MARCO PANNELLA: L’UOMO DEI DIRITTI CIVILI NELLA POLITICA ITALIANA

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Amato, odiato, venerato, contestato, difeso, picchiato; questo, in estrema sintesi, è stato Giacinto Pannella detto Marco, vulcanico uomo politico abruzzese classe 1930, coacerbo di contraddizioni, ma, attraverso la sua opera politica, capace come pochi d’incidere su usi e costumi del nostro quotidiano. Dopo una vita trascorsa sotto i riflettori della ribalta politica, se n’è andato in punta di piedi in un piovoso giorno di maggio, riservando l’ennesimo colpo di scena della sua esistenza. Una figura simile merita certamente di arricchire la nostra galleria di personaggi appartenenti al mondo della politica, dello sport o dellaa cultura, capaci di scrivere la storia degli oltre cent’anni di storia di cui ci occupiamo.





Nasce a Teramo il 2 maggio del 1930, primogenito di una famiglia borghese – padre ingegnere e madre casalinga di origine svizzera – aperta a tutte le culture e a tutte le ideologie. Il nome di battesimo, Giacinto, gli viene imposto in onore di uno zio cardinale e figura di spicco all’interno della Chiesa, ma casa sua è frequentata contemporaneamente da fascisti, anti fascisti, liberali, socialisti, ebrei, anti-razzisti. È attratto dalla filosofia di Benedetto Croce, ma sembra aver assorbito tutti gli spunti derivati dalla grande varietà di umanità con cui è venuto a contatto fin dall’infanzia. Lascia presto l’Abruzzo per trasferirsi a Roma dove, ancora in tempo di guerra, inizia a frequentare il Liceo Classico Giulio Cesare. Terminato il II Conflitto Mondiale, con la rinascita dei partiti politici, a soli 15 anni aderisce al Partito Liberale. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, Pannella inizia la sua vera propria carriera politica all’interno dei vari gruppi universitari, distinguendosi nella battaglia per l’italianità di Trieste.
Terminati gli studi all’Università di Urbino dove consegue la laurea col minimo dei voti, nel 1955 lascia il partito liberale, diventando uno dei fondatori del nuovo partito Radicale, assieme ad Ernesto Rossi, Leo Valliani, Mario Pannunzio ed Eugenio Scalfari. Si tratta di una formazione schierata a sinistra, in posizione anti-democristiana, ma pronta a strizzare l’occhio alla social-democrazia tedesca e al laburismo inglese. Scopo primario è quello di riunire tutte le sinistre, PCI compreso sotto un’unica bandiera, a patto che il maggior partito d’opposizione abbandoni le proprie posizioni estremistiche ed anti-democratiche.
Nel 1960 emigra in Belgio per questioni di lavoro; è impiegato in una fabbrica di scarpe, ma non avendo il permesso di soggiorno, è costretto a lasciare il Paese. Si trasferisce a Parigi, dove trova posto come inviato de’ Il Giorno. Prosegue la propria attività politica rimettendo insieme i cocci di un partito alla deriva nel 1963 ed assumendone la segreteria.
Sono questi anni in cui il dibattito politico verte principalmente attorno a tematiche economiche, con la contrapposizione tra il modello capitalista e socialista. Pannella, invece, inizia a staccarsi da questo schema: comprende l’esistenza di tematiche che possono andare al di là degli schieramenti. Nel 1966, assieme all’avvocato Mario Mellini, fonda la LID (Lega Italiana Divorzio) iniziando la battaglia che porterà all’approvazione della legge Baslini-Fortuna del 1970, il tutto all’insegna della non violenza e della resistenza passiva. Il progetto di legge, redatto nel 1965, riguarda un 10 % della popolazione, suddiviso tra chi ha ottenuto lo scioglimento attraverso la Sacra Rota, i separati di fatto e chi si trova nella necessità di dover chiudere un rapporto che non funziona. Matura qui la sua concezione secondo cui la politica deve iniziare ad occuparsi di problemi specifici delle ppersone, creando gli opportuni movimenti d’opinione per dar risalto alle specifiche istanze. Balza agli onori delle cronache nel 1968, quando viene arrestato a Sofia durante una manifestazione contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Assume altresì posizioni anti-militariste schierandosi a fianco degli obbiettori di coscienza attraverso il primo dei suoi tanti “scioperi della fame”, riconosciuti nel 1972, anche grazie al suo contributo.
