TUTTI I DUBBI SU ANTONIO CONTE NUOVO COMMISSARIO TECNICO DELLA NAZIONALE

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Non bastavano il fallimento azzurro al mondiale di calcio appena concluso in Brasile con le immediate dimissioni in contemporanea del Presidente Federale Giancarlo Abete e del tecnico Cesare Prandelli a rendere incandescente l’estate2014 del mondo del pallone; a ritiro praticamente iniziato, arrivano le dimissioni di Antonio Conte da tecnico della Juventus! Il tecnico padrone del tricolore da tre stagioni dice basta con l’ambiente bianconero. Mancanza di motivazione, disaccordo con la società per una campagna acquisti che non decolla, offerte migliori sono le motivazioni semi-ufficiali di una decisione simile, che ha lasciato tutti sconcertati. È trascorsa ormai una settimana da questo annuncio e nulla sembra essersi chiarito. Intanto una voce continua a farsi largo: Antonio Conte siederà sulla panchina azzurra!




Un quarto di secolo fa, avremmo accolto con estremo entusiasmo una soluzione simile: il tecnico più vincente al servizio della causa azzurra, al posto di semplici selezionatori di federazione, senza nessuna esperienza nei clubs, o al massimo con qualche stagione priva di risultati di rilievo! La speranza di tutti è quella di veder giocare la nazionale come le grandi squadre di club. Spettacolo e risultati è la parola d’ordine e non c’è niente di meglio che affidare il tutto a chi ha dimostrato sul campo di saperli ottenere. In realtà siamo di fronte ad un film gia visto, proprio a partire dall’inizio degli anni novanta. Si arrivava da anni di gestioni tecniche affidate ad uomini che avevano trascorso la loro carriera in seno alla federazione, ottenendo ottimi risultati (Enzo Bearzot campione del Mondo nel 1982 ed Azelio Vicini terzo classificato nel 1990 con un clamoroso 0 alla voce sconfitte), senza entusiasmare sul piano del gioco. Nel frattempo imperversava il Milan di Arrigo Sacchi, capace di conquistare trofei in serie, schiantando gli avversari e dominando il campo sia in casa, sia in trasferta. Quando il tecnico romagnolo lasciò la panchina rossonera, la Federcalcio fece carte false per farlo sedere sulla panchina azzurra. L’entusiasmo, ad eccezione di chi non lo amava e per il tipo di gioco proposto e per il suo passato di tecnico di club, fu davvero tanto. C’era la certezza di potersi divertire anche guardando le partite della nazionale! Alla fine è arrivato solamente un buon risultato al mondiale degli Stati Uniti, ma il bel gioco di Sacchi è rimasto un ricordo legato a quel Milan.
L’esperienza di Sacchi termina nel 1996 e, in un certo senso, si torna all’antico.Arriva Cesare Maldini, reduce da tre successi consecutivi nel campionato europeo Under 21 a livello di nazionali. Con lui la selezione azzurra non incanta, ma in Francia esce ai quarti di finale, sconfitta solamente ai calci di rigore dai padroni di casa, futuri campioni del mondo! Arriva Dino Zoff, monumento del calcio italiano, con un buon passato da allenatore, sia sotto il profilo dei risultati, sia sotto quello del gioco. In effetti il friulano ottiene la qualificazione agli europei del 2000, dove, con una formazione rabberciata, arriva alla finale, perdendo il titolo solamente ai tempi supplementari, acciuffati dalla Francia all’ultimo minuto dei regolamentari. Polemiche per un titolo gettato e il buon Dino passa la mano. Arriva Giovanni Trapattoni vincente per definizione! Si vede anche del gioco col tecnico di Cusano Milanino, ma due situazioni balorde, al mondiale del 2002 (l’arbitraggio di Byron Moreno) e all’europeo del 2004 (il famoso biscotto scandinavo), fanno si che si debba apporre l’etichetta “fallimento” sulla sua gestione della panchina azzurra.
Ancora una volta, la Federcalcio si rivolge ai club per la sostituzione: arriva Marcello Lippi, reduce da anni di trionfi con la Juventus. Il toscano porta la nazionale al mondiale del 2006, ma la squadra non entusiasma. Poi Calciopoli, col tecnico additato per essere stato sempre vicino professionalmente a Luciano Moggi, lo stracismo ed altrifattori, hanno fornito ad un gruppo di uomini veri la stura per trovare risorse ai più sconosciuti, ed è arrivato il titolo mondiale, tra la sorpresa di tutti!
