NON CI RESTA CHE DIRE: “FORZA VINCENZO!”

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Sono passati ormai cinque giorni da quando le agenzie stampa hanno fornito le prime notizie della violenza becera e vigliacca perpetrata da tre ventiquattrenni ai danni di un quattornicenne di Pianura, comune in provincia di Napoli, colpevole secondo questi esempi di perfezione raziale, di essere “ciccione”.
Ne scriviamo ora, a mente tiepida (fredda non lodiverrà mai davanti ad oscenità simili) perché altrimenti saremmo incorsi certamente in qualche querela. Riassumiamo brevemente la vicenda per spiegare il motivo di tanta rabbia!




Vincenzo, un quattordicenne come tanti, in sovrappeso, come tanti della sua età, si reca in un autolavaggio di Pianura col padre, per lavare il suo motorino, dopo che il genitore ha fatto altrettanto con la sua macchina. Questo, terminata l’operazione, lascia solo il ragazzo, in attesa del suo turno. Vincenzo non laverà il suo veicolo: assieme a lui c’è un altro Vincenzo, disoccupato di dieci anni più vecchio e padre di un bimbo di due anni. L’essere (scusate ma non riusciamo a scrivere la parola uomo) lì per trascorrere qualche ora d’ozio in compagnia ddi due amici, questi assunti presso il lavaggio, pensa di dare una dimostrazione di virilità al “ciccione”. Prende una pistola ad aria del compressore, costringe il piccolo a spogliarsi e lo penetra, spiegando che lo avrebbe gonfiato come una palla. Il ragazzo vomita e sviene. Per fortuna, almeno quello, viene portato immediatamente in ospedale, da dove, uno dei tre, ha la cortesia di chiamare la madre, spiegandole che il suo Vincenzo , ha avuto una cattiva digestione. Altro che: “la bravata” ha reso invalido a vita il ragazzino, essendogli stato asportato il colon.
Rabbia e sdegno da pate di tutti: al risveglio il ragazzo riesce a raccontare tutto alle forze del’ordine, le quali interrogano i tre, fermando il ventiquattrenne disoccupato, l’autore materiale del gesto, con l’accusa di tentato omicidio. Apriti cielo: genitori ed amici insorgono urlando che non è altro che uno scherzo finito male! È proprio questo il punto he ci ha indotto a fermarci un momento prima di scrivere. Tante sono le domande che fanno montare la nostra rabbia a livelli di guardia nei confronti di chi ha commesso questa bestialità e, soprattutto, di chi cerca di sminuire la questione.
Perché un difetto fisico deve essere ancora oggetto di scherno?
Perché la leggerezza, anche quando causa danni permanenti, deve costituire un’atenuante?
Lo scherzo è tale quando non provoca danno a nessuno e quando tutto termina con una gran risata collettiva, ma deve essere una risata sana. Cosa ci sarà mai stato di comico nel vedere la paura di un ragazzino. D’altra parte questa è la società che si scompiscia quando la Tv, appena terminato il telegiornale, propone immagini di persone che volano a terra, facendosi del male. A questo si aggiungano i disvalori storici ancora presenti nell’anno di grazia 2014.
Pietà e comprensione, si chiede, ma non è il Vangelo stesso che invita le persone che perpetrano violenza contro i ragazzini ad attaccarsi una macina da grano al collo? E invece qui viviamo nel terrore di qualche avvocato che, facendo sfoggio di grandi capacità forensi, sarà in grado di trovare la chiave di volta per mitigare (se non annullare) la condanna ad individui, tra l’altro già pregiudicati.
Probabilmente il clamore attorno all’accaduto sarà destinato a scemare e l’esito dei vari procedimenti non desterà grande clamore. Nel caso in cuii nostri timore trovassero riscontro, si tratterà di un’altra piccola mazzata ai valori.
In mezzo a tutto questo, non ci resta altro che augurare un sincero “in bocca al lupo” al piccolo Vincenzo costretto a percorrere una strada in salita, l’unica certezza di questa storia orrenda!