SCANDALO VOLKSWAGEN TRA TRUFFA ED OPPORTUNITÀ

Calcio e macchine, due grandi passioni degli italiani, croce e delizia, soprattutto per la popolazione di sesso maschile!
In questi giorni il mondo delle quattro ruote è letteralmente nel caos per effetto dello scandalo Volkswagen, rea di aver truffato milioni di clienti attraverso una centralina in grado di manomettere i dati relativi alle emissioni nocive. Il colpo è tremendo: per l’azienda stessa, per un’intera nazione, a torto o a ragione, modello di correttezza ed efficenza e per l’intero settore auto, ora, per forza di cose, sotto la lente d’ingrandimento di doverosi controlli a tappeto.
Tutto questo apre una serie d’interrogativi:

  • Di che cosa si tratta?
  • Chi sapeva?
  • Chi ne beneficia?
  • Cosa può succedere ora nel mondo delle quattro ruote?
  • Cerchiamo di capirci qualcosa, dato che quanto sta accadendo potrebbe riflettersi pure sul mondo del calcio, essendo indirettamente coinvolta pure la società del Volksburg, una delle più interessanti a livello continentale, proprio per i capitali garantiti dalla notissima casa automobilistica in questione.




    Il 18 settembre 2015 rischia di passare alla storia come il giorno in cui cambia il mondo dell’auto, non per un’epocale invenzione tecnologica, ma a causa di un’ammissione capace di togliere ogni certezza, quasi come avvenne l’11 settembre 2001 con l’attentato alle Torri Gemelle. Al centro di tutto questo c’è il gruppo tedesco Volkswagen (l’auto del popolo), costretta ad ammettere una truffa perpetrata ai danni dei consumatori (solo statunitensi si diceva all’inizio), realizzata modificando il codice della centralina, in modo da fornire dati relativi all’inquinamento in conformità con le leggi americane riguardanti l’emissione nell’aria di ossido d’azoto Nox. Come si è arrivati a comprendere tutto questo?
    Da qualche anno gli USA si sono eretti a paladini della mobilità ad emissione 0 – su questo torneremo in seguito – ed una società senza scopo di lucro, l’International Concil for Clean Trasportation – ha pensato bene di testare le auto diesel presenti sul territorio. Due Wolkswagen ed una BMW sono le prime vetture oggetto dell’esperimento. Il responso lascia immediatamente sconcertati i due testatori: se la vettura della casa bavarese rientrava perfettamente nei limiti consentiti, le due VW, vendute e garantite come green-friendly, davano risultati inattesi. A questo punto il test veniva ripetuto su altre macchine prodotte dalla casa di Volksburg, ma i risultati rimanevano gli stessi. I mezzi, quindi, venivano messi sul banco, da dove emergevano dati conformi alle normative. Evidente la manomissione della centralina: sufficiente inserire una condizione e il gioco è fatto! Spieghiamo: sul banco di prova a girare sono solamente le ruote di trazione (quelle anteriori nel nostro caso) pertanto, all’interno di dette centraline è stata inserita una riga di codice che induce il motore a ridurre i giri quando si trova in condizione di test sul banco, dove appunto non sono tutte e quattro le ruote a girare.
    Accade così che il 18 settembre, solo qualche giorno dopo aver annunciato il sorpasso sul gruppo Toyota, da Volksburg arriva l’ammissione della truffa. Immediatamente il titolo crolla in borsa, mentre cadono le prime teste, a partire dall’allora amministratore delegato Winterkorn. La casa tedesca cerca di circoscrivere la portata dello scandalo, affermando che si tratta solamente di vetture presenti sul suolo statunitense, ma tutti vogliono vederci chiaro. Accuse su chi sapeva o chi no! Vengono tirati in ballo il governo tedesco e l’Unione Europea, rei di aver coperto il tutto. Da più parti si parla di class action, quando non di vere e proprie inchieste giudiziarie per danno ambientale, con governi pronti a bloccare la vendita delle auto che montano il motore diesel incriminato!
    Contemporaneamente qualcuno cerca anche di tendere una mano al colosso tedesco, ponendo l’accento sull’effettiva pericolosità delle emissioni incriminate, a suo dire molto meno dannose del CO2 rilasciato dai potentissimi motori a benzina in dotazione sulla stragrande maggioranza delle vetture circolanti nel grande Paese a Stelle e Strisce e sui gravi contraccolpi economici derivanti da tutta questa vicenda, dannosa anche per le aziende dell’indotto; basti pensare che in Italia, ad esempio, si parla di un giro d’affari di oltre un miliardo di euro. A questo punto, il “qui prodest?” (a chi giova tutto questo) sorge spontaneo.
    Da da pensare la tempistica: guarda caso lo scandalo, come già accennato, scoppia solo qualche giorno l’annuncio del sorpasso e del relativo primato mondiale nelle vendite di auto. Non bastasse, lo stesso viene reso noto proprio mentre USA e Cina stanno firmando i nuovi accordi per la riduzione dei gas serra, colmando una lacuna che li ha visti inotemperanti per più di una decina d’anni. Va ricordato che per i nord-americani il trattato di Kioto è stato semplicemente carta straccia. Fa altresì pensare che tutto questo è emerso non appena il diesel, tecnologia finora praticamente sconosciuta ai produttori e al mercato statunitense, ha cominciato ad entrare massiciamente sulle strade USA. A questo punto la popolazione americana tornerà ad acquistare auto a benzina, persuasa della bufala riguardante l’alimentazione a gasolio, in realtà meno inquinante, permettendo

    le stesse prestazioni con consumi inferiori.
    A voler pensar male del tutto (è peccato ma spesso ci si piglia), non vorremmo che si trattasse di una vera e propria speculazione finanziaria, con individui pronti ad acquistare ingenti quantitativi di azioni della casa tedesca, ora ai minimi storici, per poi beneficiarne a quattro palmenti non appena avvenga il rilancio dell’immagine della casa di Volksburg e di tutte le sue associate.




    Direttamente sequenziale allal “qui prodest” viene forse quella più importante: ed ora?
    Sicuramente (sta già avvenendo) tutte le case verranno sottoposte a test e i primi responsi non sono incoraggianti: tutte le case denotano differenze (qualcuno si è divertito ad utilizzare l’espressione spred) tra quanto dichiarato e prestazioni effettive su strada, in fatto di emissioni e consumi. Perfino le auto ibride non sarebbero immuni da questa pratica. Non è una novità, tuttavia: in fatto di consumo di carburante, la differenza tra quanto pubblicizzato e l’esercizio effettivo della vettura è lampante, eppure nessuno ha mai pensato ad azioni di alcun tipo.
    Se è vero che dopo la tempesta arriva sempre il sereno, lo scandalo Volkswagen, dopo aver

    aperto il celeberrimo Vaso di Pandora su truffe, truffette, bugie bianche, nere e

    quant’altro, dovrebbe riconsegnare un mercato automobilistico costituito da prodotti efficienti e soprattutto rispondenti a quanto dichiarato. Non solo: le norme ambientali sempre più stringenti indurrando certamente le case a sviluppare e commercializzare propulsori alternativi.

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