CALCIO E STORIA

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IL CALCIO NELLA STORIA

Il calcio nella Storia: L’epoca prima di Cristo

Le prime testimonianze di un qualche cosa che richiami al calcio nella storia risalgono a circa 2600 anni prima della nascita di Cristo. In Cina, la gente è solita divertirsi giocando a tsu-chu, cioè “colpendo col piede (tsu) una palla di pelle imbottita in vario modo (chu)”. In Giappone, più o meno nello stesso periodo, si pratica il kemari. Due formazioni da otto uomini si affrontano con l’obiettivo di spedire una palla, un involucro di cuoio al cui interno viene posta una vescica d’animale gonfiata, in uno spazio delimitato da alberi ovviamente per mezzo di calci.
Un bassorilievo ateniese del IV secolo A.C. rappresentante un uomo mentre palleggia con la coscia, testimonia la presenza di un gioco simile anche nel mondo ellenico. Esso viene chiamato episciro, (episkyros) e prevede solamente l’uso dei piedi e si differenzia dal pheninda che contempla anche l’uso delle mani facendo assumere al gioco connotati più vicini a quelli del rugby. Tuttavia le due discipline non saranno mai contemplate nel programma olimpico del periodo. Anche il grande Omero, nell’Odissea, descrive Nausicaa impegnata in spiaggia con alcune amiche in un particolare gioco con la palla. Notizie di una simile attività ci sono anche nella cultura indiana.

Il calcio nella Storia: L’epoca romana

I romani dal canto loro disputano incontri di “arpastum” volgarmente detto piede palla. Il gioco diventa immediatamente popolare, accende passioni e attira molti spettatori.
Una buona squadra è subito motivo di vanto per la città che rappresenta. I ricchi proprietari vedono la possibilità, attraverso la popolarità della squadra locale, di conquistare simpatie tra i tifosi, e di avere consensi tra la folla, quando poi decidono di “scendere in campo” per entrare in una competizione politica. Servirsi delle insegne del calcio per scopi personali ed elettorali, già duemila anni fa è una furbesca risorsa nel costume greco e poi in quello romano.
Il tifo del calcio viene già sfruttato dall’ambizione di qualche arricchito, che senza molti riguardi, sponsorizzando una squadra, mercifica per i suoi scopi economici o politici, la manifestazione, i giocatori, i tifosi.
Le iscrizioni venute alla luce a Pompei, offrono delle testimonianze inequivocabili di quanto stiamo affermando. Esempio: il “Palazzinaro” arricchito Aulo Vettio, grande mecenate del calcio, decide di “scendere in campo” anche nella politica e opportunisticamente cerca voti attraverso la propaganda elettorale murale presso i tifosi della squadra che sponsorizza, dichiarando di essere meritevole di voti per il lodevole e munifico piacere e per il godimento che lui “ha sempre donato” al “popolo” con la “sua” “squadra di palla” molto famosa. Per ottenere questo consenso, nella sua propaganda elettorale ha utilizzato il nome, le insegne e i colori della squadra per farsi eleggere senatore. Di lui non è rimasto nulla come uomo politico, ma è passato alla storia solo per aver scalato il Senato utilizzando i piedi e non la testa.

Il Calcio nella Storia: l’Attività oltre gli italici confini

La popolarità del gioco varca anche gli italici confini. I legionari di stanza nelle varie zone dell’Impero sono soliti divertirsi prendendo a calci una palla. Pertanto non deve stupire se si trovano testimonianze ufficiali sulla versione latina di questo sport risalenti al 276 d.C.. Precisamente, ad un incontro che vede fronteggiarsi un gruppo di legionari, di stanza in un villaggio della Britannia, e un drappello di giovanotti locali. Vincono i “padroni di casa”, fondando, probabilmente in questo modo, la regola del “fattore campo”, in ossequio alla quale la squadra che gioca in casa parte favorita per la vittoria. Tuttavia siamo più propensi a credere che a determinare il successo dei Britanni abbia contribuito soprattutto la loro esperienza in un’attività sportiva che gli storici della materia considerano, all’unanimità, la vera antenata del moderno gioco del calcio, l’hurling. Il termine, probabilmente di origine scandinava, deriva dal verbo “to hurle”, colpire ovviamente la palla. Tuttavia, è data notizia di qualche occasione in cui, al posto della sfera d’ordinanza, si prende a calci il cranio mozzato di qualche velleitario conquistatore o quello di un tiranno detronizzato.

