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RACCONTARE IL CALCIO PER RACCONTARCI

Le invenzioni della tecnologia e le scoperte scientifiche, identificabili rispettivamente nello sbarco dell’uomo sulla luna e nella scoperta dell’atomo (essenza della vita stessa), contrapposte agli orrori dei conflitti bellici più cruenti della storia culminati nella soppressione sistematica di un popolo per ragioni puramente razziali e nello sganciamento della bomba atomica, sono alcuni dei tratti essenziali del XX secolo.
Mai come in quest’arco di tempo la vita ha subito mutamenti così veloci e radicali: si è passati dal comunicare e dal far di conto con carta, penna e calamaio, alla presenza costante di elementi elettronici che svolgono qualsiasi operazione al posto nostro. Se prima ci si spostava a cavallo, o al massimo a bordo di qualche rudimentale bicicletta, ora si dispone di mezzi sempre più veloci che hanno fatto del mondo un grande paese. La tecnologia ha rivoluzionato pure il mondo del lavoro, rendendo sempre più veloce qualsiasi operazione.

Raccontare il calcio: il concetto di tempo libero

Tanta velocità ha lasciato alle persone un maggior numero di ore libere, ore da occupare. Nasce, questo già alla fine del XIX secolo in verità, il concetto di tempo libero, che dalle classi medie, inizia a trasferirsi a quelle della piccola borghesia, per arrivare, col progredire del Novecento, fino a quelle più basse. Uno dei primi effetti di questa mutazione è la nascita di circoli ricreativi aventi, quale scopo principale, l’organizzazione di eventi sportivi. Inizialmente si tratta di riunioni tra pochi intimi, ma la competizione piace ed unisce. Soprattutto, cosa non prevista, molti scoprono che è assai piacevole assistere da spettatore, parteggiando per l’uno o l’altro dei contendenti, gioendo in caso di vittoria del preferito, intristendosi in caso di sconfitta.

La figura del campione

Il calcio, il ciclismo, l’automobilismo, il baseball negli Stati Uniti ed altre discipline, nel corso degli anni iniziano a tenere incollate un numero di persone sempre maggiore, davanti alla radio prima e al televisore poi. Il campione diventa un modello da seguire, da imitare, per il quale ci si esalta o ci si deprime. Il moderno “eroe,” o la squadra sportiva, hanno la capacità di unire nella passione individui completamente diversi per censo, ideologia, religione o cultura. Padroni o operai, accumunati dalla medesima “fede” sportiva, gioiscono allo stesso modo per il successo in un gran premio, in un grande giro ciclistico o in un campionato mondiale.

Ecco perché raccontare il calcio!

In questo contesto il calcio si rivela senza dubbio la disciplina più adatta ad assolvere questa funzione, entrando fin dalle sue origini nei cuori di praticanti e semplici spettatori.
L’Italia, nazione storicamente sensibile al richiamo del campanile, si dimostra immediatamente un terreno particolarmente fertile per la diffusione della disciplina di codificata in Inghilterra (così come la conosciamo ora), fedele compagna di tutti gli avvenimenti storici, sia del secolo appena concluso, sia di quello appena iniziato.
Perciò “raccontare il calcio” con la sua storia non significa solamente narrare di partite e di gesti tecnici, ma anche raccontare l’evoluzione economica e culturale di un’intera nazione. Il calcio infatti ha finito con il coinvolgere tutti, appassionati e non, perché non c’è persona che nella propria vita sia rimasta assolutamente estranea all’argomento. Anche la semplice critica degli eccessi di questo mondo, implica automaticamente il coinvolgimento nella materia.
E proprio questo è il presupposto che ci induce a sostenere che nella storia del calcio possiamo ritrovare anche quella di noi stessi.

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