DOPPIOPESISMO NELLA CULTURA DI STATO: ECCO LE CONSEGUENZE

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DOPPIOPESISMO: Tendenza a valutare comportamenti e opinioni in senso positivo o negativo, non in base ad argomentazioni valide, ma a seconda della personalità o del partito politico che li esprime
(definizione tratta dal dizionario La Repubblica)





riadattare le strutture?

Il doppiopesismo nella cultura: IL SERVIZIO DELLA TRASMISSIONE PIAZZA PULITA SULLE BABY GANGS DI NAPOLI

  • guarda il reportage
  • Non si può non rimanere vasiti nel vedere ragazzini di meno di 14 anni armati di pistole (fortunatamente alcune caricate a salve) e coltelli senza la minima paura del carcere (e di conseguenza della legge). Non può non stringere il cuore la voce roca e compromessa di Arturo che, a soli 17 anni dichiara di non poter più programmare la vita a lungo termine, per le conseguenze delle coltellate ricevute praticamente per il gioco dei suoi agressori. Non può non suscitare ammirazione la madre di Arturo, pronta a concedere il beneficio del dubbio al maggior indiziato dell’aggressione: un ragazzino di soli 16 anni. Infine, non si può non provare un moto di stizza davanti ad un eventuale rifiuto di collaborare da parte dei coetanei, perché “non si può tradire un compagno”, anche di fronte ad un delitto commesso! Giornalisticamente parlando, il reportage andato in onda nella trasmissione di Corrado Formigli è ineccepibile, a partire dall’atteggiamento della giornalista, abile nel tirar fuori quanto più a potuto da questi ragazzi, privi di qualsiasi punto di riferimento, che non sia la violenza.
    Ad un certo punto la reporter chiede ai ragazzi se seguono la fiction “Gomorra”, tratta dai libri di Roberto Saviano, giornalista/scrittore che, della malavita campana, ha fatto l’argomento principe dei suoi lavori, tanto da essere costretto a vivere sotto scorta. Scioccante la risposta: i fanciulli, perché questo sono, rispondono di amare i films e di trarne anche spunto, dando inconsapevolmente ragione ai detrattori di Saviano stesso, che lo accusano di fornire un’idea distorta di Napoli e di fungere da modello per i bos in erba, pronti ad emulare le gesta di quelli che ritengono veri e propri eroi.

    Il doppiopesismo nella cultura: CHI TRA ROBERTO SAVIANO E PIETRO GRASSO?

    Correttamente Roberto Saviano rivendica il diritto/dovere di raccontare realtà esistenti indipendentemente dai suoi libri, costantemente convertiti in opere cinematografiche. I ragazzi reclutati dalla camorra, lo spaccio di droga, le baby gangs formate da quelli che in gergo vengono chiamati “paranzini” sono il vero problema. Fatichiamo tuttavia a comprendere come possa lui collaborare alla stesura di libri di chi, come il Presidente del Senato Pietro Grasso, si è scagliato in passato contro alcune fiction prodotte dall’editore politicamente avversario, affermando che trasmissioni simili fanno del mafioso un modello positivo. Delle due l’una: o Pietro Grasso è stato folgorato sulla “via di Damasco” e dovrebbe tornare sui suoi passi, oppure Saviano stesso deve essere consapevole del rischio di creare modelli da seguire. Sinceramente, anziché negare questa possibilità, allo scrittore campano sarebbe bastato sottolineare i benefici dei suoi lavori, denunce autentiche e circostanziate di del degrado socio-morale in cui si dibattono milioni di italiani. Per molti di loro, il rivedersi ritratti in modo schietto e preciso, può costituire una spinta al cambiamento! Per giunta, da conoscitore delle dinamiche della comunicazione quale va certamente considerato, spetterebbe proprio a lui il compito di allertare e sensibilizzare le autorità circa i “danni collaterali” dei suoi lavori. Sarebbe certamente un’operazione di trasparenza ed onestà culturale che gli farebbe guadagnare in credibilità anche agli occhi miopi dei detrattori.

