“MAFIA CAPITALE” PER CHIUDERE IL CERCHIO “MANI PULITE”

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“Mondo di mezzo”, espressione con cui conviviamo ormai da una decina di giorni, è l’operazione di polizia partita l’1 dicembre, con la quale la procura romana sta portando alla luce il sistema mafioso che, ormai da anni sta governando la totalità della vita pubblica della Capitale. Dai trasporti ai rifiuti per arrivare addirittura alla gestione degli immigrati e persino a quella delle mense dei poveri. La “cupola”, perché di questo si tratta, ha il suo capo in Massimo Carminati, estremista di destra ed elemento della famigerata “Banda della Magliana” con braccio destro Salvatore Buzzi, ex brigatista rosso, con una condanna per omicidio alle spalle, graziato da Oscar Luigi Scalfaro nel 1994, per le sue opere socialmente meritorie condotte dietro le sbarre.




Da quanto si è capito, il Carminati si occupava di organizzare l’intero sistema, curando i rapporti (se così possiamo dire) con imprenditori e personaggi, mettendo tutti nella condizione di dovergli dei favori, mentre il Buzzi, attraverso le sue cooperative sociali, è riuscito ad entrare nei palazzi della politica, agganciando elementi di tutti gli schieramenti politici attivi sul territorio romano.
Questa, per sommi capi, è la situazione con cui tutti ci troviamo a convivere: lo scandalo riguarda Roma, ma i danni causati al bilancio di comune ed aziende controllate della Capitale lo stiamo pagando da anni, dal momento che, nel 2012, l’enorme debito accumulato è stato assorbito dal bilancio dello Stato.
Un’operazione in codice, uno scandalo con protagonisti uomini politici ed una grande città: un film già visto? In effetti, per molti aspetti, sembra di essere ritornati ai tempi di “Mani Pulite”. Solo in apparenza, però, perché molti fattori sono diversi.
A differenza di allora, l’Italia è reduce da una terribile crisi economico-sociale, con la gente incapace di credere nelle istituzioni e nemmeno in sè stessa! Tangentopoli, invece, giungeva al termine di un decennio di grande sviluppo economico, con una generazione di ventenni persuasi di poter gestire il futuro a proprio piacimento! Via il marcio e si può partire alla grande era la convinzione comune.
Fin dalle prime battute, inoltre, Tangentopoli delineava una parte buona ed una cattiva, a differenza di questo scandalo, nel quale tutti sono coinvolti. L’inchiesta di Milano, condotta da Antonio Di Pietro, autentica superstar delle procure a differenza di chi ora sta lavorando praticamente nell’anonimato, ha generato in una parte politica della nazione un errato senso di superiorità morale. In realtà molti filoni d’indagine vennero lasciati cadere, generando grandi sospetti. Gli stessi aumentano quando, il magistrato inquisitore, una volta smessa la toga, entrerà nella compagine governativa presieduta proprio da quegli uomini politici, prima interrogati e poi lasciati andare. Qui, secondo noi, sta proprio il peccato originale: il non aver indagato a 360 gradi l’intero mondo politico d’allora. Zone d’ombra ce n’erano anche tra le forze politiche uscite immacolate dall’inchiesta milanese, le quali, tra l’altro, hanno accolto tra le loro fila alcuni elementi appartenenti ai partiti spazzati via dallo scandalo. La presunta superiorità morale del centro-sinistra italiano è stato il vessillo da sventolare contro l’altra parte, quella più legata ai vecchi partiti, con un leader chiacchierato di aver fatto fortuna grazie a spinte oscure. L’anti-berlusconismo che ha imperversato per un ventennio ha fatto chiudere gli occhi su molte pratiche illecite attuate da esponenti della sinistra. Ora tutto viene alla luce e della presunta superiorità morale non rimane altro che la presunzione.
Quanto avvenuto a Roma sembra chiudere il cerchio su quanto emerso oltre vent’anni fa a Milano. Speriamo che, questa volta, tutti paghino per le loro responsabilità e non perché appartenenti all’una o all’altra fazione!

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