Intanto parte la battaglia referendaria contro la legge Fortuna-Baslini, nella quale si distingue per il suo operato istrionico ed ammaliatore. Il 12 maggio del 1974 l’Italia confessionista riceve il primo di molti colpi: vincono i no e la legge sul divorzio rimane in vigore. Nonostante rappresenti un partito con solo il 2 per cento dei voti, Pannella e i suoi hanno intercettato una volontà trasversale. Vinta questa battaglia, inizia quella per la liberalizzazione delle droghe leggere, nell’ambito della quale finirà anche dietro le sbarre per aver fumato uno spinello in piazza. Scopo principale della nuova battaglia è quello di togliere sostentamento alle mafie, sempre più coinvolte nel traffico di stupefacenti. La provocazione diventa il suo punto di forza comunicativo, come in una tribuna politica del 1977, quando arriva ad imbavagliarsi per protestare contro lo spazio esiguo riservato al referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti. Questa volta non consegua parte a sostenere l’abolizione di questa legge c’è solamente il Partito Radicale, forza politica attestata solo al 2 per cento, che da sola intercetterà il 40 % dei voti. Fondamentale al proposito si rivela pure l’opera della neonata Radio Radicale, emittente monotematica dalla quale i cittadini possono trarre informazioni aggiornate su quanto accade in Parlamento. Sono anni travagliati, in cui Pannella passa dal caso Giorgiana Masi, la militante rimasta uccisa durante una manifestazione del 12 maggio a Roma, non consentita dall’allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga per ragioni d’ordine pubblico, circostanza che ha richiesto l’intervento della polizia, fino al caso Leone, passando per i terribili 55 giorni del sequestro Moro. Nel primo caso Pannella entra in conflitto con lo statista sardo, accusandolo moralmente dell’omicidio della giovane, mentre durante il sequestro Moro fu uno dei pochi a schierarsi contro l’intransigenza delle maggiori forze politiche che hanno deciso di non trattare per la liberazione del Presidente Democristiano. È stato uno dei pochi a credere nell’autenticità delle lettere di Aldo Moro. La storia gli darà ragione, ma lo smentirà per quanto riguarda la battaglia che, negli stessi giorni, ha portato avanti, assieme ad altri, nei confronti dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, ingiustamente accusato di corruzione, ma costretto a rassegnare le dimissioni. Frattanto il Parlamento approva la legge con la quale si depenalizza l’interruzione volontaria di gravidanza, per la quale lui ed i suoi non hanno mancato di spendersi. È una nuova vittoria, nonostante che, dal suo punto d vista, la nuova normativa contempli troppe restrizioni. Partirà una nuova campagna referendaria all’inizio delgi anni Ottanta, conclusa con la decisioni degli italiani di confermare il testo in vigore.
Il politico abruzzese guarda oltre i confini nazionali, iniziando ad occuparsi di “fame nel mondo”. Qui trova l’appoggio dell’eminente esponente democristiano Flaminio Piccoli il quale. nel 1985, riesce a far approvare una legge con la quale si prevede uno stanziamento in bilancio per risolvere una delle piaghe peggiori che colpiscono il pianeta.
Nel 1983 esplode il caso Tortora, noto hancorman televisivo arrestato in seguito alle rivelazioni di alcuni pentiti. Mentre gran parte dell’opinione pubblica dubita circa l’integrità morale del noto presentatore, il partito radicale è pronto a schierarsi al suo fianco, soprattutto dopo aver visionato le prove esibite dall’accusa, alquanto fumose. Tanto basta per dar lo spunto a lui e al suo partito per intraprendere la battaglia per una giustizia equa e rapida. Candida prima Tony negri alle elezioni politiche del 1983 e successivamente Enzo Tortora a quelle successive del 1984. Eletto, il famoso personaggio televisivo esce di prigione assume la carica di Parlamentare Europeo, per rassegnare le proprie dimissioni una volta condannato in primo grado. >Pannella dà voce pure alle istanze ambientaliste, favorendo la nascita dei primi movimenti ecologisti in Italia, per arrivare alla discussa candidatura della pornostar Ilona Staller alle elezioni politiche 1987, in ossequio alla norma interna per la quale il candidato deve essere deciso dalla gente e non dalle segreterie di partito.