    Il doppiopesismo di stato: RACCONTIAMO MACERATA

    L’altro evento che sta squotendo l’opinione pubblica da oltre una settimana, sono i fatti avvenuti in provincia di Macerata. A Civitanova Marche, nell’ultimo weekend di gennaio, il corpo di una ragazza viene trovato in due sacchi, fatto a pezzi. Dopo accertamenti vari si scopre essere quello di Pamela Mastropietro, una diciottenne scappata da una comunità di recupero per tossico-dipendenti. Immediatamente si viene a sapere che la ragazza era entrata in contatto con un gruppo di persone provenienti dalla Nigeria, probabilmente per procurarsi qualche dose d’eroina, dopo di che il mistero. Quasi subito viene incriminato e fermato Innocent Osegale: è lui il presunto assassino, ma le prove a suo carico portano il Gip. a confermare il fermo solo per villipendio ed occultamento di cadavere. Lui avrebbe infatti partecipato solamente alle orribili e bestiali mutilazioni perpetrate al cadavere, poi rinchiuso in due sacche e gettate in un fosso.
    L’orrore ha finito per far breccia su qualche mente deviata: mentre divampa la polemica sull’ennesimo reato commesso da extra-comunitari irregolari e sulla cattiva gestione dell’immigrazione, c’è chi ha pensato di farsi giustizia. Nella mattinata dello scorso sabato, il ventisettenne Luca Traini, candidato per la Lega nelle ultime elezioni amministrative per un posto da consigliere nel suo comune di residenza, a bordo della sua autovettura si reca nel luogo dove è solito stazionare il gruppo di nigeriani che lui ritiene collegato all’omicidio di Pamela ed inizia a sparare all’impazzata contro di loro, ferendo 11 persone. Il ragazzo si fa arrestare mettendo al collo una bandiera italiana e dichiarandosi fascista.

    DOVE STA IL DOPPIOPESISMO?

    Se nei giorni precedenti l’attuale opposizione a cavalcato sottotraccia gli eventi maceratesi, l’appartenenza politica del Traini e i feticci del passato nazista (il libro “Mein Kampf” di Adolf Hitler in primis) ha scatenato la controffensiva. Immediatamente viene fatta ricadere la responsabilità politica sul segretario della Lega Nord Matteo Salvini, reo di fomentare l’odio, col suo continuo dar voce alle paure (legittime o meno), ma sempre tali sono) di molta gente comune.Si agita lo spettro di un fascismo di ritorno, favorito da una rilettura storica troppo benevola nei confronti della figura di Benito Mussolini, di cui bisognerebbe ricordare solo ed esclusivamente gli errori e il male commesso. A certa cultura è bastato il gesto di un singolo, per etichettare la visione sociale di milioni e milioni d’individui; gli stessi ai quali si chiede di non categorizzare davanti ai reati, più o meno gravi, commessi da coloro che entrano in Italia in cerca di aiuto. Agli esponenti riconducibili ad una certa posizione politica viene altresì richiesta una chiara assunzione di responsabilità morale per quanto accaduto, mentre ciò non è avvenuto in modo altrettanto perentorio nei confronti delle istituzioni, prima fra tutte la giustizia, con giudici spesso autori di sentenze, inecepibili dal punto di vista del diritto, ma non di quello del buon senso, pronti ad emettere sentenze che hanno mandato praticamente assolto gli autori del misfatto, con buona pace delle vittime. “È la legge” si sono giustificati, ma un buon giudice può e deve valutare l’effetto delle proprie decisioni, destinate tra l’altro a fare giurisprudenza per il futuro.
    Condanna della violenza senza se e senza ma: ma come hanno reagito certi rappresentanti delle massime cariche dello stato quando i reati sono avvenuti a parti invertite? Un silenzio assordante anche quando si è trattato di donne prima violentate, nonostante la terza carica dello stato sia una donna. Quindi: Se da una parte l’attuale forza d’opposizione deve abbassare i toni, per non dar legittimità ad azioni invereconde, chi ora detiene il potere deve farsi carico delle paure di chi già risiede, cercando di rassicurare con fatti concreti e non con frasi di circostanza e pistolotti moraleggianti, ricordando che il pregiudizio si nutre di paure.