La storia, poi, prosegue con l’avventura di Roberto Donadoni, bravo a tener alta la concentrazione, qualificandosi all’europeo del 2008, con il ritorno di Marcello Lippi, fallimentare alla voce gioco e risultati e con l’avventura di Prandelli.
Il bresciano trascorre quattro anni sulla panchina azzurra, fatti di promesse di spettacolo, rifacendosi al modello spagnolo imperversante e di risultati. L’inizio è promettente: la qualificazione all’europeo 2012 arriva senza particolari patemi e, non bastasse, giunge anche un buonissimo secondo posto dietro alla Spagna, al momento ancora troppo superiore. Poi? Senza che nessuno se ne renda conto, la magia finisce! Le prestazioni latitano, ma, ancora per un periodo, non i risultati, così che la qualificazione al mondiale brasiliano è ipotecata con un anno d’anticipo! Nella stagione decisiva manca tutto: gli azzurri non sanno più vincere, mancano la prima fascia, così da essere sorteggiati in un girone i ferro, ma soprattutto manca il gioco e, proprio il Brasile (non come squadra) presenta il conto della pochezza della nazionale azzurra.
A questo punto molti vedono in Antonio Conte l’uomo giusto per il rilancio, per la sua grinta, per la sua mentalità vincente e per il gioco che ha saputo dare. Di grinta il tecnico pugliese ne ha certamente da vendere: come si suol dire, è sempre sul pezzo, volendo ottenere sempre di più. Ma non lo erano altrettanto Arrigo Sacchi e Marcello Lippi? E di Giovanni Trapattoni cosa diciamo? Chi allena le squadre di club, ha a che fare quotidianamente con i suoi giocatori ed arriva a conoscerne perfettamente pregi e difetti. Non bastasse, con loro può lavorare costantemente su eventuali difetti, trovando pure la chiave giusta per un impiego diverso durante la stagione. Per spiegare il concetto: in nazionale il lavoro fatto a suo tempo da Ancelotti su Pirlo, trasformato da promettente trequartista in signore e padrone del centrocampo alla Paulo Roberto Falcao, non è possibile. In una settimana ogni tanto operazioni del genere non sono possibili; manca la quotidianità e, a nostro parere, Antonio Conte vive proprio di questo.
È opinione comune che lo stesso abbia lasciato la Juventus perché non gli avrebbe messo a disposizione una formazione in grado di competere ai massimi livelli anche in Europa, ma siamo convinti che il panorama italiano gli possa fornire il materiale umano per farlo a livello di nazionali? Sinceramente nutriamo serissimi dubbi al riguardo! Se si arriva ad accogliere con sollievo l’annuncio di un trentacinquenne di voler continuare a vestire l’azzurro, vuol dire che dietro c’è ben poco ed allora: assisteremo a conferenze stampa in cui si lamenterà che la società non opera sul mercato? Nei club (e questo lo si è visto con l’esperienza Sacchi) si possono cercare fuoriclasse all’estero, tappando eventuali buchi in organico!
Infine il capitolo gioco, quello più spinoso! L’operazione spettacolo non è riuscita nemmeno a Sacchi, il quale poteva contare su un blocco già plasmato da lui all’uopo, figuriamoci se potrebbe riuscire in questo periodo, con un campionato caratterizzato da una pochezza raramente vista prima! Altrimenti bisogna far tutti un passo indietro e renderci conto che, nelle grandi competizioni a livello di selezioni nazionali, il gioco è il primo grande assente! La Spagna ha rappresentato un’eccezione, fino a quando la forma fisica e mentale ha sorretto il blocco del Barcellona, interamente uscito dal settore giovanile della società catalana, decisamente una rarita, ed eventualità impossibile da realizzare da noi, dove per anni si è letteralmente snobbata l’attività a livello giovanile.
Insomma, le probabilità che pure Conte sia destinato a fallire sono davvero molte, non per le sue incapacita, ma perché lavorare in nazionale non è come farlo nei clubs. Per conferma, chiedere a Fabio Capello.