FACCIAMO CHE IL 2014-15 NON SIA SOLO UNA METEORA!

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La finale di Champion’s League di Berlino, nella quale il Barcellona ha sconfitto la Juventus per 3 a 1, ha sancito la chiusura dell’attività dei clubs per la stagione 2014-15, la quale, tra l’altro, ha visto il ritorno delle formazioni italiane tra le grandi del continente, pur rimanendo a secco di successi. Dato per scontato il rammarico per la sconfitta bianconera, avvenuta al termine di una partita nella quale i piemontesi si sono dimostrati all’altezza dello squadrone catalano, cerchiamo di capire se possiamo parlare di rinascita del nostro calcio, o se dobbiamo archiviare l’annata alla voce “eventi straordinari”.





Erano anni che il calcio italiano non viveva una serata del genere: da protagonisti; cinque anni fa abbiamo assistito al trionfo interista sul Bayern, ma lì di italiano c’era solamente il nome della società! Abbiamo vissuto pure una finale di Campionato Europeo, ma sono bastati solamente pochi minuti per desiderare che tutto finisse in fretta, tanta era la superiorità degli spagnoli! Ieri sera, nonostante Messi, Suarez e Neymar, nonostante il gol frettolosamente incassato e nonostante l’usuale sindrome da finale juventina, concretatasi in un primo tempo tutto sommato timido, c’era aria di battaglia! Qualcosa doveva succedere e, puntualmente il gol di Alvaro Morata, cuore e scuola madridista, ha acceso la luce su una partita a quel punto diventata bellissima! Gli uomini di Allegri – uno che il Barcellona lo ha anche battuto – si sono sciolti, hanno rischiato di passare in vantaggio, si sono arrabbiati per un intervento molto dubbio in area di rigore, per subire un gol arrivato dalla solita giocata di uno dei fuoriclasse avversari. Questa volta, però, i bianconeri non si sono disuniti, hanno provato, lottato e creato opportunità, ma non c’è stato nulla da fare e, a sancire il tutto, è arrivata la rete del brasiliano Neymar, probabilmente il migliore in campo – proprio all’ultimo respiro della partita. La gioia “azurgrana” sapeva tanto di liberazione da un incubo, avendo veramente rischiato l’incredibile, anche a causa di un filo di presunzione, palesata nella prima frazione di gara, quando, con la Juventus frastornata dal gol scioccamente incassato, non hanno spinto sull’aceleratore alla ricerca del gol del Ko. Fin qui la realtà di una serata straordinaria, che ha fatto il paio con l’ottimo cammino delle formazioni italiane in Europa League (capaci di spingersi fino alle semifinali), ma in prospettiva, possiamo parlare di rinascita vera?
Stando ai risultati la risposta arriverebbe da sè e non potrebbe che essere affermativa! In verità siamo di fronte ad una realtà stradominante in campo nazionale, avendo anticipato tutti sul piano organizzativo, a partire dalla costruzione dello stadio di proprietà. Ma dietro? Società ancorate a vecchi schemi, alimentate economicamente dai proventi derivanti quasi unicamente dai diritti televisivi, che vanno ad integrare le risorse messe a disposizione dai loro proprietari. Nemmeno gli stadi, vetusti ed inadeguati, costituiscono fonte di ricchezza, col pubblico costantemente in calo e il merchandizing non è altro che un’attività a latere. Investire in un sodalizio italiano non è attraente per le grandi compagnie che vogliono avvicinarsi al mondo del calcio. Emblematica è stata la decisione dei qatarioti di aprire i cordoni della borsa per fare grande il Paris Saint Germain, società dai grandi trascorsi in Francia, ma di pochissimo peso a livello continentale, avendo conquistato solamente una Coppa delle Coppe nel 1997.
Il gap tra le squadre italiane e le multinazionali straniere è davvero importante! Sintomatica è la decisione di Silvio Berlusconi di trovare un socio straniero perriportare il Milan ai massimi livelli, in quanto ormai persuaso di non poter sostenere da solo un simile onere! Molti stanno cercando di dotarsi di stadio di proprietà, dando anche solidità patrimoniale alle società, sul modello di quanto avviene all’estero! Ci sarebbe da discutere sul nuovo concetto secondo cui: “piccolo è bello!”, in controtendenza con quel che succede da altre parti con stadi da almeno 70.000 posti (senza parlare dei monumenti dove giocano Real e Barcellona). Da noi sembra che il pubblico non possa costituire una risorsa, ma quasi un fastidio, dati i numerosi incidenti che siamo costretti a registrare quasi in ogni partita di cartello. Le nostre società sembrano essersi ormai rassegnate all’emorragia di spettatori, accontentandosi di impianti che, solo tent’anni fa, erano considerati da squadra di provincia.
Per tornare alla domanda iniziale, la stagione appena conclusa può essere considerata un buon punto di partenza, ma se non si lavorerà per adeguare il nostro movimento agli standard tecnici e patrimoniali europei, tornando a pensare in grande, rimarrà solamente una parentesi felice in anni di grigiore!

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