TUTTI I PERCHÈ DELL’ADDIO MEDIATICO DI FRANCESCO TOTTI ALLA MAGLIA DELLA ROMA

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

Francesco Totti ha salutato: i suoi tifosi certamente, il calcio italiano quasi sicuramente, il calcio giocato molto probabilmente. Il “Pupone” deve ancora decidere: proseguire da un’altra parte, in un campionato minore ma ben remunerativo, o intraprendere la carriera di dirigente all’interno della sua Roma, la società nella quale è cresciuto, trascorrendo l’intera carriera calcistica.
Il futuro dell’ormai ex capitano giallo-rosso non è certo, eppure attorno al suo addio alla maglia che tanto ha amato si è scatenata un’attenzione mediatica mai riscontrata in precedenza. Altri prima di lui sono diventati il simbolo delle squadre in cui hanno militato (basta pensare all’epoca degli “abatini” di breriana memoria) ma hanno lasciato in punta di piedi, con una bella partita d’addioda condividere con tifosi e colleghi. Quali pertanto le ragioni di un clamore simile? Di seguito tentiamo di proporre una spiegazione, cercando di verificare una nostra convinzione: a Francesco Totti è stata tributata “la gloria dei perdenti”!




Francesco Totti: ALLE ORIGINI DEL MITO

La vicenda calcistica di Francesco Totti, romano “de Roma” cresciuto nel vivaio giallo-rosso, la sua squadra del cuore, inizia in una calda domenica di giugno del 1993. Ha da poco compiuto i 16 anni e Vujadin Boskov decide di farlo esordire nell’ultima giornata del campionato di serie A 1992-93. Viene quindi aggregato alla prima squadra per la stagione successiva. Ad attenderlo non c’è il “santone” slavo, ma “Sor” Carlo Mazzone, tecnico romanista e romano, che, verificatone l’immenso talento, inizia a centellinarne l’impiego, come un vinaio conscio di essere in possesso di una qualità speciale del “nettare di Bacco”, che vuole far ingolosire gli astanti offrendone un semplice assaggio, aspettando la giusta maturazione prima di lanciarlo su vasta scala. Mazzone riesce in pieno nel suo intento: quando lascia Roma nel 1996, Francesco Totti si è ggià imposto come il futuro del calcio italiano. Non lo ferma la tragicomica stagione targata Carlos Bianchi e sotto la guida di Zdenek Zeman diventa elemento inammovibile dell’11 capitolino.
È Fabio Capello, Prosegui la lettura