19 maggio 1991: I “RAGAZZI DI BOSKOV” DIVENTANO FINALMENTE GRANDI!

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Mancano pochi minuti alle 18 di un’assolata domenica di maggio quando a Genova scoppia il finimondo! È appena terminata la partita tra la Sampdoria e il Lecce col rotondo successo dei padroni di casa per 3 a 0. E allora? La formazione blu cerchiata è appena diventata Campione d’Italia con una giornata d’anticipo. È il coronamento di un sogno per una società partita con grandi ambizioni al momento della sua fondazione nell’immediato dopoguerra, per accontentarsi di un ruolo da provinciale negli anni sessanta e settanta, fino alla retrocessione nel 1977. Iniziano qui anni difficili fino all’arrivo alla presidenza del petroliere Paolo Mantovani nel 1978.
L’inizio non è dei migliori con tre campionati grigi, rischiando in qualche momento il crollo in serie C1. Tutto cambia nell’estate del 1981, quando Mantovani decide di puntare direttamente alla promozione nella massima serie, allestendo una formazione di tutto rispetto. La ricetta è semplice: soldi e scambi azzeccati: la stella Alviero Chiorri, ad esempio, viene ceduto in prestito al Bologna in cambio degli esperti Salvatore Vullo e Salvatore Garritano. La dirigenza, per altro, compie un altro capolavoro acquistando dal Como il giovane e promettente difensore Pietro Vierchowood, già nel giro della nazionale. Il giocatore, in lizza per una maglia aagli imminenti mondiali di Spagna, non vorrebbe scendere di categoria. Viene accontentato: andrà in prestito alla Fiorentina in cambio dell’esperto difensore Giuseppe Guerrini, dell’attaccante Ezio Sella e del centrocampista Andrea Manzo. Da Ascoli, in cambio della comproprieta di Gian Luca De Ponti, arrivano i protagonisti del fantastico quinto posto 1979-80 Alessandro Scanziani e Gianfranco Bellotto. Completano la spesa il portiere Paolo Conti, ceduto al Verona in cambio di Claudio Garella, l’ala Paolo Rosi e Nicola Zanone, capace di trascinare l’Udinese alla salvezza in serie A realizzando ben 8 gol, pur essendo giunto in Friuli solo a novembre. La cavalcata non è trionfale in un campionato duro e combattuto dalla prima all’ultima giornata, con ben sette formazioni in lizza per il salto di categoria, ma alla fine i doriani festeggiano assieme a Verona e Pisa.
Giunto in serie A, il Presidente Mantovani appronta un piano di rafforzamento per ottenere qualche cosa di più che una salvezza tranquilla. Innanzitutti non si lascia scappare l’irlandese William Brady, appena scaricato dalla Juventus, nella quale è stato protagonista degli ultimi due scudetti vinti. Successivamente mette a segno il colpo destinato a segnare un’epoca: a suon di miliardi vince l’asta per il talento del Bologna Roberto Mancini. Il diciottenne attaccante jesino giunge in Liguria in cambio di una robusta contropartita tecnica ed in denaro. E il neo campione del mondo Pietro Vierchowood? Questa volta viene mandato a Roma in prestito, in cambio dell’arrivo, sempre in prestito, degli esperti Dario Bonetti e Domenico Maggiora. In piena estate, poi, il tutto si completa con l’acquisto della stella inglese Trevor Francis, reduce da un buon mondiale disputato con la sua nazionale e, apparentemente, recuperato da una serie di gravi infortuni che ne hanno compromesso l’entrata definitiva tra i grandissimi del calcio. La squadra lotta per tutto il campionato per un posto UEFA, ma alla fine è solo settimo posto con una serie di grandi prestazioni. Tanto basta a Mantovani per non mollare la presa. Inizia una serie di campagne acquisti che portano in Liguria campioni affermati, come i vari Souness, Briegel, Katanec, Dossena e Cerezo e grandi promesse comeMoreno Mannini, Luca Fusi e soprattutto Gian Luca Vialli. Non mancano gli incidenti di percorso, come i miliardi spesi per l’ingaggio dal Catanzaro di Giuseppe Lorenzo nel 1985, un lungagnone incapace di mantenere le promesse. Intanto iniziano ad arrivare i successi: la prima Coppa Italia conquistata a spese del Milan nel 1985, seguita da altri due successi nella stessa competizione nel 188, a spese del Torino e nel 1989, a spese del Napoli. La Samp si fa notare anche in Europa, perdendo una finale di Coppa delle Coppe contro il Barcellona nell’89, conquistando quella dell’anno seguente contro i belgi dell’Anderlecht. La squadra ha i mezzi tecnici per cucirsi lo scudetto sulle maglie, ma, puntualmente, nei momenti topici manca l’appuntamento.
La stagione 1990-91 parte con le scorie fisiche e morali lasciate dal mondiale appena concluso. Gian Luca Vialli, atteso come grande protagonista, è uscito con un menisco a pezzi e col morale a terra. Il suo gemello di reparto, Roberto Mancini, è uscito rabbioso da una manifestazione in cui non ha disputato nemmeno un minuto, guardando tutte le partite dalla tribuna, nonostante l’infortunio all’amico e l’accantonamento di Andrea Carnevale, dopo il gestaccio al tecnico Vicini, colpevole di averlo sostituito durante la gara con gli Stati Uniti.
Come al solito, la Samp parte alla grande, attendendo il rientro di Vialli e trascinata da un Mancini finalmente decisivo. La stella marchigiana segna, inventa e si comporta da vero leader. Emblematico è quanto accade alla nona giornata sul terreno di Napoli, quando il “Mancio” lascia all’amico rientrante Gian Luca Vialli la soddisfazione di firmare la rete del 4 a 1, gesto che a molti ha ricordato quanto fatto due anni e mezzo prima sullo stesso terreno da Ruud Gullit con Marco Van Basten. A fine anno, poi, i doriani strapazzano l’Inter nello scontro diretto. Sembra l’anno buono, ma puntualmente arriva il calo: la domenica successiva i blu-cerchiati vengono sconfitti in casa dal Torino, per poi uscire battuti anche dal terreno di Lecce. È il punto più basso della stagione: dopo il pareggio casalingo con la Lazio del duo Riedle-Ruben Sosa, Mancini e compagni si esibiscono in un incredibile crescendo rossiniano. La squadra non conosce sconfitte, battendo puntualmente le dirette rivali: prima la Juventus per 1 a 0, successivamente il Milan (2 a 0), per finire con l’impresa di Milano del 5 maggio, con la quale ha praticamente stromesso l’Inter dalla corsa. Un punto a Torino ed ora serve solo un pareggio contro il Lecce in lotta per non retrocedere. I maligni hanno qualche dubbio circa la tenuta dei ragazzi di Boskov che, come detto in apertura, disputano una gara autoritaria, chiudendo il conto in mezz’ora, prima di iniziare un lunghissimo conto alla rovescia.
Dopo 67 anni lo scudetto torna a Genova, ma sull’altra sponda del Bisagno. Vince la Samp, una piccola capace di programmarsi come una grande. Lo scudetto doriano, infatti, non è un evento estemporaneo come quello del Verona di Bagnoli, per dirne una, ma rappresenta l’apice di un ciclo vincente, di una formazione capace di ottenere altri successi, come la finale di Coppa dei Campioni nel 1992, persa solamente ai supplementari contro il Barcellona e la Coppa Italia nel 1994, all’indomani della scomparsa del Presidente Paolo Mantovani.
Questo è quanto accade il 19 maggio 1991, quando un gruppo di eterni ragazzi diventa definitivamente grande!

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