DIMISSIONI, SCARICA BARILI, MILIONI; ED ORA?

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Nell’ultimo editoriale, scritto all’indomani della sconfitta contro l’Uruguay che ha decretato il fallimento della spedizione azzurra ai mondiali brasiliani, abbiamo evitato di esprimerci su quanto accaduto; troppo grande la tragedia della scomparsa del giovane Ciro Esposito per lasciarci andare a considerazioni futili sulle miserie di un movimento che, ostinatamente, continua a ritenersi grande!
A distanza di oltre dieci giorni (e dopo aver lasciato scorrere un po’ d’acqua sotto il ponte) cerchiamo di esprimere il nostro punto di vista.
DIMISSIONI, SCARICA BARILI E MILIONI abbiamo titolato, vediamo perchè:

  • DIMISSIONI: Quelle del tecnico Cesare Prandelli e del Presidente Federale Giancarlo Abete. UIl primo si prende la responsabilità del fallimento tecnico. Gesto nobile, salvo poi tirare in ballo alcune scelte, anzi una in particolare. Ma non si vince in undici? E poi, non ha portato il Brasile la formazioni che tutti volevano nel 2010, quando vennero lasciati a casa due “fuoriclasse”, uno assiduo frequentatore della panchina dell’Inter e l’altro anima di una formazione titolatissima chiamata Sampdoria?
    Il secondo, invece, lascia per motivi personali, per stare vicino alla famiglia e alla professione, dopo una vita trascorsa in ambito federale, prima come Presidente della serie C e poi come numero UNO del calcio italiano!
  • SCARICA BARILI Più che altro “SCARICA BALOTELLI”. Da tutti considerato l’uomo nuovo del calcio italiano, l’unico capace di portarci in alto, quello per cui Marcello Lippi doveva vergognarsi in eterno per non averlo portato in Sud Africa, ora viene scaricato da tutti, tecnici, compagni di squadra e giornalisti compresi. Solo un anno fa se ne faceva un simbolo di tutto: Balotelli uomo immagine contro il razzismo, la camorra, la povertà (le cavallette) … A tutti i costi si è cercata la favola: quella dell’immigrato abbandonato, adottato, dall’infanzia e dal carattere difficile, che supera tutto, diventando un eroe a tutto tondo. Mario, con le sue mattane, con le sue decisioni discutibili e col suo caratteraccio ha mandato a tutti messaggi lampanti: “sono un ragazzo come tanti, più fragile di altri!” È fin troppo chiaro che non ha saputo gestire il gran carico di responsabilità previsto da una posizione come la sua. Non bastano qualche gol ben fatto e una “paccata di milioni” per cancellare le mancanze di una persona!
    Mettiamocelo in testa: Mario Balotelli non è un fuoriclasse: è un buon giocatore, con grandi colpi, ma i fuoriclasse sono altro. Il fuoriclasse, innanzitutto, fa gruppo, è ben voluto non perché fa vincere, ma perché è un numero uno come persona, indipendentemente dalla sua condotta di vita. Quanti compagni di squadra hanno parlato male di Diego Armando Maradona? E si che di pazzie l’argentino ne ha fatte e continua a farne tante! Chi si è sognato di scaricarlo dopo il flop del 1982? Nessuno: anzi gli sono state costruite sempre squadre su misura, sia nei clubs, sina in nazionale (e chi scrive non è un estimatore assoluto del “pibe de oro”)! Qui, invece, nessuno lo vuole, a partire dal Milan, rammaricato per la perdita di valore del giocatore. E lui come uscirà?
    Gli attacci di cui è stato fatto oggetto lo hanno fatto reagire come peggio non poteva: la sua uscita “i fratelli negni non mi avrebbero abbandonato” (sintetizziamo) ha già scatenato reazioni pesanti: vedrete quanti sugli spalti saranno pronti a ricordargli che lui è stato abbandonato dai “genitori negri” e che lui, a sua volta, ha abbandonato una figlia! Basta un giro sui social per verificare quanto stiamo scrivendo. Non sarà facile, eppure, siamo convinti che, abbassando il tiro, Balotelli diventerà un giocatore estremamente utile alle sue squadre. Questo può essere: utile, ma non indispensabile. Ma la vittoria mondiale del 2006, con 12 reti segnate da 10 giocatori, sintomo di un collettivo che funziona non ha insegnato proprio niente?
  • MILIONI Quelli che, dopo le dimissioni incasserà Prandelli andando a sedere sulla panchina del Galatasaray. Un ambiente terribile, che non avrà nulla a che vedere con quello ovattato che gli è stato creato attorno dopo il mondiale. Non si è mai vista una gestione tecnica con così poche polemiche. Chissà cosa avrebbero pagato i vari Bearzot, Vicini e Sacchi per poter lavorare così tranquillamente! E poi, ma qui ci rendiamo conto di pensar veramente male (è peccato ma non sappiamo quanto sbagliamo), non è che sotto sotto, l’epilogo abbia permesso al tecnico di svincolarsi da una posizione che per lui, uomo di campo, stava diventando stretta?
  • ED ORA? Ora viene il bello! Dopo il Sud Africa ci si è aggrappati alla mancata convocazione di Balotelli e Cassano. Adesso li hanno portati e il risultato è stato uguale anzi peggiore! Quando una squadra tira in porta tre volte in due partite, significa che ci sono problemi pesantissimi. Non è solo colpa degli attaccanti ma di un gruppo che non funziona! Il brutto è che, alle spalle di questi non c’è di meglio. Non basta (anzi è inutile) ridurre le squadre di serie A o gli stranieri, bisogna tornare a lavorare seriamente sui settori giovanili, inserendo i giocatori in prima squadra in modo intelligente, ossia senza farne dei fuoriclasse dopo tre o quattro partite (o una mezza stagione) ben giocate. Tutti, uomini di campo e non, devono imparare a rispettare le fasi: l’esplosione, il periodo di naturale involuzione che, se superato, crea il campione vero.
    Altra strada, da percorrere, è quella dello scouting. Germania, Belgio e Francia si sono rilanciate creando nazionali multietniche, naturalizzando giocatori, spesso figli d’immigrati. L’Italia ha una risorsa in più: milioni e milioni di emigranti in giro per il mondo: Tiago Motta, Camoranesi e Giuseppe Rossi sono tre buoni esempi, ma, con attenzione, potevano essere italiani anche altri grandi giocatori come Diego Pastore o Ezechiel Lavezzi. Mica male vero? Ormai bisogna ragionare anche in questo modo se si vuole rimanere al passo.
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