Sono anni questi nei quali sembra scemare la passione politica nella gente comune, piuttosto concentrata a godersi il benessere economico e la tranquillità sociale di questo decennio.
In questi anni interviene a suo modo anche nelle questioni legate al calcio: alle Olimpiadi di Seul la rappresentativa azzurra subisce un’miliante sconfitta per 4 a 0 contro lo Zambia, squadra composta principalmente da giocatori dilettanti. Per protestare contro l’oppulenza del mondo calcistico dell’epoca, Pannella decide di devolvere una mensilità del suo stipendio da parlamentare ai giocatori africani.
L’opera di Pannella sembra riprendere forza e vigore all’inizio degli anni ’90, in piena tangentopoli, quando sponsorizza e vince il referendum per l’abolizione del sistema elettivo proporzionale, da molti considerato l’origine di tutto il male insito nel sistema politico di allora. Nel 1994 schiera il proprio partito al fianco di Silvio Berlusconi, l’autentica novità sulla scena politica, ma non trova lo spazio sperato. Tuttavia arriva un nuovo successo: viene riproposto il referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e questa volta il successo è netto. Nel frattempo fonda una lista assieme al critico d’arte Vittorio Sgarbi, ma l’elezione al parlamento del 1996 non arriva. A questo punto si mantiene al di fuori dei due schieramenti, portando avanti le proprie battaglie: liberalizzazione delle droghe leggere, moratoria della pena di morte e un sistema carcerario più giusto.
Da qualche anno è esplosa la questione jugoslava che, alla fine del XX secolo arriva a coinvolgere praticamente l’intero pianeta. La piccola comunità cossovara riceve l’ennesimo attacco da parte di quella serba dominante. A Questo punto gli Stati Uniti, ottenendo la legida dell’ONU, decidono di schierarsi a fianco della comunità oppressa, contro il regime di Slobodan Milojevic, l’ultimo leader vetero-comunista rimasto in Europa. In quanto appartenente alla NATO l’Italia non può che aderire fattivamente al nuovo conflitto. Contrariamente a quanto pensano molti, Pannella appoggia l’intervento, suscitando il malcontento dei gruppi non violenti schierati al suo fianco. Rifacendosi ad un concetto dello stesso Mahatma Gandy, Pannella spiega che le battaglie politiche vanno portate avanti con metodi non violenti, ma nel momento in cui scoppia una guerra, dovere del pacifista diventa quello di schierarsi al fianco della parte oppressa. In pratica rifiuta il pacifismo fine a sè stesso, che rischia di scadere nell’immobilismo davanti ad alcune ingiustizie. Pannella ribadisce il concetto anche dopo l’11 settembre, quando le forze internazionali invadono l’Afgahnistan per liberare la popolazione dall’oppressione talebana. Intanto sostiene la causa tibetana contro l’occupazione materiale e spirituale perpetrata dal regime cinese.
Nei primi anni del decennio si profila una nuova battaglia, legata alla libertà della ricerca scientifica. Oggetto del contendere diventa l’uso delle cellule staminali, comprese quelle embrionali, utilizzabili per guarire malattie talvolta devastanti come la SLA, che sta annientando l’amico, nonché nuovo segretario del partito Luca Coscioni. Contro l’utilizzo di queste, contro la fecondazione assistita e contro la possibilità d’interrompere le cure, il governo, con gravi ingerenze del mondo cattolico, approva la legge 40, fortemente limitativa. Nel 2006 parte una campagna referendaria con la quale non si riesce ad abrogare questo testo. È una sconfitta, per altro mitigata negli anni dalle sentenze della Corte di Cassazione che, alla fine, ne minerànno pesantemente le fondamenta.
Per lui, nel frattempo, c’è la soddisfazione di vedere l’amica e compagna di partito Emma Bonino nominata Ministro degli Esteri, ma non quella di veder approvata l’amnistia, in nome di un regime carcerario più umano. Nel 2014 gli viene diagnosticata una terribile malattia che, tuttavia non gli impedirà di lavorare fino a qualche giorno prima della morte, avvenuta quasi tra la sorpresa generale il 19 maggio del 2016, tanto rapido si è rivelato il decorso finale della sua vita.

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