Il Medio Evo e il Calcio Storico fiorentino

Tanta crudeltà trova conferma nel carattere estremamente violento dell’hurling. Il gioco, infatti, attira nelle contrade britanniche i peggiori gaglioffi del tempo. Divisi in squadre talvolta costituite da centinaia di componenti, questi non si fanno sfuggire l’opportunità di darsele di santa ragione, sfogando tutta la loro aggressività con lo scopo – spesso secondario – di conquistare terreno spingendo il pallone con i piedi.
Dall’isola britannica verso la fine del 1200 giungono notizie ben precise riguardanti il gioco, ma anche dei primi incidenti che fanno da contorno alle dispute intorno alla palla di gomma o di cuoio gonfiato, arrivano i primi editti per regolare il gioco ma non fermano l’espandersi dello stesso: purtroppo negli incidenti dell’epoca ci scappa sovente il morto, tant’è che il Re Edoardo II
il 13 Aprile 1314 proibisce il gioco del “large footballs” a Londra e nei luoghi pubblici, finche con Enrico V si arriva alla totale messa al bando del gioco nel 1388, con un editto in cui lo definìsce “sport disonesto, inutile ed ozioso”, ma tale gioco seppur molto rude con regole non ben definite dilaga già in Scozia e Francia in diverse varianti, dove in seguito all’editto del Re inglese verrà poi boicottato proprio per la sua rudezza.
Dall’hurling, o “large football”, prendono quindi piede varianti “nazionali”: quella francese della soule, che diversamente dalla versione inglese contempla l’obiettivo di far passare la palla attraverso un’area delimitata da due pali; quella toscana del “calcio fiorentino”, (florentinum arpastum) commistione rinascimentale tra la veemenza anglosassone, espressa nell’ardore con il quale le contrade di Firenze si affrontano in campo, e le regole transalpine, tra cui quella importantissima del “traguardo” in cui spedire la palla.
Le compagini sono composte da 27 elementi soliytamente divisi in questo modo4 datori innanzi con il compito di difendere il proprio traguardo, 5 “sconciatori”, paragonabili ai moderni centrocampisti, 3 datori indietro, con il compito di rilanciare l’azione per i 15 innanzi paragonabili ai moderni attaccanti. Una simile disposizione rispecchia l’aggressività insita in questo gioco: le competizioni sono caratterizzate da risse dentro e fuori il campo che talvolta sfociano in tragedia.
Tutto ciò non impedisce comunque la diffusione dell’attività in altre città. Abbiamo molte testimonianze che si gioca anche a Bologna, Padova, Urbino, Mantova e Venezia. In alcune città, invece, essa viene proibita proprio perchè trasformatasi in un gioco violento sia per i giocatori, sia per i tifosi.
I primi trattati dedicati al calcio sono proprio fiorentini, di Antonio Scaino, Trattato del gioco della palla, e quello di Giovanni de Bardi, Discorso sopra il gioco del calcio fiorentino.
Dai due trattati scopriamo che questo antico gioco della palla era molto diverso dal moderno calcio; le caratteristiche si avvicinano piuttosto a quelle del rugby.
Un discorso a parte, merita l’accenno al PALLONE COL BRACCIALE, che lo stesso Scaino fa nel suo trattato.

Verso il Football: XVI, XVII e XVIII secolo

Il calcio – che in Inghilterra abbandona progressivamente l’appellativo di hurling per assumere quello a noi noto, football – è dunque affare pericoloso e per gente di cattive intenzioni. Lo afferma anche William Shakespeare nel Re Lear, quando mette in bocca al sovrano e al suo fido duca di Kent parole non esattamente compiacenti nei confronti del maggiordomo di una delle figlie di Lear, Osvaldo, definito “impostore, bastardo, animale, schiavo, mascalzone e abietto giocatore di football”. Il carattere così cruento di questo sport è comunque destinato a scomparire – meglio, a trasferirsi dal campo alle tribune-.
Un aiuto viene dalla definizione di regole sempre più precise, che impongono limiti all’azione indiscriminata dei giocatori, non più liberi di raggiungere il loro “traguardo” con ogni mezzo, anche il più violento. Strutturato con maggior precisione, il football assume nel tempo i connotati olimpici del rispetto dell’avversario. E della cavalleria, che nasce ufficialmente nel 1681 quando il re d’Inghilterra, dopo aver assistito ad una partita tra i suoi servitori e quelli del conte d’Albemarle, premia questi ultimi per la bella vittoria conseguita.
Nel XVIII secolo il calcio inizia quindi a prendere la fisionomia moderna. In questo periodo si contrappongono due correnti di pensiero: quella che prevede il solo uso dei piedi e quella che associa anche l’uso delle mani.
Lo scontro porta al risultato che l’Università di Rugby impone il suo regolamento “mani e piedi” e il contatto anche violento con l’uomo, mentre le altre, più portate all’eleganza che non all’irruenza, per distinguerlo nettamente lo chiamano “piede-palla”, cioè “foot-ball”. Per l’obiettivo della palla, cioè la “rete,” il primo sceglie come nome “meta” nome greco, il secondo “goal” che significa sempre la stessa cosa, meta, tradotto in inglese.

