LA MANCATA QUALIFICAZIONE A RUSSIA 2018

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La mancata qualificazione della nazionale ai mondiali: VENTURA E TAVECCHIO UNICI RESPONSABILI

Gianpiero Ventura, genovese con un passato da onesto calciatore di serie A nelle file del Palermo fine anni sessanta, arriva alla guida della nazionale italiana di calcio dopo una lunga carriera alla guida tecnica di formazioni di secondo livello. Promozioni e onorevoli salvezze sono stati i risultati di rilievo conquistati da questo allenatore, del quale molti hanno sempre sottolineato la capacità di far esprimere un gioco di qualità alle sue squadre. Tale nomea si è rafforzata soprattutto negli anni alla guida del Torino, con i granata spesso sugli scudi per la bontà del loro gioco d’attacco, col quale hanno conquistato anche una qualificazione all’Europa League, dalla quale sono usciti con onore agli ottavi di finale. In Piemonte Ventura ha lavorato con giocatori come: Darmian, Ogbon, Immobile e Belotti; giocatori spesso presenti nelle rose allestite dal predecessore Antonio Conte. Al momento di prendere in consegna un gruppo uscito col morale a mille dalla buona ed inaspettata partecipazione all’europeo di Francia 2016, pochi ipotizzavano la mancata qualificazione a “Russia 2018”! Bastava proseguire semplicemente nel solco tracciato dall’ex tecnico tre volte Campione d’Italia con la Juventus! Ventura, però, ha voluto inserire alcuni suoi concetti, finendo però con lo scontrarsi fatalmente con la pochezza del nostro calcio, emersa chiaramente nella disfatta di Madrid, dove una squadra andata per confrontarsi ad armi pari con gli iberici è stata presa letteralmente a pallate. Proprio lì si sono palesati i limiti di Gianpiero Ventura, incapace di prendere in mano la situazione, costringendo i “suoi ragazzi” a ritrovare il passo giusto. Da Madrid in avanti si è vista una squadra spenta, sfiduciata, col secondo posto arrivato soprattutto per la pochezza delle avversarie.
Al di là delle scelte puramente tecniche, questa, a nostro avviso, diventa la colpa principale di Gianpiero Ventura, una brava persona che, molto probabilmente, non ha i requisiti di personalità per competere a livelli simili.
Assieme a Gianpiero Ventura sul banco degli imputati sale il Presidente Federale Carlo Tavecchio, l’uomo che lo ha scelto! Va detto, per onestà, che non era semplice sostituire Antonio Conte, con tutti i tecnici che vanno per la maggiore felicemente accasati in quel momento! Va altresì ricordato che figure simili chiedono compensi fuori portata per le casse della federcalcio, a meno che non intervengano degli sponsor! Tuttavia risulta difficile comprendere il motivo per cui, dopo il fallimento della spedizione brasiliana targata Prandelli, in Federcalcio non si sia ragionato direttamente in funzione di Russia 2018, considerando quella francese una semplice tappa d’avvicinamento a quello che, per il mondo del “Dio Pallone” è l’appuntamento principe! Antonio Conte ha firmato un biennale, segno che tutti hanno lavorato in funzione dell’appuntamento più imminente, ponendo le premesse per un cambio in corsa, a metà ciclo: una situazione che ha dato risultati solamente in occasione del mondiale vinto nel 2006 da Marcello Lippi, CT azzurro dopo il fallimento portoghese di Giovanni Trapattoni. Mancanza di programmazione al vertice, quindi, un problema tuttavia riscontrabile a tutti i livelli, con un movimento da riorganizzare partendo proprio dalla base!
Gianpiero Ventura e Carlo Tavecchio, quindi, non possono essere considerati i responsabili unici della nuova ignominia del calcio italiano!

La mancata qualificazione al Mondiale di Russsia: RESPONSABILITÀ CONDIVISE

Alla luce degli scarsi risultati di tutti gli sport di squadra registrati nel 2017 (di cui abbiamo già parlato), vien da dire che siamo di fronte ad un problema sistemico, quasi di costume!Facile, sebbene non privo di fondamento, identificare come uomini senza grinta i calciatori protagonisti della mancata qualificazione a Russia 2018. Nei social si legge di tutto e in giro si sente di tutto: viziati, strapagati e via discorrendo: come se chi ci ha eliminato non fossero calciatori ormai professionisti, senza dimenticare i giocatori spagnoli, vincitori del nostro girone, tra i meglio retribuiti del pianeta! e gli uomini di punta dei cosiddetti sport minori? I rappresentanti dell’agonismo puro e apparentemente disinteressato: perché non sono saliti su nessun podio delle manifestazioni internazionali a cui hanno partecipato?
È ora di dirlo chiaramente: le nostre rappresentative maggiori sono fondamentalmente scarse, a prescindere dalla presenza degli stranieri e dalle formule dei campionati!
Lo sport italiano sta vivendo una profonda involuzione: non c’è più un modello, un’organizzazione capace di programmare e di prevedere! Tutto è lasciato all’improvvisazione. Non basta: manca una vera cultura sportiva! Da noi si passa dal “conta solo il primo” all’l’importante è partecipare”. Nel primo caso l’avversario non ha dignità, nel secondo non esiste proprio, in quanto la pratica diventa un mero esercizio fisico, che, in caso di uno sport di squadra, non comtempla neppure la presenza di compagni di squadra con cui raggiungere uno scopo comune! Partire dal rispettto delle regole e dell’avversario sarebbe già un buon punto di partenza per formare gli sportivi del domani!

