REFERENDUM DEL VENETO: QUANTE CAMBIALI PER LA POLITICA!

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Domenica 22 ottobre si è svolto quello che gli annali chiameranno “referendum del Veneto”, nel quale la popolazione doveva esprimere il proprio parere circa l’opportunità di aprire una trattativa col Governo Centrale per l’attribuzione di maggiori autonomie, secondo quanto previsto dal Capitolo V della Costituzione Italiana. Un quesito chiaro, semplice, tanto da essere considerato inutile da molti, che tuttavia ha avuto il merito di riportare ai seggi i cittadini aventi diritto di voto, nonostante si tratti di un referendum consultivo e non vincolante.
Come previsto i sì hanno stravinto, con percentuali che una volta non avremmo esitato a definire “bulgare”: oltre due milioni e trecentomila persone venete chiedono maggiore autonomia nella gestione della cosa pubblica. Un grande successo di civiltà che, tuttavia, lascia numerose “cambiali politiche” da pagare, con beneficiaria proprio quella popolazione chiamata in causa in una piovosa domenica d’ottobre. Cerchiamo di capire chi sono i contraenti!




Prima di entrare nel cuore della questione, giova ricordare le posizioni di molti contrari allo svolgimento stesso del referendum, ritenuto demagogico e costoso, quando sarebbe bastato aprire una trattativa diretta regione-Governo per raggiungere il medesimo risultato. Ciò a dire che ben pochi di loro non vedono di buon occhio una maggiore autonomia regionale, scopo ultimo dell’iter iniziato in questi giorni.

Referendum del Veneto: LA CAMBIALE A LUCA ZAIA

Si è speso in prima persona per la riuscita di questo “referendum del Veneto”, forte della sua appartenenza politica ad uno dei maggiori schieramenti regionali, nonché della sua carica istituzionale di Presidente dei veneti. A loro si è rivolto per ricevere la possibilità di sedersi al tavolo delle trattative forte dell’ampio consenso popolare, con cui poter avanzare maggiori pretese di autonomia ed ottenere il trasferimento di tutte e 23 le competenze previste dalla Costituzione. Per questo motivo Zaia ha cercato di rivolgersi a tutte le correnti politiche, opposizione compresa, la quale ha risposto in parte in modo positivo, se non altro per scongiurare il pericolo di veder ricadere esclusivamente sulla Lega Nord i meriti di un eventuale successo e, nel tempo, dell’applicazione di quell’articolo V concepito nel 2001 dall’allora governo di centro-sinistra.
A quanto pare l’operazione gli è riuscita! Ora Luca Zaia è l’uomo politico del momento, ma su di lui, principalmente, grava la responsabilità di non disperdere tale consenso. Tra l’altro il risultato veneto fa da traino a quello della Lombardia, che ha celebrato lo stesso referendum, con una partecipazione decisamente inferiore, anche perché, giova ricordarlo, il suo regolamento regionale non prevede il raggiungimento del quorum per essere ritenuto valido.

Referendum del Veneto: UNA CAMBIALE PER IL GOVERNO IN CARICA

Naturalmente, a vittoria conseguita, dal Veneto sono partite le richieste, approvate in una seduta strraordinaria di giunta. Destinatario è il Consiglio dei Ministri in carica, di cui la Lega Nord è all’opposizione. Parte delle forze politiche componenti l’Esecutivo hanno tuttavia appoggiato il referendum del Veneto, sia per convinzione, sia per opportunità. Infatti nella prossima primavera si terranno le nuove elezioni politiche e sfruttare questo traino potrebbe giovare, soprattutto in Veneto e Lombardia, dove, come già accennato, le spinte autonomiste sono presenti anche in chi, per scelta, non ha aderito alla consultazione, ritenendola superflua all’ottenimento di quanto già previsto dalla Costituzione. Proprio a loro l’Esecutivo in carica deve dare una dimostrazione, sedendosi fattivamente al tavolo di una trattativa dall’esito per nulla scontato, con ovvie ripercussioni destinate ad esplicarsi nel tempo.

Referendum del Veneto: UNA CAMBIALE PER IL PARLAMENTO CHE VERRÀ

Come previsto dall’articolo 116 della Costituzione italiana, l’iter prevede una trattativa che porti all’attribuzione delle competenze, fino a 23, attraverso una legge del Governo approvata dai due rami del Parlamento. Impensabile, quindi, che il tutto possa realizzarsi entro il termine di questa legislatura. Probabilmente saranno i nuovi parlamentari a sancire il passaggio delle competenze alle regioni richiedenti. Molto dipenderà dai risultati delle prossime elezioni politiche: proviamo a delineare quindi qualche scenario.

  • VINCESSE IL CENTRO-DESTRA, con la Lega Nord presente in forze nella coalizione, la trattativa non può non andare a buon fine, soprattutto dopo il No al referendum costituzionale del 2016 che ha lasciato in vigore questo Capitolo V.
  • PREVALESSE IL CENTRO-SINISTRA la trattativa potrebbe complicarsi, sebbene siamo segretamente convinti che l’appoggio leghista al “Rosatellum” non sia del tutto disinteressato. Non bastasse, ribadiamo che si tratta di veder applicata la riforma costituzionale concepita (e vituperata) nel 2001, quando a guidare il Paese era l’Ulivo. Pertanto molti, annacquando gli effetti del referendum del Veneto, si troverebbero a tradire la propria storia.
  • VINCESSE IL MOVIMENTO CINQUE STELLE, ipotesi remota in quanto refrattario ad intessere alleanze con i partiti tradizionali, questo si troverebbe nella necessità di dare delle risposte ad una fetta di elettorato a cui è stata promessa maggiore autonomia. Pure gli MCS hanno appoggiato la consultazione popolare, se non altro perché si è data la voce alla gente e, stando alla filosofia del movimento, la volontà della gente diventa legge di per sè.
  • Referendum del Veneto: CONSIDERAZIONI

    Recandosi alle urne la gente del Veneto in primis, ma anche quella lombarda, ha presentato a tutte le componenti del mondo politico una cambiale pesante. Ha altresì dimostrato che, in presenza di tematiche concrete, ancorché comprensibili, è ancora pronta a partecipare, invertendo il trend astensionista di tutte le ultime consultazioni popolari. Zaia, facendo entrare furbescamente nella contesa l’orgoglio veneto, ha toccato tasti che in certi casi sono dei veri nervi scoperti, soprattutto quando a prospettato la possibilità di chiedere maggiore autonomia fiscale, il vero oggetto del contendere! Ora spetta a lui il compito di traghettare la regione verso il buon esito della trattativa, altrimenti sarà la sua fine politica.
    Gli altri, opposizione compresa, debbono comunque tener conto che un domani potrebbero trovarsi alla guida di una regione in piena trattativa autonomista, pertanto sarà presumibilmente loro convenienza collaborare fattivamente per una buona riuscita dell’operazione che tenga conto di quanto sancito dal referendum del Veneto del 22 ottobre 2017 e a nulla importa che esso abbia un valore meramente consultivo.