BREXIT ED ELEZIONE TRUMP: LA GENTE COMUNE CONTRO IL NUOVO STATUS QUO

Finalmente è finita! Donald Trump, contro ogni pronostico e nonostante l’ostilità dichiarata dei media e del mondo di cultura, sport e spettacolo, è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, dopo una campagna elettorale in cui il politically uncorrect è stato il filo conduttore principale. A nulla sono serviti gli endorsment più o meno leciti, le accuse di vario genere (alcune delle quali onestamente ridicole), i segnali dei mercati: la gente comune, quella meno considerata, ha deciso, puntando sull’ignoto, essendo Trump un neofita della politica.
Ancora una volta, dopo l’affare Brexit, ad uscire con le ossa rotte sono gli analisti ed i sondaggisti, incapaci di cogliere le tendenze reali della società occidentale. Quali conclusioni trarre da un 2016 che sembra aver posto una pietra tombale su un certo modello sociale?





Sono trascorse poco più di 24 ore da quando Ilary Clinton, candidata democratica alla Presidenza degli Stati Uniti, figura di riferimento dell’intero pianeta, ha riconosciuto il successo dell’avversario: Donald Trump, miliardario “sceso in campo” (per richiamare quanto fatto vent’anni fa da un collega italiano) perriportare gli USA agli antichi splendori. Scetticismo e timore hanno accompagnato il percorso dell’uomo tinto d’arancione sin da quando, 18 mesi or sono, ha iniziato la sua corsa verso la Casa Bianca, imponendosi nonostante l’ostilità del suo stesso partito di riferimento, costretto quasi “ob torto collo” ad appoggiarne la candidatura, avendo lui conquistato la maggioranza dei delegati alla convention nella quale si presentava il concorrente alla massima carica nazionale e mondiale. Immediatamente molti si sono affrettati a prendere le distanze da questo personaggio che parla il linguaggio della gente comune, quella che non sente garantita la propria sicurezza e che non avverte gli effetti di una ripresa economica presente, a quanto pare, nei numeri ma non nei fatti. A questi Trump ha rivolto le proprie attenzioni, sbaragliando il campo! Per assurdo il rappresentante del partito dei conservatori si è proposto come il grande innovatore, andando a scompaginare un modello gradito alle elites culturali e finanziarie, tutte schierate con Mrs. Clinton, moglie di quel Bill sulla tolda di comando dal 1992 al 2000 (di cui si diceva influenzasse non poco le decisioni) e segretario di Stato nel primo mandato di Barack Obama, l’uomo chiamato a gestire gli effetti della tremenda crisi finanziaria d’inizio secolo! Gli economisti hanno delineato scenari apocalittici qualora Trump fosse diventato il nuovo Presidente USA, i media hanno fatto a gara nel cercare di rimestare in in un passato per nulla trasparente, ma tutto, evidentemente, si è rivelato inutile, anche perché, a competere sul fronte opposto non c’era una persona priva di scheletri nell’armadio. Contenuti pochi, accuse molte, questo il succo di una campagna elettorale che, in quanto a povertà, non ha avuto nulla da invidiare a quelle tanto esecrate del Bel Paese.
Fino all’ultimo i sondaggi (qualcuno li ritiene pilotati e a questo punto …) hanno previsto il successo della Clinton ed una bassissima affluenza alle urne. Tutto sbagliato: col suo linguaggio diretto, senza filtri, certamente scorretto, Trump ha portato al seggio chi, solitamente, riteneva superfluo sottrarre al lavoro (perché negli USA si vota nei giorni feriali) ore preziose.
Quanto avvenuto negli usa l’8 novembre del 2016 richiama a quanto accaduto in Gran Bretagna il 23 giugno, quando sempre la classe rurale ed operaia, probabilmente meno istruita (si tenga sempre presente la differenza tra cultura e grado d’istruzione) ma pur sempre la maggioranza, ha deciso di votare in senso opposto da quanto auspicato dalle elites economiche e culturali.
A questo punto, quindi, indipendentemente da ciò che riuscirà a realizzare Donald Trump e dall’uscita reale della Gran Bretagna dall’Unione Europea (ora sembra che l’establishment locale abbia trovato il cavillo per mettere in forse l’effetto del risultato referendario) diventa essenziale riflettere su un fatto: alla gente comune il modello sociale delineato fin dall’inizio di questo XX secolo dai vari potentati non va assolutamente a genio! Basta un capo-popolo per catturarne la fiducia; finora sono salite alla ribalta figure tutto sommato innoque come Beppe Grillo in Italia, John Farrage in Gran Bretagna e, probabilmente lo stesso Trump, comunque legato ai potentati che dice voler combattere, ma se si ripresentasse qualcuno molto simile a figure tristemente protagoniste nella prima metà del secolo passato la società attuale possiede gli anticorpi per combatterne gli effetti?
Su questo è opportuno concentrare l’attenzione e le successive analisi, prima che sia troppo tardi!

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