A QUESTO PUNTO TAVECCHIO NON È PRESENTABILE!

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Avremmo voluto lasciare più a lungo in prima pagina il nostro tributo all’impresa di Vincenzo Nibali, trionfatore all’ultimo Tour de France di ciclismo, ma la vita è così: un continuo alternarsidi stati d’animo diametralmente opposti, dovuti all’intersecarsi e al sovrapporsi di vicende dai connotati altrettanto opposti. Ciò avviene pure nello stesso settore della nostra esistenza; nello sport, ad esempio, mentre il siciliano conquistava il successo più bello in assoluto per un ciclista, nel calcio si assisteva alle uscite di Carlo Tavecchio, candidato forte, in quanto sostenuto dai grandi club, a salire sulla poltrona di Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, mediaticamente la più importante della nostra nazione.




Riassumiamo brevemente l’oggetto del contendere: durante un discorso pubblico, Carlo Tavecchio, per anni presidente della Lega Dilettanti, ha criticato i club maggiori per l’utilizzo eccessivo di giocatori stranier, in particolare di quelli di colore da lui definiti testualmente “mangia banane!”. Inaudito! Soprattutto se queste parole escono dalla bocca di chi vuole prendersi in carico una federazione chiamata ad educare il suo pubblico alla civiltà e alla tolleranza!
Senza scendere in giuudizi morali sulla portata delle parole incriminate (al limite una butade assai infelice per spiegare una delle ragioni per cui non ci sono più fuoriclasse veri che possano servire la causa azzurra), cerchiamo di spiegare le ragioni oggettive per cui Carlo Tavecchio risulta impresentabile!
Fosse eletto, lo sarebbe agli occhi delle istituzioni internazionali, che non ci hanno pensato due volte a spedire una lettera di richiamo, con la quale le istituzioni vengono esortate ad aprire un’indagine sull’accaduto. La richiesta potrebbe essere anche ignorata, in nome dell’autonomia nazionale, ma poi non si pianga quando arriveranno le ritorsioni nelle grandi competizioni: arbitraggi scadenti contrari, poca considerazione al momento di assegnare il ruolo di testa di serie ed amenità varie. Non bastasse, la schiera dei grandi elettori che ne appoggiano la candidatura, si è spaccata in due: qualcuno ha già ritirato il proprio appoggio, altri, la maggior parte dei club, pur stigmatizzando le parole di Tavecchio, stanno cercando di riportare il tutto nell’ambito di un’uscita infelice, che col razzismo non ha nulla a che vedere, posizione che, per altro, è la stessa assunta dal candidato per spiegare l’accaduto.
A questo punto, si apre l’altra questione, probabilmente quella principale. Al nuovo Consiglio Federale, si chiede, tra le tante cose, di mettere in atto una politica tesa a fare degli stadi luoghi finalmente civili. Basta violenza, basta beceri cori contro gli avversari e, soprattutto basta razzismo all’interno degli impianti di gioco! Il problema travalica i confini dello Stivale, se è vero che FIFA ed UEFA sono pronte a comminare sanzioni pesantissime alle società il cui tifo si rende protagonista di episodi d’intolleranza! Andatelo a spiegare a chi paga il biglietto o l’abbonamento d’ingresso allo stadio, a chi si svena per seguire la propria squadra in trasferta, prendendosi giorni di ferie dal lavoro, che deve tener a freno la lingua, quando il “capo del vapore” si è permesso di fare esattamente il contrario! E proprio quei presidenti che ora lo sostengono, come la prenderanno quando perderanno incassi a causa delle squalifiche per cori razzisti, o per discriminazione territoriale? In questo preciso momento, un passo indietro dello stesso Tavecchio, o meglio ancora una presa di posizione netta e compatta delle società maggiori nel ritirare l’appoggio alla sua candidatura, sarebbe la mossa più sensata, non tanto sotto il profilo etico, di cui, come ripetiamo non vogliamo occuparci (ognuno deve agire secondo coscenza), ma per una questione di opportunità e di immagine, agli occhi di sponsor ed istituzioni sovranazionali.

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