    Il doppiopesismo di stato: CONSEGUENZE E POSSIBILI VIE D’USCITA

    Proseguire per la via del doppiopesismo nel valutare quanto sta accadendo oggi e quanto avvenuto nella prima metà del XX secolo, tra le due guerre mondiali, non farà altro che esacerbare gli animi ed alimentare falsi miti. È un dato di fatto che negli ultimi anni il nostro Paese ha accolto più immigrati di quanti ne possa effettivamente inserire nel tessuto economico-sociale, sia per l’alto numero degli arrivi difficilmente controllabili, sia per la terribile crisi economica che ha messo alle corde, economicamente e moralmente, intere classi sociali, compresi gli immigrati che già si erano conquistati una posizione. Sono le stesse classi sociali in cerca di un assetto di Stato in grado di garantire ordine, rifacendosi magari a vecchie ricette, con le quali, piaccia o no, la nazione si era rimessa in moto novant’anni orsono. A poco vale sottolineare la mancanza di libertà di quegli anni, quando le persone non si sentono più libere di uscire per strada come avveniva un tempo, quando lo stato sociale, la cui costruzione risale proprio a quell’epoca, viene costantemente smantellato, togliendo qualsiasi certezza.
    Continuare a valutare eventi, trasmissioni televisive, costumi e fatti di cronaca seguendo solamente le ragioni del cuore o del proprio credo politico, non giova alla creazione di un senso comune, ne tanto meno servirà ad abbattere il pregiudizio. Così come ha liceità quanto scrive Roberto Saviano e i film che ne scaturiscono, con le istituzioni chiamate a sorvegliare emonitorare eventuali emuli di questi falsi eroi, altrettanto deve valere per quanto prodotto in materia in campo opposto.Analogamente, giova ripetere il concetto, se il ride punitivo di Macerata va condannato senza se e senza ma, chi ora grida allo scandalo, dovrebbe condannare pubblicamente, senza se e senza ma anche tutti gli atti di violenza subiti da persone spesso inermi e tra le mura domestiche.
    Parimenti, negare e sminuire le opere e le istituzioni lasciate da un regime, tra l’altro di ventennale durata,servendosi della forza della legge, non farà altro che alimentarne il mito. ☻Mai come oggi si avverte la necessità di fare i conti col Fascismo e col Nazismo. Una ricerca seria di tutte le cause (comprese quelle scomode) alla base della nascita dei due regimi, delle azioni portate avanti tra loro, aiutando l’individuo a soppesare pro e contro delle stesse, concludendo con le conseguenze, può essere la via corretta per distruggere tutto ciò che affascina un numero sempre crescente di individui. Allo stesso tempo non va nemmeno sminuita la violenza dell’immediato dopoguerra: le migliaia di vittime mietute in pochi mesi non possono trovare giustificazione nel vissuto precedente, altrimenti va giustificata la rabbia violenta di chi, tornato dal fronte della Prima Guerra mondiale, si è avvicinato all’unica “istituzione” o formazione politica che gli abbia garantito dignità. Inutili programmi educativi a doc: è un’esperienza già provata nella Germania Est comunista, col risultato che, all’inizio degli anni Novanta, i pochissimi neonazisti dell’Ovest hanno trovato terreno estremamente fertile per le loro idee.
    In conclusione, la creazione di una società inclusiva, libera da pericolosi stereotipi del passato, passa anche dall’eliminazione del cosiddetto doppiopesismo della cultura di stato.