COSA C’È DIETRO LA JUVE?

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Domenica sera si è concluso il campionato di calcio 2012-13, risoltosi in uno stupendo assolo della Juventus campione d’Italia con tre giornate d’anticipo. Un dominio a tratti imbarazzante, in quanto nessuno è stato realmente in grado di contrastarne la cavalcata, nonostante alcuni passaggi a vuoto, soprattutto quando gli uomini allenati da Antonio Conte hanno dovuto sostenere il doppio impegno campionato – champion’s league. Per dieci mesi si è cercato l’anti Juve, ma tutti hanno clamorosamente fallito. All’inizio il ruolo sembrava dell’Inter, ma i numerosissimi infortuni e l’atavica capacità di deprimersi dopo qualche torto arbitrale subito, tipico dell’era “pre-moggiopoli” hanno portato la “bene amata” ad accumulare un ritardo di trenta punti. Il Napoli, dal canto suo, ha sempre viaggiato nelle prime posizioni, avvicinandosi fino ad un punto di distacco all’inizio del girone d’andata. Un passaggio a vuoto dopo l’1 a 1 nello scontro diretto interno ha allontanato i campani dal massimo traguardo, mettendo anche a rischio il secondo posto utile per accedere direttamente alla Champion’s League. Trascinati dalle reti di Cavani, il “top player” che, secondo alcuni, manca proprio alla Juventus, i partenopei hanno festeggiato l’accesso diretto alla massima competizione continentale con due turni d’anticipo. E questo, in realtà, la dice lunga sul livello tecnico della nostra serie A. Alcuni buoni giocatori che ruotano attorno ad una fortissima prima linea, sono bastati per “stravincere” lo scudetto degli altri. Dietro, infatti, ha regnato la discontinuità: il Milan, terzo, ha praticamente iniziato la stagione con otto turni di ritardo, mentre la Fiorentina ha perso per strada punti importanti. La Lazio, dopo un grande girone d’andata, è crollata, mentre la Roma non è praticamente stata mai in lizza. In tutto questo si registra l’ormai usuale grande campionato dell’Udinese, capace di chiudere il campionato con otto successi consecutivi, che l’hanno portata a conquistare l’ultimo posto utile per l’accesso diretto all’Europa League.
La discontinuità è è stato il life motiv delle antagoniste della Juventus, con problemi strutturali molto gravi da risolvere, in un periodo in cui mancano le risorse finanziarie per mettersi ai livelli delle grandi d’Europa. In dieci anni il panorama è mutato radicalmente: l’Italia non è più la meta prediletta dai grandi campioni, che facevano della Serie A un mondiale lungo dieci mesi. Per troppo tempo i nostri club si sono seduti sugli allori, limitandosi solamente a trovare i fondi attraverso la vendita dei diritti televisivi, mentre vicino a noi le società hanno approntato strategie che le hanno rese vere e proprie potenze economiche. Il possedere una struttura propria, come lo stadio, dà loro quella solidità patrimoniale con cui poter, al limite, indebitarsi per rafforzarsi tecnicamente. Non basta, c’è stato anche un gran lavoro a livello di settore giovanile, attività completamente dimenticata dai nostri club, almeno fino al disastro della nazionale al mondiale sudafricano. Con molto ritardo si inizia a vedere la strada da intraprendere per tornare grandi! E intanto, dietro alla Juventus c’è molto poco.

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