Il calcio si afferma nelle università d’Inghilterra

Nelle maggiori Università riscuote molta più fortuna il secondo regolamento. A Cambridge nel 1846 nasce la prima squadra di vero calcio moderno, il Cambridge Club Football. Quella di Harrow la imita; sorta nel 1855 il suo regolamento si rivela di un “RIGORE” bizzarro: per evitare che qualcuno tocchi la palla con le mani, viene imposto ai giocatori di indossare guanti bianchi.
Nel 1857 nasce l’Hallam Club Football, nel 1859 il Forest Club Football, nel 1862 a Nottingham il Nott County Football. All’inizio del 1863 si contano 11 squadre. Un giorno (il 26 settembre) gli undici rappresentanti si riuniscono alla Taverna Massonica del quartiere londinese di Lincoln. Esattamente un mese dopo danno vita alla FOOTBALL ASSOCIATION. Seguono altre riunioni “tecniche” per stendere un regolamento. Ma qui iniziano le accese discussioni su vari punti discordanti; finchè il successivo 9 dicembre avviene una scissione fra chi vuole il rugby e chi il calcio. In pratica l’ibrido calcio-rugby dura lo spazio di due mesi.
Nasce quindi il regolamento del gioco del calcio: misura del campo (max 120×90), misura e peso della palla (0,71 di circonferenza), numero dei giocatori (11), il tempo di gioco (90 minuti diviso in due tempi), i falli, le punizioni. Rimane l’annoso problema dell’uso delle mani. Esso viene risolto punendo “rigorosamente” questo tipo di fallo, e nello stesso tempo si decide di trovare un compromesso tra i due giochi: viene creato il ruolo del portiere (goalkeeper) l’unico autorizzato ad utilizzare piedi e mani per parare la palla, ma solo nella sua area (detta appunto poi di rigore).

Nascono le prime leghe

Il calcio, nel frattempo, si arricchisce di nuove leghe – intese come assemblee nazionali di club: quella scozzese (1871), quella gallese (1875), quindi l’irlandese (1880) che, quarantuno anni più tardi, si trasferirà da Londra a Dublino, divenuta capitale della Libera Repubblica d’Irlanda. Sempre nel 1871 si inaugura un torneo ancor oggi reputato dagli inglesi più importante dello stesso campionato per club: la coppa d’Inghilterra.
Nata per iniziativa di un gruppo di redattori del giornale Sportsman, la coppa viene conquistata per la prima volta dal club dei Wanderers (i Vagabondi), che il 16 marzo 1872 sconfiggono per 1 a 0 gli ufficiali del genio (Engineers) davanti a poco più di duemila persone. Nel giro di qualche anno le presenze negli stadi saranno destinate ad aumentare vertiginosamente fino ad arrivare alle 27.000 della finale di coppa tra Aston Villa e Preston.
Con il passare degli anni l’attività assume sempre più i connotati del professionismo, tanto che verso la metà degli anni ottanta si incomincia ad intendere il calciatore come lavoratore. Nel 1885, infatti, viene fondata la lega professionistica inglese, vale a dire l’assemblea delle società che fanno del calcio la loro attività principale, potendo contare sugli incassi, sui premi-partita, sulle scommesse, sul dovere di far quadrare i propri bilanci. Insomma, su tutto quello che pure ai giorni nostri costituisce il nucleo della vita di club quali Arsenal, Liverpool, Manchester United e affini.
Ma l’istituzione più importante che prende vita durante quei primi, pionieristici anni della storia del calcio è l’International Board: istituito nel 1886, è un comitato di esperti cui è demandato il compito di stabilire e aggiornare le regole del nuovo sport. Una delle sue prime azioni è l’istituzione della figura dell’arbitro quale giudice unico coadiuvato da due guardialinee nel 1890.
Il mosaico regolamentare del calcio, così come lo conosciamo, si completa l’anno successivo. il 14 settembre 1891 viene calciato il primo rigore ufficiale dell’intera storia del footbal. A trasformarlo è Joseph Health in una partita del campionato inglese: Wolverhampton Wanderers-Accrington Stanley 5-0. Causa della concessione della massima punizione è un fallo di mano di un centrocampista dell’Accrington. Dalle 12 yards, 11 metri, Healt non sbaglia iniziando la storia di uno dei momenti che più farà discutere attorno ad una partita di calcio: la concessione o meno di un calcio di rigore.
Prima di questa data altri penalties erano stati battuti, ma la regola non è ancora stata codificata nei termini da noi conosciuti. Il giocatore del Wolverhampton diventa il primo a segnare secondo i dettami della regola 14.

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