GIOVEDÌ 10 GIUGNO

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Giorno di riflessioni al mondiale brasiliano di calcio dopo la definizione di quella che, domenica 13 luglio 2014, sarà la finalissima per stabilire la nuova nazionale regina del mondo del calcio! Senza brillare, l’Argentina di Leo Messi sfiderà la Germania. Naturalmente il conto alla rovescia è già iniziato, con corsi e ricorsi storici, ricordando la finale messicana del 1986 (a proposito, manco a farlo apposta, il calendario è uguale a quello di allora) vinta dall’Argentina, la rivincita italiana di quattro anni dopo in Italia e i quarti di finale stravinti in Sud Africa dai tedeschi contro la formazione allenata da Diego Maradona. Non bastasse, a dare sapore ad una partita già ricca di contenuti, c’è pure il derby vaticano tra di due papi: Papa Francesco, tifosissimo di calcio, contro il Papa Emerito Benedetto XVI, pure lui amante dello sport. Insomma il conto alla rovescia è già partito, mentre il Brasile si lecca le ferite, l’Olanda si rammarica per l’occasione persa e mentre l’Italia è ancora impegnata in uno sterile tutti contro tutti per stabilire le responsabilità di un fallimento che, a questo punto è strutturale. Da oltre due settimane la Federcalcio non ha più un capo, mentre la nazionale non ha una guida. Volano bordate tra presidenti di società, candidati alla successione di Giancarlo Abete e battute al vetriolo tra gli stessi e Cesare Prandelli. Di programmi, soluzioni, idee, invece, non se ne vedono ancora!
Probabilmente si darà la colpa ai troppi stranieri, al calendario delle squadre di club troppo fitto per lasciare spazio alla nazionale, senza tener condto di alcuni fattori. Intanto il mondiale che si sta concludendo sancisce la scomparsa delle “squadre materasso”. Anche le formazioni uscite perdendo tutte e tre le partite hanno saputo tener il campo più che dignitosamente (si pensi alla splendida partita dell’Australia contro l’Olanda) ma, soprattutto, non ha mostrato formazioni capaci di entusiasmare sempre a livello di gioco. Abbiamo negli occhi la batosta rifilata dalla Germania al Brasile, ma è stata senz’altro frutto di una debacle collettiva dei padroni di casa. I tedeschi, dal canto loro, pur convincendo, hanno patito non poco, ad esempio, con Ghana ed Algeria. Cosa vuol dire? Che per tutti è impossibile allestire “squadre spettacolo”! Non mi si venga a dire che la Spagna campione nel 2010, costruita sull’ossatura del Barcellona, ha entusiasmato! Alla fine era stata difesa granitica e qualche gol al momento giusto! Noi, per tornare ad essere competitivi, almeno a livello di nazionale, dobbiamo ritrovare le nostre radici: difesa, acume tattico e fantasia. Le prime due sono state perse cercando di scimmiottare moduli, possibili nei clubs dove si lavora giorno per giorno (e anche lì non è che i risultati fiocchino), mentre la terza – e qui sta forse il nocciolo del problema – l’abbiamo persa perché nessuno è più libero di esprimersi su un campo da calcio! Un esempio di quello che voglio dire.
Passando nella zona industriale di Padova, ci è capitato di vedere, in uno spiazzo comunale, un campo di calcio a disposizione di tutti, con ragazzini che accedono liberamente per giocare. Per un po’ ci è sembrato di tornare indietro di trent’anni, quando ogni giardino pubblico, ogni spiazzo e, soprattutto, quando molti campi d’allenamento erano accessibili a tutti. Quanti pomeriggi passati dando calci ad un pallone, con squadre improvvisate, dove contava solamente chi sapeva trattare la palla! Ora, invece, i ragazzini giocano solamente se fanno parte di una società, se frequentano una scuola calcio, in cui pagano per apprendere quello che, una volta, veniva naturale! In squadra, eventualmente, si entrava a dieci o ad undici anni, età in cui molti di loro sono già stufi di indossare scarpe e maglietta e decidono di darsi alla play station. Questo è ciò che manca: in pratica è come se negli USA sparissero i play-ground di basket, vera palestra per la nascita di talenti e, soprattutto per la nascita per l’amore per lo sport, forse quello che ora manca veramente da noi!

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