9, sempre vestita di nero dopo il suicidio del figlio Rodolfo, e col viso celato dietro una veletta – o un ombrellino – per nascondere i segni del tempo, trascorre una mattinata di shopping, in attesa del battello delle 13,35 per Montreaux. Così abbigliata, l’imperatrice è difficile da riconoscere, tanto da fidarsi a viaggiare senza scorta, accompagnata solamente dalla contessa Irma Sztáray.
A Ginevra vive anche Giuseppe Della Clara, commilitone del Lucheni, il quale viene a sapere da alcuni cocchieri locali della presenza di Elisabetta d’Asburgo: un obbiettivo non comune per entrare nella storia! Si apposta sul quai du Mont-Blanc, nascosto dietro un ippocastano ed al passaggio dell’imperatrice la pugnala al petto, con un unico colpo preciso sferrato con la sua lima sapientemente occultata in un mazzo di fiori. Immediatamente tenta la fuga, ma quasi subito viene fermato da quattro passanti, in attesa dell’arrivo della Polizia che lo arresta.
Nel frattempo l’imperatrice che correva verso il battello (la sirena della partenza aveva già suonato) si è prontamente rialzata dalla caduta, apparentemente senza danni! Solo una volta arrivata sul battello impallidisce e sviene tra le braccia della contessa Sztáray. Il battello fa retromarcia e la sovrana viene riportata velocemente nella sua camera d’albergo, dove muore un’ora dopo, senza aver ripreso conoscenza.
In commissariato inizia l’interrogatorio del Lucheni; quando gli viene chiesta la motivazione del gesto, la sua risposta parrebbe essere stata: «Perché sono anarchico. Perché sono povero. Perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi».
L’attentato ad Elisabetta d’Austria desta grande sensazione in tutto il continente e crea grande tristezza nell’Imperatore Francesco Giuseppe. Parte qui un culto destinato a creare una vera e propria leggenda. Intanto l’autopsia, effettuata dal dottor Mégevand, mostra che la lima ha trafitto il ventricolo sinistro e che Elisabetta è morta d’emorragia interna. Viene sepolta nella cripta degli Absburgo a Vienna, mentre per il Lucheni si profila una condanna all’ergastolo.
L’attentato alla bella imperatrice d’Austria costituisce argomento di conversazione nei salotti bene di questa fine xecolo, mentre il panorama sportivo nazionale si arricchisce di un altro avvenimento: il 2 ottobre, ancora una volta a Torino, si svolgono i primi campionati nazionali di Atletica Leggera.
Il nuovo gioco venuto d’oltre manica invece, piace tanto che inizia a diffondersi pure al di fuori dell’Italia settentrionale. Il 1 novembre 1898 dodici giovani ascolani fondano la Candido Augusto Vecchi, così chiamata in onore dell’omonimo colonnello garibaldino. Questa squadra costituisce l’embrione
del futuro Ascoli che negli anni settanta ed ottanta del XX secolo scriverà pagine importanti del nostro calcio.

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