ECCO “CIÔ CH’È IN FONDO AL BICCHIERE” DELL’11 SETTEMBRE 2001

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Quindic’anni, quasi una generazione! Il tempo per qualcuno di crescere senza ricordare di aver visto e vissuto, un evento traumatico, magari di quelli che cambiano il mondo! Questo è il tempo trascorso da quel terribile martedì 11 settembre 2001, data destinata ad entrare gioco forza in tutti i testi di storia. Riprendendo una novella del celebre scrittore catanese Giovanni Verga, andiamo a verificare: “Ciò ch’è in fondo al bicchiere, partendo da dov’eravamo e cosa stavamo facendo, quando, d’un tratto, tutto si fermava!”





Martedì 11 settembre 2001, un giorno come tanti di un’estate, un po’ capricciosa, che stava regalando un lungo tempo supplementare, nonostante le scuole stiano riaprendo le porte e le vacanze siano un ricordo lontano! Da poco è trascorsa l’ora di pranzo; chi scrive sta giocando col figlio, del quale ha appena festeggiato il primo anno di vita, diventando uno di quelli che conoscere gli eventi attraverso i nostri racconti. Radio e Tv fanno da sottofondo a tutto questo, quando il normale corso dei programmi s’interrompe: la notizia è clamorosa: un velivolo è andato a schiantarsi contro una delle Torri Gemelle di New York! In verità occorrono alcuni minuti per comprendere la portata di quanto sta accadendo. Il collegamento Tv successivo apre con le immagini di un nuovo aereo che va a schiantarsi contro l’altra torre; tutto si chiarisce di colpo: è attentato! È l’inizio di una lunghissima diretta televisiva con protagonista la morte! La prima torre crolla e qualche minuto più tardi collassa pure la seconda! Intanto arriva la notizia di un altro velivolo andato a terminare la propria corsa contro il palazzo del “Pentagono”! A questo punto è il caos: l’intero spazio aereo statunitense viene bloccato, non sapendo quanti siano gli aerei fuori dai radhar e la Casa Bianca evaquata.
Il pomeriggio, in cui tutto sembra diventare inutile, prosegue tra notizie di altri possibili attentati, immagini di morte e stime dai numeri catastrofici: si arriva a d ipotizzare che sotto le macerie delle Torri Gemelle potrebbero esserci circa 30.000 morti: quanto un centro di medie dimensioni! Si parla di un altro velivolo precipitato (per mano dei sequestratori, per volontà degli stessi passeggieri al corrente di quanto avvenuto a New York o perché abbattuto) nei pressi di Saint Francisco: probabilmente era destinato a terminare la propria corsa contro la Casa Bianca. Giungono anche le prime rivendicazioni: si tratta di un’azione di matrice islamico-estremista. In serata, quando tutto sembra aver assunto un quadro più chiaro, iniziano i dibattiti. La gente è attonita davanti ad un’azione tanto brutale, chiaramente studiata a tavolino! La domanda più ricorrente di queste prime ore diventa: “ma com’è possibile”<>/i> In una nazione in cui la sicurezza è una priorità assoluta, da perseguire con ogni mezzo! Ed i mezzi, soprattutto tecnologici, non mancano all’intelligence USA, reduce tra l’altro dallo scandalo “Ecelon”, sistema che avrebbe permesso di intercettare le conversazioni di milioni e milioni di persone, anche straniere! Tutto questo sembra una beffa quando giungono le notizie che a realizzare questa catastrofe sarebbero state una ventina di persone, alcune delle quali già ricercate, capaci di introdursi negli USA, seguire corsi di volo, abbandonati quando si è trattato di imparare le manovre d’atterraggio!
L’allora Presidente George W. Bush, da una postazione Tv improvvisata sull’Airforce ONE, promette giustizia contro gli autori di tanta brutalità. Non meno forti sono le reazioni delle altre maggiori potenze della terra: Europa Occidentale, Russia, Israele e Cina sono tutti accomunati dalla volontà di annientare l’estremismo islamico: di colpo il mondo intero sembra compattarsi contro un nemico comune, con il quale ognuno ha qualche conto in sospeso! E qui in chi sta scrivendo, sorge spontanea una domanda, la più semplice e naturale: “qui prodest?” “A chi giova tutto questo?”
Porre una domanda simile in quei giorni sembrava una pazzia, un sacrilegio: troppa l’emozione, lo sgomento, lo schifo, la paura davanti a tanto scempio nei confronti della vita. Ma da persona matura, a cui è già capitato di vivere altri drammi tutti dai contorni non chiari: il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, la questione Ustica, la Strage di Bologna, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II, per non parlare di tutte le stragi di mafia i cui mandanti veri sono ancora sconosciuti, tanto tempismo non poteva non passare inosservato!
Iniziano le cosidette missioni belliche di pace: contraddizione di termini per definire una guerra giusta e con essa nascono i sospetti, non solo in chi scrive, sospetti tesi a smontare la versione ufficiale dei fatti. A margine di tutto questo, il bilancio ufficiale, sebbene pesantissimo, assume una dimensione molto inferiore rispetto a quella ipotizzata durante le prime ore. Meno di 3.000 morti, un’enormità certamente, ma un decimo rispetto a quanto si è fatto credere per qualche giorno, aggiornando continuamente le stime al ribasso man mano che i giorni passavano! Qualcuno delinea il quadro di un terribile complotto, puntualmente smontato; ciò nonostante il quadro continua ad essere fosco!
Ciò che rimane è il clima tetro di quei giorni, nei quali il mondo sembrava fermarsi, il tentativo immediato, destinato a risultare vano, di riprendere tutto come se nulla fosse accaduto, mentre in molte parti della terra cadevano le bombe per cercare di sconfiggere il terrorismo. Tutto questo però, presenterà il conto: l’economia reale non ritornerà più quella degli anni antecedenti l’11 settembre: ci sarà una ripresa, drogata, però, destinata a crollare a fine decennio, lasciando ferite indelebili. L’estremismo islamico è lontanissimo dall’essere debellato: anzi si è riorganizzato sotto un’altra bandiera, ancora più integralista e più spietata, pronta a formare” coscienze” (se così possono chiamarsi) per andare a colpire la gente comune nello svolgimento di comuni azioni quotidiane.
Riprendendo il nostro Giovanni Verga, possiamo ben dire, a quindic’anni di distanza, che “in fondo al bicchiere v’è tanto di torbido”.

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