La mancata qualificazione a Russia 2018: GLI ALIBI DA EVITARE

Tornando al mondo del calcio, troppi stranieri e troppe squadre in serie A sono le cause principali individuate da molti, che spiegherebbero la crisi tecnica che ha portato alla mancata qualificazione azzurra! L’abbiamo già ricordato, ma giova riprendere l’argomento. Il problema della presenza massiccia dei giocatori stranieri esiste fin dal 1996, dall’entrata in vigore della Sentenza Bosmann, capace di scompaginare gli equilibri esistenti fino a quel momento. Tale normativa, però, ha colpito tutte le nazioni europee, con Francia, Spagna e Germania – in successione – capaci di creare movimenti all’avanguardia, pur con campionati lunghi come la nostra serie A attuale (la Germania rappresenta l’unica eccezione). Queste rappresentative nazionali, pertanto,hanno lo stesso spazio di cui gode la nazionale italiana. Piuttosto invitiamo a riflettere su questo dato: quanti calciatori italiani hanno un ruolo da protagonisti nei principali club del continente? Al momento solo Marco Verratti trova posto quasi regolarmente al Paris Saint Germain! La Spagna, al contrario, esporta grandi talenti in tutta Europa: praticamente non c’è grande club in lizza per la conquista della Champion’s League che non schieri un giocatore iberico tra gli undici titolari! Lo stesso accadeva alla fine degli anni Novanta per i nazionali della Francia campione del Mondo, quasi tutti accasati fuori patria!
Diversa invece è la situazione dei tedeschi campioni del mondo, molti dei quali giocano in Bundes Liga, torneo più breve, ma concentrato su meno mesi, data la lunga pausa invernale per evidenti ragioni climatiche.

La mancata qualificazione a Russia 2018: COME RICOSTRUIRE

L’eliminazione dal mondiale di calcio costituisce senz’altro un colpo devastante all’immagine del calcio italiano, ma anche a quella dello sport e, in un certo senso, pure della nazione stessa, se si pensa che una buona performance iridata può portare ad una crescita di un decimale di pil!
Ricostruire diventa la parola d’ordine, ma cosa? Da dove?
Da quanto sopra accennato, è necessario partire proprio dalla base, riportando i ragazzini sui campi: possibillmente in contesti dove possano esprimere liberamente la propria fantasia, liberandoli da vincoli tattici che molti aspiranti maghi e maghetti della panchina vogliono imporre loro! Ci piace riportare il modello tedesco, dove i ragazzi scelgono un ruolo fisso una volta compiuti i 15 anni. Rispetto degli avversari e tecnica individuale dovrebbero essere i principali obbiettivi da perseguire, con un occhio particolare ai problemi di coordinazione sempre più presenti, per la scarsa possibilità di far movimento. Mancano spazi sicuri ai quali i bimbi possano accedere per svolgere lle attività di gioco libero a cui è stata abituata la nostra generazione e quella dei nostri genitori, la prima palestra fondamentale da cui sono uscite schiere di campioni di ogni disciplina sportiva. Non possono bastare le due ore di attività settimanale in qualche società sportiva unite a quelle di educazione fisica proposte dalla scuola, troppo spesso in strutture inesistenti. Nel primo caso il ragazzino è chiamato ad investire energie in un’attività, onerosa per la famiglia, che dovrà portare avanti spesso a forza, proprio “perché è stata pagata”, arrivando ad “odiare” ciò che prima poteva piacergli! Cercare di canalizzare le attitudini bambini in modo strutturale fin dalla prima età scolare, quando non da quella pre-scolare, può risultare dannoso. Un dato su cui bisognerebbe riflettere è che la rosa della nazionale uscita dal mondiale è quasi completamente composta da calciatori nati al sud. Dall’organizzatissimo nord Italia, dove si concentra metà della popolazione del nostro Paese, non nascono più campioni!
Accanto a tutto questo va rafforzata la cultura sportiva di grandi e piccini, che porti a cambiare la visione generale dell’avversario, non più nemico, ma competitor necessario alla buona riuscita del gioco! Accade troppo spesso di leggere e sentire di genitori che si trasformano in “huligan” quando seguono i figli, pronti a rivolgere epiteti d’ogni genere all’avversario!
Pertanto nel scegliere la nuova guida del calcio italiano, sarà opportuno trovare una figura capace di guardare a tutte le componenti, partendo dalla base, evitando soluzioni di facciata come la riduzione della serie A, che non porterà altro che alla nascita d’inutili torneuncoli come avveniva negli anni Settanta e Ottanta quando abbiamo già conosciuto la A a 16 squadre!

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